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TESTO Commento su Marco 8,22-26

Casa di Preghiera San Biagio FMA  

Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno II) (18/02/2004)

Vangelo: Mc 8,22-26 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Dalla Parola del giorno

Gesù prese il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: "Vedi qualcosa?". Quegli, alzando gli occhi, disse: "Vedo gli uomini; infatti vedo come degli alberi che camminano".

Come vivere questa parola?

E' interessante notare che, come per il racconto del sordomuto, anche questo del cieco che recupera la vista ha una precisa collocazione. Marco pone tanto l'uno che l'altro al termine di un nucleo narrativo che si era aperto con una moltiplicazione dei pani seguita dall'incomprensione dei discepoli che ricadono nel loro "cuore indurito" per mancanza di fede. L'operato di Gesù riguarda un'apertura dei sensi. Nel primo caso l'udito e la facoltà di parlare, nel secondo la vista. E quel che subito colpisce è che, tanto in un caso come nell'altro, Gesù conduce "in disparte", lontano dalla folla, il sordomuto. Quanto al cieco, Lui stesso lo prende per mano e lo conduce fuori dal villaggio.

Una prima notazione. Non ama la spettacolarità nel suo operare prodigi, il Signore della vita! E, là dove Egli opera, l'ambiente non può essere quello del chiasso e del vaniloquio. L'insegnamento è quanto mai attuale, oggi, perché la vita è troppo spesso assordante. Ingorgo di rumori che stancano la persona e più facilmente la irretiscono nel dubbio generalizzato.

Ecco, proprio a proposito del dubbio, la parola oggi puntualizza la necessità impellente che s'aprano gli occhi: quelli del cuore. Con pazienza e fiducia grande va chiesto questo dono da parte di Gesù. Una pazienza e fiducia che, nel testo odierno, bene viene espressa dal fatto che non subito il cieco riprende a vedere normalmente. "Vedo gli uomini come alberi che camminano". E Gesù è lì a imporgli di nuovo le mani. E Lui, ecco, finalmente vede. L'insegnamento balza evidente: la fede è un essere "toccato" da Gesù che non lo fa però in modo magico. Coinvolge piuttosto il nostro pazientare in un esercizio di fiducia grande.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzerò in cuore i momenti dell'apertura degli occhi al cieco. E pregherò:

Signore, sono i miei occhi interiori che hanno bisogno di aprirsi progressivamente a scorgere Te nella mia vita, e i fratelli come riflesso di Te.

La voce di un profeta dei nostri giorni

Ciò che chiamiamo fede, è la certezza che ciascuno può amare il suo prossimo ed essere riamato. Si può costruire solo sull'amore.
Abbé Pierre

 

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