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TESTO Grandi cose ha fatto il Signore per noi (276)

don Remigio Menegatti  

II Domenica di Avvento (Anno C) (10/12/2006)

Vangelo: Lc 3,1-6 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 3,1-6

1Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

5Ogni burrone sarà riempito,

ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte

e quelle impervie, spianate.

6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature

La prima lettura (Bar 5, 1-9) suona come un invito pieno di gioia a prepararsi a tornare dall'esilio. Gerusalemme è come una madre che ha visto i figli allontanarsi, stretti nelle catene della schiavitù, e ora è invitata ad salire su un'altura e attenderli nella gioia. Gioia che si manifesta anche nella bellezza dei vestiti e dei diademi con cui può nuovamente farsi bella, perché è finito il tempo del lutto. Dio si impegna ad affrettare e rendere facile il ritorno spianando la strada che devono percorrere quanti erano partiti verso l'esilio. Dio offre gioia, misericordia e giustizia.

Il vangelo (Lc 3, 1-6) inizia in maniera solenne ricordando i vari "protagonisti" della storia di quel tempo. Si tratta di imperatori, governatori, tetrarchi, sommi sacerdoti. Il vero protagonista è Dio che attraverso Giovanni annuncia che giunto è il momento di preparare la strada al Signore. Non si tratta più di ritornare dall'esilio a Babilonia, bensì di incontrare, con cuore rinnovato, il Messia, salvezza di Dio per ogni popolo.

Salmo 125
Quando il Signore ricondusse
i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,

la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,

ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,

portando i suoi covoni.

Il salmo sembra voler raccontare le scene di esultanza che si vivono quando viene annunciata e poi realizzata la liberazione dei popoli che erano stati condotti in schiavitù alcuni decenni prima a Babilonia.

Anche gli altri popoli che hanno condiviso la schiavitù si rallegrano con gli Ebrei e riconoscono l'azione potente del loro Dio, il Signore. All'acclamazione "il Signore ha fatto grandi cose per loro" risponde come un ritornello l'affermazione del popolo di nuovo libero: "grandi cose ha fatto il Signore per noi" e la conseguenza è una grande gioia.

Una gioia che fa rivedere con occhio rasserenato anche il momento della partenza per l'esilio: la sofferenza di allora viene paragonata al gesto della semina, a cui segue poi la gioia della liberazione - mietitura. Il popolo in esilio ha imparato a cercare il Signore, a invocarlo, riconoscendo pure il proprio peccato, causa della schiavitù. È un popolo maturato dall'esperienza della sofferenza in esilio, pronto a vivere la fedeltà a Dio, come risposta all'amore di chi lo libera.

Un commento per ragazzi

Quasi tutti i prodotti vengono pubblicizzati anche con l'utilizzo di una specifica musica, per cui il motivo diventa familiare e dovrebbe favorire la memorizzazione del prodotto per portare il cliente a cercarlo spontaneamente, preferendolo ad altri simili. Una delle conseguenze non previste di questa scelta è di abbinare la musica al prodotto, per cui è più facilmente riconosciuta per il prodotto stesso che per la sua storia musicale, il suo autore, origine...

Inoltre nella pubblicità si riscontra l'utilizzo di frasi che nel linguaggio comune si usano spesso, tanto da divenute quasi proverbiali. Anche in questo caso si corre il rischio, che la frase proverbiale sia "adulterata" dal richiamo al prodotto, e finisce per essere banalizzata.

Forse anche Giovanni Battista conosceva le leggi di mercato e il valore degli slogan pubblicitari, se aveva studiato l'effetto di frasi celebri per presentare una idea importante. È certo comunque che quando si mette ad annunciare l'arrivo del Messia sa trovare i riferimenti giusti per farsi subito capire dai suoi ascoltatori. Va in cerca di immagini famose, di eventi molto conosciuti, sfrutta dei legami annuncio-evento che risultano decisamente coinvolgenti e quindi di sicuro effetto.

Il suo compito è suscitare l'attesa del Messia, motivandone la gioia in essa contenuta. Per questo fa riferimento all'evento della liberazione dalla schiavitù di Babilonia, forse perché più vicina nel tempo, e più immediata nella memoria dell'esodo stesso. Il suo messaggio non riguarda solo il fatto generico della liberazione, per sé già rilevante. Punta direttamente sulla figura del liberatore: Gesù.

Terminato il racconto della nascita e della prima infanzia di Gesù Luca presenta la usa missione ricordando i vari regnanti del tempo, riferendo i titoli che spettano a ciascuno e i luoghi dove esercitano un potere umano. Tra questi grandi della storia si affaccia uno che si definisce unicamente come "voce di uno che grida nel deserto" e annuncia l'unico Uomo veramente degno di essere ricordato: il Figlio di Dio che è divenuto uomo per rendere ogni uomo e donna figli di Dio. Giovanni prende a prestito le parole di Isaia, perché immagine conosciuta dai suoi ascoltatori: è lui, Gesù – il vero protagonista che Giovanni annuncia – l'uomo-Dio per cui vale la pena preparare un strada nel deserto, colmando ogni valle e abbassando i colli che rallentano il cammino di ritorno.

A ben guardare, un rischio lo corriamo anche noi: far risaltare troppo alcune immagini di Gesù e dimenticare la vera grandezza della sua missione. A tutti è familiare l'immagine di un "Gesù Bambino" che giace nella mangiatoia. Meno incisiva sembra essere l'idea di questo uomo ormai adulto che passa di villaggio in villaggio ad annunciare il Regno di Dio, operando miracoli e donando il perdono a chi si apre al suo amore. Ecco perché siamo invitati anche noi a spianare e raddrizzare le strade del nostro cuore, allontanando ciò che ci impedisce di andare speditamente dietro a lui, metterci tra i suoi discepoli. Discepoli non di un eterno bambino, ma di un Maestro che vive, muore e risorge per noi. Queste sono le "grandi cose" che il Signore continuamente opera per noi e per tutti gli uomini, se sanno riconoscere il dono di cui sono oggetto. Noi siamo in attesa della sua venuta come Salvatore potente.

Un suggerimento per la preghiera

O Dio, abbiamo scoperto ancora una volta che tu sei "grande nell'amore" perché "chiami gli uomini alla luce gloriosa del tuo regno".

Ti chiediamo: "raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del nostro salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio" che impariamo ad attendere ed accogliere in questo tempo che tu ci doni, o Dio che sempre ci ami.

Libri di don Remigio Menegatti

 

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