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TESTO Commento su Matteo 9,1-8

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Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno II) (06/07/2006)

Vangelo: Mt 9,1-8 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Dalla Parola del giorno

Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua».

Come vivere questa Parola?

Gesù è attorniato da una folla smaniosa di vedere cose sensazionali: ciechi che recuperano la vista, morti che risorgono, sordomuti che vengono liberati dalla loro infermità. Gli hanno portato un paralitico con l'evidente intento di chiedergli un miracolo. Ma Gesù non è venuto a risolvere i nostri problemi, bensì a salvarci. A lui interessa che l'uomo sia liberato radicalmente dall'unico vero grande male che è il peccato. Ed eccolo pronunciare la frase che ai loro orecchi suona "scandalosa": "Ti sono rimessi i tuoi peccati". La reazione è immediata: "Chi pretende di essere? Bestemmia!". Dinanzi al miracolo non ci si pone problemi, dinanzi alla remissione dei peccati si resta scandalizzati! Una malattia dell'epoca, da cui noi, oggi, saremmo immuni? Non siamo anche noi pronti a correre dietro a tutto ciò che fa scalpore, senza tentare di "leggere" ciò che vi sta dietro? Lo stesso miracolo ci interessa perché solletica la nostra curiosità, ma non in quanto richiamo alla sollecitudine di Dio. Anzi, noi andiamo anche oltre: la remissione dei peccati non solo non ci scandalizza più, ma neppure ci sorprende, perché vi abbiamo fatto l'abitudine. Ed è il miracolo più grande! Sì, Dio si china sul nostro peccato, e realizza l'impossibile. Osea, usando la metafora della sposa infedele, dice che ci restituisce la "verginità" perduta. Il perdono di Dio non è una semplice copertura, un far finta di niente, ma una restituzione di quella integrità morale che il peccato ha corrotto. Sì, questo, solo Dio può farlo e lo fa ogni volta che, con cuore pentito, ci gettiamo ai suoi piedi implorando perdono. Lo fa ogni volta che un sacerdote leva la mano e dice. "Io ti assolvo".

Oggi, nella mia pausa contemplativa, lascerò risuonare dentro di me ciò che mi viene detto in ogni confessione: "Io ti assolvo!". Lo assaporerò gustando la gioia di scoprirmi rinnovato dal suo amore. Prenderò poi la ferma risoluzione di non accostarmi più con leggerezza al grande sacramento del perdono.

Padre immensamente buono, che continuamente mi rigeneri col tuo perdono, liberami dal tarlo dell'abitudine e del "tutto scontato" perché io ritrovi la gioia di scoprirmi tanto amato e la volontà decisa di romperla con il male.

La voce della martire di cui oggi si fa memoria

Alla madre che l'assisteva, Maria morente, parlando del suo uccisore, disse: "Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso".
Santa Maria Goretti

 

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