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TESTO Davvero certi posti ci competono?

padre Gian Franco Scarpitta   Chiesa Madonna della Salute Massa Lubrense

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (31/08/2025)

Vangelo: Lc 14,1.7-14 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 14,1.7-14

Avvenne che 1un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

12Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

L'esperienza stessa della vita testimonia che tutti coloro che, da presuntuosi e ammazzasette, vantano diritti spropositati di dominio sugli altri e tendono a prevaricare soprattutto sui deboli, in un modo o nell'altro restano vittime della loro stessa superbia e arroganza. Finiscono anche con il restare colpiti a morte dagli stessi strumenti con cui intendevano colpire gli altri. Anche la Bibbia testimonia che lo stesso sistema o lo stesso mezzo con cui tante volte si suole perseguitare chi è debole e indifeso, si trasforma nello strumento della propria condanna. E' il destino dei presuntuosi, dei perversi e degli altezzosi che ambiscono torreggiare o avere posizioni di rilievo sulla massa, precipitare nel baratro che essi stessi hanno scavato senza accorgersene perché vittime della loro stessa presunzione. Raggiungere una posizione di comando o di superiorità è sempre possibile, ma sarà sempre davvero congeniale alle nostre capacità e al nostro talento? Avere cioè un ruolo di prestigio e di superiorità comporta davvero che saremo felici e realizzati? Qualsiasi posizione che ci collochi all'apice richiede sempre grande responsabilità, attenzione, spirito di servizio e non di rado comporta l'umiltà di dover provvedere a tutti quelli che riteniamo “gli inferiori” o la “gente comune”; non c'è situazione altolocata che non comporti maggiore fatica o umiliazione rispetto ai comunissimi impieghi ordinari. Ma chi vi sarà arrivato per pura ambizione o per vana aspirazione di comando disporre delle dovute qualità di servizio e di abnegazione verso il gruppo che gli è stato affidato? O si troverà egli stesso a disagio, compromettendo la stabilità di tutto il sistema? E in ogni caso, qualsiasi posto privilegiato e onorifico è destinato a non durare a lungo e chi ha acquisito onori e vantaggi specialmente a scapito dei più piccoli prima o poi capitolerà. “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”, esclama Maria nel suo inno di riconoscenza al Signore che difende i giusti ed eleva i miseri (Lc 1, 46 e ss.) e anche il brano della Prima Lettura di oggi dal libro del Siracide rivela un insegnamento di sapienza notevole: il superbo in realtà è un misero di cui prima o poi bisognerà avere compassione. E' un povero illuso che non trova altri espedienti per affermare se stesso, se non quelli della presunzione e della tracotanza ma che diversamente non saprebbe farsi apprezzare dalla massa. Troppo facile imporsi e farsi temere; virtuoso e durevole è invece farsi stimare e apprezzare e per ciò stesso essere seguiti e rispettati, ma in questo secondo caso occorre esternare umiltà, mansuetudine e pazienza e collocarsi alla pari degli altri, camminando a pari passo con tutti. La vera autorità consiste nel servizio e nel dono di sé e anche quando si prendono decisioni queste devono davvero rispondere al bene degli altri e al progresso della massa. Ecco perché Gesù insiste sull'umiltà come prima prerogativa di vita irrinunciabile e approfitta di un invito a pranzo per impartire una lezione che potremmo definire rivoluzionaria.

Sedere a capotavola, ai tempi di Gesù come ai nostri giorni, era riservato alle persone più autorevoli e di grande rango sociale e la prassi voleva che il maestro di tavola assegnasse a ciascuno il proprio posto, considerando tale differenziazione sociale. Adesso Gesù nota che parecchi commensali aspirano comunque e in tutti i casi ai primi posti a tavola, forse per la vanità di equipararsi ai “grandi”. Nella scelta dei primi posti al banchetto Gesù rimprovera non soltanto i commensali presenti, ma anche la superbia e la latente vanità che sussiste nella vita di tutti i giorni nella ricerca del successo a tutti i costi e delle posizioni privilegiate. Come a tavola si cercano le posizioni che in realtà non ci competono, così per onore e prestigio si ambiscono nella vita i fasti, il lusso, il predominio e soprattutto i ruoli di prestigio cercati solamente per pura presunzione.

Come però è evidente che il maestro di tavola faccia spostare chi sta seduto a capotavola senza averne diritto, così è anche vero che nella vita, chi voglia a tutti i costi emergere, sarà costretto prima o poi a indietreggiare o addirittura a rinculare o a precipitare sconfitto. Al contrario chi, pur avendone diritti e qualità, si guarderà dall'elevarsi e dal mettersi in mostra, prima o poi verrà notato come il più meritorio e verrà invitato a collocarsi in ruoli altolocati. Ne abbiamo lodevolissimo esempio nella persona di diversi pontefici (Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Francesco e tanti altri) e di tanti uomini illustri per santità e coerenza evangelica (San Francesco di Paola, S. Francesco di Assisi, P. Pio ecc) che nella loro ordinarietà rifiutavano essi stessi la vanagloria e le onorificenze, preferivano la compagnia degli ultimi e dei più poveri eppure proprio loro ottennero alla fine ruoli e posizioni privilegiate. San Francesco di Paola, inizialmente eremita e uomo rude di montagna intento a zappare la terra per i suoi confratelli, morì alla corte del re di Francia stimato da tutti i nobili e i facoltosi dell'epoca. Altri che al contrario avevano aspirazioni di grossa ambizione, hanno capitolato vittime della loro stessa presunzione e arroganza.

. Quando ci si insuperbisce con presunta onnipotenza improvvisamente potrà sempre capitare che qualche altra persona o qualche evento imbarazzante ci faccia capitolare rovinosamente dove mai ci saremmo aspettati. "Sic transeat gloria mundi" è l'assioma dei nostri antenati, avallato dall'esperienza. Al contrario l'umiltà, la mansuetudine e la pazienza poteranno sempre verso luoghi o situazioni che prima non ci saremmo mai aspettati.

 

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