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TESTO Uscire da noi stessi e fare la scelta di rimanere «in Cristo»

diac. Vito Calella

XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (23/06/2024)

Vangelo: Mc 4,35-41 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 4,35-41

35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

La nostra vita quotidiana è sempre più coinvolta in un'inquieta frenesia, sia perché siamo saturati delle molte attività programmate nelle ore della giornata, sia perché ognuno di noi affronta piccole e grandi sfide nelle proprie relazioni interpersonali.

Mentre siamo agitati dal di dentro con le nostre ansie e dal di fuori dai rapporti umani difficili con alcuni membri della nostra famiglia, o dell'ambiente di lavoro, o della cerchia dei nostri amici, possiamo contemplare la silenziosa e sacra presenza di Gesù Cristo nel tabernacolo delle nostre chiese e cappelle.

Il nostro pianeta Terra oggi registra cinquantanove guerre in corso tra varie nazioni, popoli ed etnie. Ogni giorno riceviamo notizie di eventi naturali estremi, che portano sofferenza e morte in tutto il mondo: tempeste, cicloni, alluvioni, siccità, ondate di caldo insolite, terremoti.

Mentre il mondo sperimenta tutte queste turbolenze e avversità, Gesù rimane in silenzio nel cuore del mondo attraverso il Santissimo Sacramento, custodito in tutte le chiese di tutte le nazioni.

La sua presenza divina e allo stesso tempo materiale, custodita nel tabernacolo, non è la soluzione magica a tutte le nostre preoccupazioni interiori e a tutti i nostri conflitti relazionali, personali e collettivi.

Uno sguardo di fede davanti al Santissimo Sacramento per centralizzare la mente e il cuore nel mistero della morte e risurrezione di Gesù

Stando davanti al tabernacolo siamo chiamati a saper avere uno sguardo più profondo, spirituale, uno sguardo di fede, di fronte alle tempeste dei nostri rapporti interpersonali e alle complesse situazioni internazionali di guerre e minacce ancora più grandi che ci preoccupano. Immaginando di guardare l'ostia consacrata, vediamo oltre l'elemento materiale di quel pane azzimo e ricordiamo l'esistenza di Gesù completamente «fuori di sé» (cfr Mc 3,21), preoccupato solo di obbedire alla volontà di Dio Padre, con quella comunione fedele, garantita dalla presenza e dall'azione dello Spirito Santo, che sempre guidava e orientava la sua libertà umana. Il suo essere «fuori di sé», in Dio Padre, gli diede il coraggio di «condividere la nostra condizione umana in tutto eccetto il peccato» (Eb 4,15), fino ad affrontare la tempesta della sua morte in croce e della sua deposizione sulla fredda pietra del sepolcro, nell'attesa del giorno glorioso della sua risurrezione, mentre i suoi discepoli soffrivano le conseguenze di quel terribile evento che distrusse tutti i loro sogni.

Gesù affrontò tutto questo per la salvezza dell'intera umanità, che, ancora oggi, corre il serio rischio di affondare nelle onde agitate del mare a causa delle conseguenze di azioni determinate da istinti, sentimenti e pensieri egoistici, generando la cosidetto “peccato del mondo”.

Per essere salvati dalle tempeste della nostra vita personale e umanitaria, siamo invitati uscire da noi stessi e fare la scelta di rimanere «in Cristo».

Immaginiamo allora di essere davanti al tabernacolo, o davanti all'Eucaristia esposta sull'altare, e di dire la seguente preghiera, ispirandoci a quanto ci ha appena detto Cristo risuscitato tramite l'apostolo Paolo nella seconda lettera ai Corinzi:

«Signore Gesù, sappiamo bene che tu solo sei morto per tutti noi, per salvare dalla morte l'intera umanità di ogni tempo e di ogni luogo.

Tutti noi rischiamo di morire annegando nel mare turbolento dei nostri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, che causano tanti conflitti, divisioni e sofferenze.

Tu, invece, o Cristo, sei morto per tutti, affinché ciascuno di noi, sperimentando ancora l'avventura terrena in questo mondo, impari a vivere non più per se stesso, ma per te.

