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TESTO Nel deserto e nella città

padre Gian Franco Scarpitta  

I Domenica di Quaresima (Anno C) (25/02/2007)

Vangelo: Lc 4,1-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 4,1-13

1Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

affinché essi ti custodiscano;

11e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Non di rado durante gli incontri di catechesi mi capita di affrontare il tema della tentazione. Si conviene sempre sul fatto che l'essere esposti alle insidie del maligno è una costante della nostra vita spirituale e cedere alla tentazione in tutti gli ambiti di peccato è cosa che di fatto si verifica specialmente considerando le ostentazioni della vita corrente che procede in senso contrario quanto alla morale e agli imperativi del sacro e del resto il libro dei Proverbi afferma:"Se servi il Signore, preparati alla tentazione". Vi è però chi pensa che sia possibile fuggire alla tentazione appartandosi dalla vita pubblica e menando vita solitaria, come nell'espediente della vita convenutale o in quello dell'eremo e del deserto: secondo alcuni basta isolarsi per poter vincere se stessi. Niente di più falso. Chiunque faccia esperienza di vita eremitica o di prolungata solitudine lontano dal consorzio mondano conosce la tentazione più di tutti gli altri ed è costretto a condurre non poche lotte contro la propria concupiscienza che sfodera tutta la sua seduzione sia in materia di carnalità sia quanto alla lussuria, al possesso come su ogni altra cosa. Chi sceglie la solitudine è tentato molto più di chi vive nel mondo, complice lo stesso stato di isolamento e di lontananza dalla realtà che non di rado ingenera nostalgia e sensazione di non essere appagati e peggio ancora il senso di apatia e di inutilità; ma soprattutto complici le continue insinuazioni del maligno (quello vero, il diavolo) che non concede indulgenza alcune alle anime disposte a seguire uno speciale stato di consacrazione o che vogliano dedicarsi maggiormente a Dio: secondo la tradizione monastica il deserto era il luogo in cui i diavoli scorrazzavano alla ricerca di vittime da incantare e provocare e la vita stessa di molti eremiti e anacoreti è sufficiente a darci l'idea di come la tentazione sia tutt'altro che impossibile nei luoghi ritirati o nell'allontanamento dal mondo.

E forse è appunto per questo che Gesù sceglie il deserto come luogo di lotta contro il maligno per mostrarsi pedagogo nei nostri confronti. Per meglio dire, Gesù viene condotto dallo Spirito Santo in una dimensione nella quale sarebbe stato possibile soccombere alle tentazioni del maligno a motivo della carenza di garanzie e di sostegno: la fame, la sete, il sole cocente, l'assenza di riparo e l'inospitalità dell'ambiente non avrebbero dato tregua a nessuno e chiunque sarebbe stato suscettibile di sconfitta di fronte alla più piccola delle seduzioni del male.

Prescindendo dalle provocazioni del diavolo, certamente Gesù sarà stato tentato anche di eludere i progetti dello Spirito Santo e fare ritorno alla vita sociale con tutte le sue proposte di sollazzo e le comodità materiali e quanto alle seduzioni del diavolo non va' trascurato che esse sono di carattere astuto e accattivante poiché vertono alle apparenze di bene e si avvalgono perfino dell'uso della Scrittura: il maligno non tenta di corrompere Gesù con le comuni armi che avrebbe adoperato con qualsiasi altro uomo nelle tentazioni ordinarie ma adopera strumenti scaturenti dalla spiritualità stessa e dalla parola di Dio, provocando Gesù nel tema del suo essere Signore e Dio fatto uomo ponendo sicché Gesù viene tentato dal Maligno, ma anche dal suo stesso essere Dio onnipotente in quanto Verbo Incarnato e deve lottare contro se stesso, poiché vede insidiata la simbiosi fra la sua umanità e la sua divinità: come Dio avrebbe effettivamente potuto trasformare i sassi in pane e gettarsi giù dal pinnacolo uscendo indenne da tale esperienze, ma così facendo avrebbe disatteso i piani che il Padre stava operando a mezzo dello Spirito.

Ciononostante egli affronta tutte queste sfide con determinazione e risolutezza, tenendo testa al diavolo e superando ogni sorta di seduzione con il retto utilizzo della Scrittura sicché il diavolo è costretto a desistere e Gesù riacquista la sua naturale disinvoltura e superiorità sulle cose e le situazioni.

Potremmo domandarci: come mai Gesù accetta di esporsi notevolmente alle insidie diaboliche nonostante disponga dell'autorità che gli permetterà di cacciare i demoni dagli ossessi? E perché proprio nel deserto, lui che afferma che "il Figlio dell'uomo non ha di che posare il capo? Abbiamo risposto succintamente poc'anzi: Gesù intende orientare noi a vedere in se stesso l'esempio più eloquente di lotta contro il male e contro la tentazione e se è vero che questa è una realtà connaturale all'uomo e inevitabile, è altrettanto vero che i mezzi della grazia ci aiutano a superarla e a guadagnare terreno nei suo confronti; essere tentati è ineluttabile ma vincerci è possibile con le armi della preghiera e della mortificazione nonché della vita sacramentale e nessun pretesto deve mai giustificare il nostro torpore e la negligenza nell'essrere forti contro le tentazioni; occorre non scoraggiarsi e affrontare le lotte necessarie per uscirne vittoriosi come Gesù lo è stato in una situazione ambientale molto più ostile della nostra. Uno dei coefficenti per la vittoria contro le nostre debolezze è senza dubbio anche quello l'impegno nel bene: uno dei ricorsi per fuggire il male è infatti quello di non concentrarsi su di esso per orientare altrove la nostra mente e questo è cosa fattibile quando ci si rende occupati in determinate opere e attività, meglio ancora se orientate verso la carità e il servizio al prossimo.

Qualcuno forse mi domanderà qualche esempio concreto di quanto sto affermando. Ebbene quando siamo tentati di compiere il male in un pettegolezzo o in una maldicenza, cosa molto utile è distrarci e pensare ad altro realizzando una parola di bene o di conforto; quando siamo tentati al sesso, orientarci verso un'opera di carità; se tentati in un vizio o in guadagno illecito pensare a compiere del bene... E così essere troppo occupati per compiere il male.

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