TESTO Commento su Luca 4,16-30
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Lunedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (01/09/2025)
Vangelo: Lc 4,16-30

16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
18Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19a proclamare l’anno di grazia del Signore.
20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». 24Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
28All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
«Lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi». Da subito Gesù mette in risalto ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall'uomo tutto ciò che lo schiavizza. Davanti agli osservanti di una rigida legge priva di amore e di misericordia, Gesù è chiaro: sta dalla parte degli ultimi, degli oppressi, degli emarginati. Gesù è venuto per portare Dio ai lontani, agli uomini e donne senza speranza. Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona; il suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sul suo bisogno. Quante volte, invece, noi portiamo sentenze! A volte anche quelli preposti alla guida delle anime, molto facilmente mettono l'accento sul peccato, su quello che non corrisponde alla dottrina piuttosto che sulla persona ferita e piagata dalla vita. Quanti si sono lamentati quando papa Francesco ha detto di fare attenzione a tutte le situazioni difficili, a tutte quelle relazioni che una volta venivano definite irregolari. Tante volte ci ha fatto comodo nasconderci dietro fredde leggi, riducendo tutto a bianco o nero, tra il giusto e l'ingiusto, senza cercare di amare, discernere, comprendere, custodire, accompagnare. Attenzione, non sto dicendo che tutte le leggi non servono ma che le leggi lette senza misericordia anziché salvare uccidono! Non ogni situazione è uguale. A volte, senza metterci nei panni degli altri, abbiamo ridotto le vittime a semplici peccatori. Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri che non la parola peccatori. «Il cristianesimo non è una morale ma una sconvolgente liberazione» (p. Giovanni Vannucci). È qui la buona notizia del Vangelo: non è l'offerta di una nuova morale ma l'annuncio dell'amore di Dio che mette l'uomo al centro fino a donare la Sua vita per lui. Domandiamoci se noi siamo di quelli che catalogano subito le persone o se sappiamo andare incontro agli smarriti, ai “lontani”, comprendendo che «Dio non ci salva, non ci perdona con una legge o con un decreto, ma con una carezza!» (cfr papa Francesco).