Sei già morto e sei stato risuscitato una volta per tutte per la nostra salvezza.

Aiutaci a vedere e a scegliere che solo in te, o Cristo, possiamo essere nuove creature.

Facci scoprire il tuo amore, riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo donatoci.

Facci sentire posseduti dalla gratuità di questo amore divino e spinti, spronati a promuovere tra noi rapporti di rispetto e di pace.

Con la forza della tua Parola, Tu, Risuscitato, già vittorioso sul peccato e su ogni forma di morte, fa' che si calmino le ondate avverse delle tensioni e delle divisioni che ogni giorno sperimentiamo, divenendo umilmente tua voce di riconciliazione e di perdono, e gioire finalmente nella calma dei nostri cuori. Amen».

Uscire da noi stessi e fare la scelta di rimanere «in Cristo» è l'esperienza della vera fede, vincendo ogni paura.

Si può constatare facilmente che il miracolo della tempesta delle onde agitare del mare, sedata da Gesù, il quale stranamente sembrava addormentato con la testa sul cuscino, è stato interpretato alla luce dell'evento della sua morte e risurrezione. Il nostro sguardo di fede davanti al tabernacolo diventa esperienza di fede nel quotidiano, superando ogni tipo di paura, perché l'opposto dell'esperienza di fede è una vita trattenuta dalla paura.

Uscire da noi sterri è rimanere “in Cristo” perseverando nella barca della Chiesa!

Non è possibile fare esperienza della fede, che supera ogni tipo di paura, senza la nostra esperienza comunitaria all'interno della nostra comunità cristiana, rappresentata dalla barca con i discepoli di Gesù. L'evangelista Marco nota che c'erano altre barche che attraversavano il Mar di Galilea. Le altre barche possono rappresentare altre comunità umane che si avvicinano alla proposta del Regno di Dio offerta da Gesù Cristo e collaborano alla sua realizzazione nel mondo. Oggi le altre barche possono rappresentare anche altre confessioni cristiane che non camminano pienamente in comunione con la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, veramente fondata da Cristo sul fondamento della predicazione dei dodici apostoli. C'è però una buona volontà di camminare, rispettando le diversità e cercando di muoversi nella stessa direzione per realizzare il Regno di Dio nella storia dell'umanità.

Uscire da noi stessi significa rimanere “in Cristo” riconoscendo la vittoria divina sulle forze del male

Le forze del male, nella Bibbia, sono simboleggiate dalle onde agitate del mare e dalla potenza delle acque degli oceani e di tutti i mari. Il nostro Dio creatore, redentore e santificatore è più forte di qualsiasi potere maligno che possa affliggere la nostra vita e l'umanità. Ascoltare il brano del libro di Giobbe e pregare il Salmo 106 ci ha aiutato a rafforzare la nostra speranza e a non scoraggiarci di fronte a situazioni complicate della nostra vita e del mondo che ci fanno sentire impotenti. È Dio che pone i limiti a tutte le acque del mare, cioè a tutte le potenti manifestazioni del male: «Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde» (Gb 38,11).

Quante volte «abbiamo gridato al Signore nella nostra angoscia e Lui ci ha liberato da ogni angoscia. La tempesta fu ridotta al silenzio e tacquero le acque» (Sal 106,28-29).

La nostra parte dell'iniziativa è la seguente: decidiamo di perseverare nella Chiesa con lo sguardo fisso nell'Eucaristia, che afferma la forza liberatrice, qui e ora per noi, della morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.

Il Padre, unito al Figlio, agirà con la creatività dello Spirito Santo per fare la sua parte provvidente e venire in aiuto di tutte le nostre lotte per liberarci dalle nostre dipendenze e dai nostri peccati persistenti e per darci la forza di perseverare nella testimonianza del nostro essere misericordiosi, puri di cuore e promotori di pace.

Ciascuno di noi, giunto alla fine di ogni giornata e, dopo aver riconosciuto le proprie debolezze, potrà pregare dicendo: «Ti ringrazio, o Signore, per il tuo amore e per le meraviglie che hai compiuto [nella mia vita ] e tra noi esseri umani» (Sal 106,30).

 

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