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TESTO Commento su Matteo 19,16-22

Missionari della Via   Missionari della Via - Veritas in Caritate

Lunedì della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (18/08/2025)

Vangelo: Mt 19,16-22 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Un tale, mosso da nobili desideri, si avvicina a Gesù; avverte l'anelito alla vita eterna, a una vita piena, che la pedissequa osservanza dei comandamenti non gli permette. Egli tuttavia pensa di poterla avere, ottenere in qualche modo, come se fosse un merito, un bene da conquistare con le sue forze. Gesù in primis lo indirizza a Dio, che è il sommo bene e la fonte di ogni bene, inserendolo nella logica del dono: la vita eterna non è un bene da conquistare ma un dono da accogliere. Quindi Gesù gli indica la prima tappa da percorrere, cioè quella di imparare a fare il bene verso il prossimo. Ma questo quel tale dice di averlo sempre fatto e si è accorto che per essere felici non basta seguire dei precetti. Allora Gesù gli offre il salto di qualità: seguirlo sulla via del dono di sé; e seguirlo dopo aver donato tutto ai poveri. Gesù ha capito qual è il problema di quel tale e tocca il “tasto dolente” ovvero i beni materiali; perciò gli dice: va', vendi, dona... Gesù gli propone di passare dalla logica del merito a quella del dono. Infatti, quel tale osservava i precetti (non fare questo, non fare quello, tratta con rispetto il prossimo), li osservava ma non donava! Aveva le sue sicurezze nascoste, tant'è che se ne andò triste perché aveva molte ricchezze, cioè molti beni materiali a cui era attaccato e che erano diventati il suo “dio nascosto”. Come disse bene papa Francesco: «Gesù cambia la prospettiva: lo invita a non pensare ad assicurarsi l'aldilà, ma a dare tutto nella vita terrena, imitando così il Signore. È la chiamata a una maturazione ulteriore, a passare dai precetti osservati per ottenere ricompense all'amore gratuito e totale. Gesù gli chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore e ostacola l'amore. Quello che Gesù propone non è tanto un uomo spoglio di tutto, quanto un uomo libero e ricco di relazioni. Se il cuore è affollato di beni, il Signore e il prossimo diventano soltanto cose tra le altre. Il nostro troppo avere e troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono infelici e incapaci di amare. Infine, Gesù propone una terza tappa, quella dell'imitazione: «Vieni! Seguimi!». «Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda interiorità. Essere discepoli di Gesù significa essere conformi a Lui» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Veritatis splendor, 21). In cambio, riceveremo una vita ricca e felice, piena di volti di tanti fratelli e sorelle, e padri e madri e figli... Seguire Cristo non è una perdita, ma un incalcolabile guadagno, mentre la rinuncia riguarda l'ostacolo che impedisce il cammino. Quel giovane ricco, però, ha il cuore diviso tra due padroni: Dio e il denaro. La paura di rischiare e di perdere i suoi beni lo fa tornare a casa triste... Non aveva esitato a porre la domanda decisiva, ma non ha trovato il coraggio di accogliere la risposta, che è la proposta di “slegarsi” da se stesso e dalle ricchezze per “legarsi” a Cristo, per camminare con Lui e scoprire la vera felicità». Uno dei problemi seri di tanti giovani che si affacciano al discernimento vocazionale è proprio la paura di lasciare; certe abitudini, progetti e beni vincolano più di quanto possiamo immaginare... e questo non vale solo per il discernimento alla vita consacrata ma anche matrimoniale. Le paure del “per sempre” si intrecciano a timori legati ai beni, ad abitudini da lasciare, ad hobby da non poter coltivare; per non parlare della difficoltà a vivere la comunione dei beni. Senza entrare nello specifico, il Vangelo di oggi chiede a tutti noi un sano esercizio di libertà: quali sono quelle cose che per me sono (quasi) irrinunciabili? Non è che ci sono abitudini o attaccamenti che limitano lo spazio della generosità? Non è che per caso sono come una mongolfiera, capace di innalzarsi ma bloccata a terra da qualche zavorra?

 

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