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TESTO Spirito Santo, ospite dolce dell'anima

don Michele Cerutti

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Pentecoste (Anno A) - Messa del Giorno (28/05/2023)

Vangelo: Gv 20,19-23 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 20,19-23

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La festa che andiamo a celebrare oggi è complessa per due motivi.
Per il primo motivo mi faccio aiutare da una omelia di Papa Francesco.
Nella vita di fede dei credenti lo Spirito Santo molto spesso è un perfetto sconosciuto. Lo è sempre stato se pensiamo a quel brano degli Atti al capitolo 19 dove Paolo incontra a Efeso alcuni discepoli che credevano in Gesù e fa loro questa domanda: «Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando siete venuti alla fede?». E loro, dopo essersi guardati un po' stupiti, gli hanno risposto: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo!». Essi credevano in Gesù, erano discepoli buoni, ma neppure avevano sentito che esistesse lo Spirito Santo.
La maggioranza dei cristiani sa poco o nulla sullo Spirito Santo, tanto da poter fare propria la risposta dei discepoli di Efeso a Paolo: «Non abbiamo sentito dire che esista uno Spirito Santo». E se noi domandiamo a tante brave persone: «chi è lo Spirito Santo per te?» e «cosa fa e dov'è lo Spirito Santo?», l'unica risposta sarà che è «la terza persona della Trinità». Esattamente come hanno imparato a catechismo.
Certo, sanno che il Padre ha creato il mondo, perché la creazione è attribuita al Padre. E sanno anche che il Figlio è Gesù, che ci ha redento e ha dato la vita. Riguardo allo Spirito Santo, sanno che è la terza persona della Trinità, ma se gli chiedi: «cosa fa?», ti rispondono che «è lì!». E «così si fermano i nostri cristiani». Lo Spirito Santo è quello che porta avanti, spalanca le porte e ti invia a dare testimonianza di Gesù.
Lo Spirito Santo è quello che è in noi e ci insegna a guardare il Padre e a dirgli: “Padre”. E così ci libera da questa condizione di orfano nella quale lo spirito del mondo vuole portarci. Per tutte queste ragioni, lo Spirito Santo è il protagonista della Chiesa viva: è quello che lavora nella Chiesa.
A questa difficoltà di incasellare il tutto nella fede si aggiunge il fatto che anche in quelli che lo conoscono non lasciano che lo Spirito spinga e non mlasciano che ci muova vincendo quella dimensione tipica da cristiani da salotto o di cristiani non virtuosi soltanto virtuali.
Don Tonino Bello in una sua omelia ci fa comprendere bene la forza del Paraclito:
Lo Spirito Santo, ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci. Siamo troppo attaccati alle nostre sicurezze e alle lusinghe gratificanti del passato. Lo Spirito Santo, invece, ci chiama a lasciare il sedentarismo comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla strada subendone i pericoli. Lo Spirito Santo ci esorta all'accettazione del pluralismo, al rispetto della molteplicità, al rifiuto degli integralismi, alla gioia di intravedere che lui unifica e compone le ricchezze della diversità.
Ci viene in aiuto il catechismo ortodosso che utilizza un'immagine molto bella: “Se tu entri di buon mattino nella cattedrale di Chartres... che cosa vedi? Delle finestre incolori e senza splendore. Ma se aspetti con pazienza che si levi il sole, vedrai con meraviglia le vetrate risplendere con tutto il loro fuoco. Ciascuna vetrata avrà il suo colore particolare, ciascuna avrà il suo splendore inconfondibile e meraviglioso. Noi siamo queste vetrate: il sole di cui abbiamo bisogno per acquistare la nostra vera natura e per ottenere la piena riuscita della nostra persona è lo Spirito Santo che si dà sempre a noi per illuminarci. Il nostro compito consiste nel renderci trasparenti a questa grazia, nel vincere la nostra opacità affinché non sia più di ostacolo alla luce divina.
Quando dobbiamo parlare dello Spirito Santo, ci troviamo spesso poveri di concetti e di parole, ci diventa difficile poterlo raccontare e spiegare. Forse è questo uno dei motivi per cui lo Spirito Santo è spesso “un illustre sconosciuto”. Anche le immagini che di solito usiamo per indicarlo (soffio, vento, fuoco, colomba, ecc.) rischiano di farci immaginare lo Spirito Santo come una “cosa”. Invece, queste stesse immagini servono a dire che lo Spirito è vita, è dinamismo.
La Pentecoste non è un evento fine a se stesso: inizia con gli apostoli ma non finisce con loro. Ogni nostro timore, ogni nostro disimpegno, ogni nostra frenata porta interrompere questa catena della fede che si fa racconto e impedisce allo Spirito di continuare a soffiare per gli altri, attraverso le nostre vite!
Domandiamoci: Siamo una comunità missionaria? O siamo solo utenti della Chiesa senza appartenenza e passione? Favoriamo chi ci avvicina, ad incontrare il risorto attraverso la nostra vita? Una cosa è certa: abbiamo tanto bisogno dello Spirito Santo che parli attraverso di noi e parli con il nostro stile di vita, prima ancora che con le labbra. Lo Spirito è il profumo di Dio: lo avverti, non c'è sicuramente necessità che qualcuno te lo faccia notare!

 

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