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TESTO A te, Signore, innalzo l'anima mia (275)

don Remigio Menegatti  

I Domenica di Avvento (Anno C) (03/12/2006)

Vangelo: Lc 21,25-28.34-36 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature

La prima lettura (Ger 33, 14-16) pone al centro un simbolo e una città. Il simbolo è il germoglio, e richiama la vita che nasce e diventa forte se coltivata. Dio offre il suo dono di salvezza affidando al suo popolo il compito di coltivarlo perché sia dono per tutti gli uomini. La città santa riceve un nome che contiene insieme un augurio e un compito: manifestare la giustizia che Dio compie a favore di quanti si affidano a lui.

Il vangelo (Lc 21, 25-28.34-36) riprende uno dei discorsi di Gesù sulla conclusione e il fine della storia umana. L'invito a vegliare nasce dalla consapevolezza che è vicino il liberatore che dona a tutti la gioia di sentirsi amati da Dio e di poter ricambiare questo dono prezioso. I fatti anche di sofferenza e sconvolgimento non devono portare l'uomo a chiudersi o a prendere paura: sono i segnali che qualcosa sta cambiando, ma in positivo perché si realizza pienamente il progetto di Dio, che vuole la salvezza di tutti i suoi figli.

Salmo 24
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

Tutti i sentieri del Signore
sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto
e i suoi precetti.
Il Signore si rivela a chi lo teme,

gli fa conoscere la sua alleanza.

Il salmo sottolinea anche questa volta quanto emerge nella prima e terza lettura: la bontà di un Dio che è fedele alla sue promesse e attento alle attese del suo popolo e di ogni uomo. Infatti il Signore è presentato come "buono e retto", colui che istruisce l'uomo nella strada della verità, e anche ai peccatori che si sono allontanati da questa meta lui sa sempre indicare la "via giusta". Sono soprattutto i poveri e gli umili a beneficiare di questa misericordia di Dio, perché sono aperti al dono, non potendo confidare nelle proprie forze e lo temono, ovvero sanno ricercare la sua alleanza, come la meta fondamentale del loro cammino.

Le strade che il Signore ha preparato e indica con pazienza all'uomo si possono chiamare "verità e grazia", perché indicano e offrono un dono gratuito che porta alla comunione piena con Dio. Verità non è solo una conoscenza teorica, quasi un sapere tutto di Dio, quanto invece un legame vita e profondo con lui, il "Dio della mia salvezza".

Un commento per ragazzi

"Calma, calma; un momento di pazienza che cerco di capire quello che succede e mi organizzo". Può assomigliare a questa la reazione che abbiamo quando uno improvvisamente comincia a metterci fretta, dicendo che dobbiamo muoverci, siamo in ritardo, non c'è tempo da perdere. Vogliamo capire perché ci si deve muovere e in che direzione, altrimenti rischiamo di fare solo confusione e forse anche procurarci qualche problema nuovo.

Potrebbe assomigliare alla reazione di chi entra nella celebrazione della prima domenica di avvento e ascolta il messaggio insistente alla vigilanza, a prestare attenzione a quanto accade e ci chiede di essere attivi al massimo. Abbiamo bisogno di capire perché e come ci si deve muovere. Ci servono delle indicazioni più chiare per non reagire male a tanta insistenza, per qualcosa che forse non comprendiamo bene. Infatti non si parla di Natale, non ci invitano a far presto a preparare il presepe o l'albero. Non si risolve tutto con le luminarie da appendere in casa e fuori. Non si annuncia un "Bambino Gesù" da adagiare nella paglia di una mangiatoia, ma un Figlio dell'uomo che viene "su una nube con potenza e gloria grande".

Forse a noi sembrerebbe tutto più semplice se ci fermassimo a parlare di Natale, di pastori, pecorelle e muschio...invece il discorso si fa più impegnativo. Del resto il dono che ci viene offerto è molto più grande: non si tratta di rivivere per qualche giorno il clima sereno e bello della nascita di un bambino in una grotta. Si tratta di prepararsi a riconoscere Gesù come salvatore e stare così con lui per sempre.

La festa a cui ci prepariamo non si chiude con l'Epifania. Sarà sì la manifestazione del Signore, ma non a pochi Magi venuti dall'Oriente, bensì a tutti gli uomini della storia umana, quando saranno radunate davanti a lui tutte le genti e lui accoglierà nel suo regno quelli che hanno vissuto amando Dio con tutto il cuore, la mente e le forze e il prossimo come se stessi. Un prossimo in cui si è manifestato lui stesso, anche se loro magari non sono neppure riusciti a scoprirlo, ma saranno "benedetti del Padre mio" perché il povero, l'affamato, il malato, il carcerato...era lui, il Figlio dell'uomo che viene a giudicare il mondo. Un giudice che sarà un avvocato difensore proprio per quanti hanno avuto misericordia del povero, affamato, ammalato, anziano, extracomunitario...un germoglio di giustizia che Dio, fedele alle sue promesse, ha suscitato per esercitare il giudizio e la giustizia su tutta la terra come ci dice Geremia.

Forse davanti a questi discorsi restiamo sorpresi e perplessi, come chi si attende un regalo che ha chiesto e riceve invece qualcosa di sconosciuto. Non sa se essere contento, oppure mostrare delusione. Noi ci aspettiamo facilmente il "piccolo" regalo del Natale, con le celebrazioni, il presepe, i dolci della tradizione, i regali sotto l'albero, e ci viene indicato un dono molto più "grande": stare con il Signore sempre, nella gioia della sua casa.

Il guaio è che siamo abituati al poco di adesso e facciamo fatica a immaginarci il molto di più davanti a noi. Inoltre i discorsi relativi alla fine della storia ci sembrano fantasia, argomento per film dell'orrore o di catastrofi, e non invece la grande promessa di una vita pienamente vissuta con Dio...adesso e per sempre. Siamo invitati a guardare più lontano dei nostri piedi per raggiungere grandi mete.

Un suggerimento per la preghiera

Abbiamo scoperto che sei grande, o Dio perché "mantieni nei secoli le tue promesse". Per questo ti chiediamo: "rialza il capo dell'umanità oppressa da tanti mali e apri i nostri cuori alla speranza, perché sappiamo attendere senza turbamento il ritorno glorioso del Cristo, giudice e salvatore" e riconoscerlo nei fratelli che abbiamo accolto e aiutato, anche senza sapere che si trattava proprio di Gesù, il nostro grande fratello.

Libri di don Remigio Menegatti

 

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