TESTO Commento su Luca 5,33-39
Missionari della Via Missionari della Via - Veritas in Caritate
Venerdì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (05/09/2025)
Vangelo: Lc 5,33-39

33Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». 34Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 35Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
36Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. 37E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. 38Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. 39Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
Scribi e farisei si recano da Gesù chiedendo il motivo perché i suoi discepoli a differenza di tanti altri non digiunano. Gesù risponde che è festa poiché lo sposo, cioè Lui, è con loro; ci sarà poi tempo per digiunare. Questo ci dice che nella vita c'è un tempo per ogni cosa, ci sono priorità, vi sono cose più importanti e altre meno importanti: occorre dunque imparare a discernere. Noi a volte digiuniamo, specialmente nel tempo di quaresima, offrendo al Signore un piccolo fioretto. Non mangiamo carne, dolci, non beviamo bevande alcoliche; di tutto ciò digiuniamo ma quando si tratta del nostro rapporto con gli altri, altro che digiuno! Spesso non si è disposti ad alcuna rinuncia a favore degli altri: ad esempio, quanti datori di lavoro hanno costretto i loro dipendenti a digiunare non pagando quello che era loro dovuto. Quante volte siamo incapaci di digiunare dalle parole inutili, maldicenti e dannose. Digiuniamo ma non vogliamo perdonare. Digiuniamo e litighiamo. Digiuniamo per sentirci più bravi ma quando si tratta di dedicare del tempo agli altri, specie agli ultimi facciamo tantissima fatica, presi come siamo dalle nostre comodità e dal nostro egoismo. Guardiamo dunque la nostra vita e prima di iniziare a digiunare dal cibo, iniziamo un digiuno ancor più profondo: digiuniamo del nostro io per fare spazio a Dio e ai fratelli e alle sorelle!
«Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista. Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: "Quante ore preghi ogni giorno?". Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: "Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?". Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò: "Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!"».
Madre Teresa. “Vieni, sii la mia luce”. Madre Teresa nasce in una famiglia albanese, a Skopje, il 26 agosto 1910 e viene battezzata con il nome Gonxha Agnes. Fin da piccola, è abituata dai suoi genitori a vivere lodando il Signore e aiutando i più bisognosi. Non sorprende dunque la scelta, avvenuta quando ha 18 anni, di voler diventare missionaria. E' il settembre del 1928: Agnes lascia la sua casa per entrare nell'Istituto della Beata Vergine Maria a Dublino dove riceve il nome di Maria Teresa. L'anno dopo è in India: qui per quasi 20 anni vive felicemente in una scuola della sua congregazione, insegnando ai giovani benestanti della zona. Il 10 settembre del 1946 avviene però quella che Madre Teresa definisce la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, Gesù le rivela il suo dolore nel vedere l'indifferenza e il disprezzo per i poveri e chiede alla religiosa di essere volto della Sua misericordia: “Vieni, sii la mia luce. Non posso andare da solo”.
Dopo aver lasciato casa 20 anni prima, questa volta lascia il suo Istituto. Madre Teresa fonda le Missionarie della Carità, indossa il sari indiano e inizia la sua nuova missione tra gli ultimi di Calcutta, gli scartati, quelli che “sono non voluti, non amati, non curati”. La sua figura diviene sempre più popolare a livello mondiale, ma quando le chiedono il segreto del suo successo, lei risponde con semplicità disarmante: “Prego”.
Sempre pronta a chinarsi sui poveri e bisognosi, Madre Teresa è fortemente impegnata anche nella difesa della vita nascente. Indimenticabile il suo discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel per la Pace, il 17 ottobre 1979. “Il più grande distruttore della pace - afferma in quell'occasione - è l'aborto” e sottolinea che “la vita dei bambini e degli adulti è sempre la stessa vita. Ogni esistenza è la vita di Dio in noi”. Anche negli ultimi anni, nonostante la malattia e la “notte oscura dello spirito”, non si risparmia e continua a rispondere instancabilmente alle necessità dei bisognosi. Muore il 5 settembre del 1997 nella sua Calcutta. In quel momento nel mondo sono 4 mila le sue suore, presenti in 610 case di missione sparse in 123 Paesi del mondo. Segno che la misericordia non ha confini e arriva a tutti, senza distinzione alcuna perché, come amava dire Madre Teresa: “Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere” (www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/09/05/santa-teresa-di-calcutta.html).