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TESTO Traccia di comprensione per Es 14,15-31; Ef 2,4-10; Gv 11,1-53

don Raffaello Ciccone  

V domenica di Quaresima (Anno A) (10/04/2011)

Vangelo: Gv 11,1-53 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Lettura del libro dell'Esodo 14,15-31

La notte incomincia per gli ebrei in fuga con uno spavento insopportabile poiché: "Gl'israeliti alzarono gli occhi: ecco gli egiziani muovono nel campo dietro di loro. Allora gli israeliti ebbero grande paura e gridavano al Signore" (14,10). Questo è l'antefatto. Il popolo d'Israele alza a Dio le proprie urla dicendo: "Perché ci hai portati a morire nel deserto?" (v 11).

Dio celebra la vittoria sul male e dà la vita al popolo. Mose è l'interprete della volontà di Dio ed è il mediatore ubbidiente, che opera con responsabilità, poiché Dio è fedele e di Lui ci si deve fidare.

Il racconto vuole garantire il popolo dell'intervento straordinario di Dio poiché, da ora in poi, questa liberazione sarà la soglia del tempo nuovo rispetto alla schiavitù. E tutti potranno ritornarvi con la memoria per scoprire la generosità e la forza di Dio per la gente che ha scelto e che lo segue.

Viene qui ricordata la colonna di fuoco e la nube che si interpone tra il suo popolo e il campo degli egiziani. È la notte della paura, dell'oscurità perché nessuno più vede l'altro e l'acqua e il vento si affrontano come in un duello: il vento è mandato da Dio e l'acqua è il caos che ostacola il cammino.

Il Signore ricostruisce l'ordine e l'armonia dove c'è paura e angoscia. Egli abbandona al caos colui che ha provocato oppressione e morte. Il racconto svela alcune sottolineature del Dio creatore che salva e porta la vita del mondo. L'episodio, che diventerà l'avvenimento fondamentale del credo ebraico, e che alimenterà la speranza per ogni ebreo, lungo la storia, farà dire: "Come ci ha liberati una volta, con mano potente, dai nemici, così ci libererà ancora", non pone certamente le basi di un fatalismo in cui basta pregare e tutto si risolve. L'intervento di Dio deve unirsi alla mediazione di ciascuno, del popolo. In questo caso si unisce all'operosità di Mosé perché ogni miracolo è sempre collaborazione e dialogo: la fede, da una parte, e alcuni gesti che rendono possibile il passaggio da una situazione all'altra. Mosé sostiene, organizza, interviene con il suo bastone sull'acqua che si apre e si chiude per la forza di Dio per lasciar passare i disarmati e cancellare i violenti.

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2,4-10

Scrivendo agli Efesini, S. Paolo rilegge la condizione di ribellione e di morte in cui tutti, "noi stessi compresi" abbiamo vissuto: "Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo... Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri" (vv 2,1-3). Eravamo impossibilitati a riprendere l'esistenza perché totalmente vinti dal male. Ma il Signore, ricco di misericordia, ci ha amati e ci ha fatti rivivere in Cristo.

Con la vita ci ha dato la gloria della risurrezione, a somiglianza di Gesù, e ci ha fatti eredi di una potenza e di un potere così grandiosi che solo Dio può avere. E siamo stati scelti a sedere sul trono dei cieli in Cristo Gesù, per essere giudici del tempo e degli uomini.

Egli ci ha costituiti modello ed esempio della sua bontà, segno della gratuità di cui Dio è generoso donatore.

In conclusione, abbiamo ricevuto, nel creato, una vocazione particolare "creati per le opere buone" (v 10) che Dio ha preparato e preordinato perché noi le praticassimo.

Perciò siamo inviati ad essere modello di speranza attraverso il nostro comportamento che viene dalla forza del Signore.

Potremmo dire che attraverso noi il Signore offre speranza di cambiamento e stili nuovi: ci ha creati per essergli di aiuto nel mondo, aiuti visibili. Ritorna qui il valore della collaborazione per la costruzione di un mondo che Dio ha fatto da solo, ma che per salvare ci chiama ad una collaborazione paziente e generosa con le persone fragili che tuttavia egli lega a sé con un amore profondo e unico. Da qui allora il significato della libertà come ricerca di senso, dell'amore come responsabilità che ci apre a Dio, della fortezza e giustizia come virtù che facciano intravvedere ciò che davvero conta e ciò che può fare grande ogni persona.

