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RACCONTO

1. La corda della dignità   3

Don Luca Murdaca, https://ilbuongiorno.wordpress.com

C'era un bambino che tutti i giorni chiedeva un pezzo di pane al nonno, poi lo metteva in tasca e si inoltrava nella foresta per poi riapparire dopo una decina di minuti. Dopo un paio di settimane il nonno incuriosito segue il nipotino e lo vede fermarsi in un pozzo abbandonato, tirato fuori il pezzo di pane lo getta nel pozzo, rassicurando: «Torno domani non piangere». Il nonno si avvicina e vede in fondo al pozzo un bambino di un'altra tribù che piangendo continuava a dire nel suo dialetto: «Aiuto, ti prego, salvami». Allora il nonno si rivolge al nipotino dicendo: «Che bravo nipotino che ho, che si prende cura di un bambino affamato, ma se conoscessi il suo dialetto, sapresti che lui ogni giorno ti diceva: "Grazie fratellino per il pane, ma la prossima volta, ti prego, porta una corda per tirarmi su!"».

Alcune volte il pane che doniamo ai poveri non è sufficiente, alcune volte i poveri hanno bisogno di una corda, per tirarsi fuori da quel pozzo di povertà che li rende così tristi.
Ti prego Signore, illumina coloro che hanno la possibilità di fabbricare quelle corde per poter sollevare tanti fratelli caduti nel pozzo poco dignitoso della povertà.

povertàresponsabilitàamiciziaaiutosolidarietà

inviato da Don Luca Murdaca, inserito il 08/05/2017

RACCONTO

2. Sei tu Gesù?   3

Un gruppo di venditori furono invitati ad un Convegno. Tutti avevano promesso alle proprie famiglie che sarebbero arrivati in tempo per la cena il venerdì sera. Il convegno terminò un po' più tardi del previsto, ed arrivarono in ritardo all'aeroporto. Entrarono tutti con i loro biglietti e portafogli, correndo tra i corridoi dell'aeroporto.

All'improvviso, e senza volerlo, uno dei venditori inciampò in un banco che aveva un cesto di mele. Le mele caddero e si sparsero per terra. Senza trattenersi, né guardando indietro, i venditori continuarono a correre, e riuscirono a salire sull'aereo. Tutti meno uno. Quest'ultimo si trattenne, respirò a fondo, e sperimentò un sentimento di compassione per la padrona del banco di mele.

Disse ai suoi amici di continuare senza di lui e chiese ad uno di loro che all'arrivo avvertisse sua moglie e le spiegasse che sarebbe arrivato con un altro volo un po' più tardi, visto che non era sicuro di riuscire ad avvisarla in tempo.

Dopo tornò al Terminal e si trovò con tutte le mele sparse a terra. La sorpresa fu enorme, quando si rese conto che la padrona delle mele era una bambina cieca. La trovò piangendo, con grandi lacrime che scorrevano sulle sue guance. Toccava il pavimento, cercando, invano, di raccogliere le mele, mentre moltitudini di persone passavano senza fermarsi; senza che a nessuno importasse nulla dell'accaduto.

L'uomo inginocchiatosi con lei, mise le mele nella cesta e l'aiutò a montare di nuovo il banco. Mentre lo faceva, si rese conto che molte cadendo si erano rovinate. Le prese e le mise nella cesta. Quando terminò, tirò fuori il portafoglio e disse alla bambina: "Prendi, per favore, questi cento euro per il danno che abbiamo fatto. Tu stai bene?".

Lei, sorridendo, annuì con la testa. Lui continuò dicendole: "Spero di non aver rovinato la tua giornata".

Il venditore cominciò ad allontanarsi e la bambina gridò: "Signore...". Lui si fermò e si girò a guardare i suoi occhi ciechi. Lei continuò: "Sei tu Gesù...?".

Lui si fermò immobile, girandosi un po' di volte, prima di dirigersi per andare a prendere il volo, con questa domanda che gli bruciava e vibrava nell'anima: "Sei tu Gesù?".

E a te, la gente, ti confonde con Gesù? Perché è questo il nostro destino, non è così? Sarebbe così bello il mondo se tutti assomigliassimo sempre così tanto a Gesù al punto da non riuscire più a notarne la differenza.

Cerchiamo allora, con tutte le nostre forze, di assomigliare sempre più a Gesù, in un mondo che è cieco davanti al suo amore, alla sua vita e alla sua grazia, per la nostra felicità e per quella del nostro prossimo. Se decidiamo di conoscere Gesù, dovremmo vivere e agire come lui. Vivere la sua parola ogni giorno.

Tu sei la pupilla dei suoi occhi, anche quando sei stato colpito per le cadute. Lui ha lasciato tutto e ha preso te e me nel Calvario; e ha pagato la nostra frutta rovinata.

Cominciamo a cercare di vivere come se già valessimo il prezzo che lui ha pagato! Cominciamo oggi!

Gesùcaritàamoresolidarietàcondivisioneaiutosensibilitàfretta

4.7/5 (3 voti)

inserito il 08/07/2011

RACCONTO

3. I figli discordi

I figli di un contadino erano perennemente in disaccordo tra loro e il padre, nonostante i continui ammonimenti, non riusciva a convincerli con le sue parole a cambiare atteggiamento.

Si rese conto perciò che doveva raggiungere lo scopo con un esempio concreto e ordinò ai ragazzi di portagli un fascio di verghe. Quelli obbedirono.

In un primo momento il contadino consegnò loro le verghe riunite insieme e chiese che le spezzassero, ma i figli, pur mettendocela tutta, non furono in grado di farlo. Allora il padre sciolse il fascio e diede loro una a una: così non incontrarono nessuna difficoltà a romperle.

"Anche voi, figli miei", concluse il contadino, "se sarete uniti non potrete essere vinti dai vostri nemici, ma diventerete per loro una facile preda se sarete in disaccordo".

unionecomunitàfratellanzaaiutocollaborazione

4.0/5 (1 voto)

inviato da Don Giuseppe Ghirelli, inserito il 20/02/2011