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TESTO Non importa parlarne, basta viverne

padre Gian Franco Scarpitta  

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Santissima Trinità (Anno A) (07/06/2020)

Vangelo: Gv 3,16-18 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Dice poi espressamente Gesù nel suo discorso di commiato dai suoi: “Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli prenderà del mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio. Per questo vi ho detto che prenderà da quello che è mio e ve lo annuncerà” Gv 16, 12 - 15) Con queste Parole Gesù intendeva dimostrare innanzitutto la comunione che intercorre fra lui e il Padre, con il quale condivide ogni cosa e con il quale vive la medesima identità: “Io e il Padre siamo una cosa sola”(Gv 10, 30). Ma tutto ciò che appartiene al Padre e al Figlio è anche dello Spirito Santo (Prenderà del mio e ve lo annuncerà), che realizza a sua volta la comunione fra i Due facendosi agente perenne di interazione. Lo Spirito Santo è l'agente di comunione e di unità sostanziale fra Padre e Figlio, anch'egli destinatario dello stesso vincolo. Grazie allo Spirito però tutto quello che appartiene ai Due (Padre e Figlio) viene comunicato anche a noi, perché ne diventiamo partecipi. Lo Spirito infatti parla, “prende” annuncia, testimonia, realizza... Nel libro degli Atti degli Apostoli lo Spirito Santo prende decisioni assieme al collegio apostolico, geme, suggerisce, interviene, conforta e opera per la vita della Chiesa. Lo Spirito esprime il dinamismo intrinseco di Dio, la sua verità fondamentale. Per l'appunto egli scruta intimamente Dio fino in profondità (1Cor 2, 12) e lo rivela a noi per quello che egli è in se stesso. E quello che ci rivela è innanzitutto questo: che egli stesso (lo Spirito) è Dio, così come Dio è anche Gesù e Dio è anche il Padre.

Non si tratta tuttavia di tre divinità scisse e indipendenti l'una dall'altra e non ci viene rivolto l'invito a professare una sorta di politeismo o di enoteismo; neppure si parla di tre “modi di essere “ di un solo Dio (modalismo): si tratta della fede in un Dio Uno e unico, che non ammette altre divinità accanto a sé. Un solo Dio, eterno, infinito, onnisciente, onnipotente, incorruttibile... che tuttavia è anche Tre. Una sola sostanza, Tre Persone. Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo in unica natura. Ciascuna di queste Tre Persone è uguale alle Altre ma allo stesso tempo distinta dalle Altre. Ciascuna di Esse è accanto alle Altre, ciascuna si dona alle Altre e ciascuna pure appartiene alle Altre e con Esse si compenetra. I Tre si appartengono a vicenda e vivono una relazione costante di reciproca condivisione e comunione che tutte le coinvolge incessantemente e che si chiama Amore.

Questo essere di Dio Uno solo e allo stesso tempo Tre è il mistero che professiamo già nel segno di croce unitamente a quello dell'Incarnazione e della morte di Gesù Figlio di Dio e che sin dal II secolo Tertulliano definiva Trinità. Un mistero ineffabile, irraggiungibile e che sfugge alla prerogative della mente umana e che solo Gesù e lo Spirito Santo potevano rivelarci come tale. Di questo mistero si può parlare solamente nella misura in cui Egli stesso ce lo concede, in ragione della sua rivelazione spontanea e gratuita, poiché sfugge al controllo dell'intelletto umano che di fronte ad Esso non può che assumere atteggiamento orante.

La Trinità testimonia la reale onnipotenza dell'Amore divino, che in se stesso armonizza l'individualità e la comunione, in modo che l'una né l'altra diventino categorie esclusive: in se stesso Dio, vuole essere se stesso, uno e unico, tuttavia non ama restare in solitudine, ma preferisce amare e vivere di comunione e di solidarietà. Anche se nella piena trascendenza, Dio non ama restare statico e inflessibile, ma si concede a un dinamismo costruttivo.

Mi piace l'immagine adoperata da Lavatori nel tentativo di dare spiegazione esauriente all'arcano del Dio trinitario: il Donatore, il Destinatario del dono e il Dono stesso. Colui che porge un dono offre all'amico la sua amicizia, esprime comunione, affetto e legame interattivo. Chi riceve il dono ricambia questi sentimenti e vi corrisponde e fra il donatore e il destinatario intercorre comunione e reciproca intesa di unità. Il dono che passa fra le mani è esso stesso causa efficiente della comunione predetta, realizza l'unità di sentimenti fra le due persone e diventa esso stesso vincolo di unità. Il dono scambiato è oggetto di apprezzamenti (Che bello, grazie...) e diventa esso stesso comune destinatario della benevolenza che intercorre fra colui che dona e colui che riceve. Si rende vincolo di comunione e diventa esso stesso partecipe della comunione medesima.

Così avviene nel Dono reciproco che il Padre e il Figlio si comunicano nello Spirito Santo, che vivono la vicenda dell'amore reciproco di comune donazione che interessa ciascuno dei Tre senza esclusione per nessuno.

Un vincolo d'amore che coinvolge anche ciascuno di noi, che per mezzo del Figlio raggiungiamo il Padre per l'opera dello Spirito Santo, e che dai Tre veniamo sedotti, avvinti e affascinati affinché la vita in Dio diventi anche la nostra vita. Possiamo vivere della Trinità non tanto perché essa è tale in se stessa, quanto per il fatto che Essa stessa ci raggiunge e ci avvolge nel suo mistero, poiché Padre, Figlio e Spirito Santo essi stessi “inabitano” nell'animo umano, realizzano la pienezza della vita in noi, ci rinfrancano esaltando lo spirito, ci formano nell'interiorità e ci predispongono alla vita, facendo in modo che anche noi coniughiamo l'identità personale con la socialità collettiva. Dio si ama in se stesso per diventare amore per noi e perché noi amiamo come lui. Dio è uno e Trino perché noi siamo riflesso di questo suo essere Unità e Comunione nell'ambito della vita quotidiana e perché ogni esperienza del vissuto sia un contrassegno della Trinità. Mentre noi stentiamo a pronunciarci intorno alle profondità di questo Mistero, esso intanto vive in noi e per noi affinché noi rinunciamo a parlarne per vivere di Lui facendo della Trinità non un oggetto di speculazione astratta ma una dimensione reale di vita, L'importante infatti non è tanto parlarne, quanto viverne.

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