Non potremo, però, avanzare pretese davanti a Dio. Saremo solo i segni della magnificenza, della lode, della liberazione, dell'amore disinteressato e appassionato di Dio che fa nuove le cose.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11,1-53

II Vangelo di Giovanni racconta la risurrezione di Lazzaro. Egli è il segno concreto della gloria di Dio e l'avvenimento in cui si manifesta in modo profondo la partecipazione alla sofferenza umana di Cristo di fronte alla morte, ma anche l'unico personaggio che finalmente lotta contro la morte nel mondo. Egli ha una scelta sola: quella della vita. E di fronte alla morte Gesù pronuncia la parola della risurrezione.

Il dialogo iniziale di Gesù con i discepoli, fermo anche se sconcertante, mostra

irremovibilità per un amico malato e richiama solo la gloria di Dio. Ma non si affretta. Egli permette che la morte faccia il suo corso, perché, alla fine, si capisca che sono la forza di Dio e la sua figliolanza con il Padre, di cui ha immensa fiducia, che compiranno il prodigio. Finalmente Gesù torna a Betania e Marta gli va incontro: ella porta nel cuore la morte, anche se gli amici la consolano. In fondo, rimprovera il silenzio, la lontananza di Gesù e la sua insensibilità. Marta tuttavia sa che Dio concede tutto ciò che Gesù chiede e sa che suo fratello risorgerà alla fine del mondo.

Gesù invece riporta la vita piena nel presente. E' Lui la vita e la risurrezione e ripete così "lo sono" che Giovanni riprende continuamente come richiamo alla divinità di Gesù, nella piena comunione con Dio Padre (Jahvè: IO SONO). Se Marta risponde con una professione di fede propria della comunità in attesa, Maria, che arriva subito dopo, rappresenta il dolore senza speranza e senza prospettive. Al contrario, Gesù vive questo momento in modo sereno anche se accorato.

Gesù freme dentro di sé e condivide con il pianto la tragedia della sofferenza umana e della morte stessa; e tuttavia egli mostra di essere venuto a vincerla, offrendo la pienezza della vita. Se ne accorgono del pianto di Gesù e lo interpretano come amore, ma Gesù è ugualmente sotto accusa! "Perché non ha usato prima la sua forza?" E tuttavia Gesù, in mezzo a diffidenze e perplessità, si avvia a manifestare la gloria di Dio e chiede di fidarsi di lui. "Togliete la pietra". Gesù affronta la lotta più grande per un amico e anticipa così, attraverso una risurrezione temporanea (Lazzaro sarebbe ancora morto, un giorno, come tutti noi), il dono della vita eterna che acquisterà per sé e che offrirà poi, come garanzia, ai suoi amici.

La preghiera al Padre, finalmente, esprime il mondo di gioia, di ringraziamento e di novità nel cuore di Cristo. Poi viene la liberazione di Lazzaro dalla morte e dalla paura della morte. Cosi ogni uomo, finalmente, può offrire tutto il suo cuore senza timore, libero per una dedizione generosa e totale.

II miracolo è avvenuto per la mediazione della fede di Maria e di Marta, sorelle di Lazzaro. Queste hanno mostrato fiducia in Gesù. Pur lontanissime dall'idea di una restituzione, nel dialogo si sentono fiduciose in Gesù e riconoscono la sua autorità e la sua amicizia. Il credo delle sorelle è ancora fragile poiché non è filtrato attraverso la morte e la risurrezione di Gesù, ma è l'inizio di un cammino di speranza. "Io credo che tu sei il Cristo, il figlio di Dio che deve venire nel mondo" (v 27). In fondo anche la nostra fede mantiene lo stesso spessore: sappiamo di Gesù risorto ma non sperimentiamo la sua potenza. Forse riusciamo di più a capire le sue lacrime e meno il coraggio di urlare; "Togliete la pietra".

La nostra fede ha bisogno di camminare con fiducia e di crescere, poiché continuiamo a sentire le stesse domande di Marta e Maria e degli amici che nascondiamo nel cuore: "Dov'eri? Perché non sei intervenuto?"

 

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