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TESTO Commento su At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23

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Pentecoste (Anno A) - Messa del Giorno (28/05/2023)

Vangelo: At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 20,19-23

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Il racconto della Pentecoste è storia di liberazione, di impegno, di riconoscimento, di vero passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo.
Gli apostoli erano ancora imprigionati dalla paura e dalle tradizioni, nonostante la Risurrezione esitavano ad accogliere la novità annunciata da Gesù, la paura e le consuetudini li tenevano insieme in un luogo chiuso separato dal popolo, nel ricordo del passato e paurosi di affrontare la nuova vita.
La festa di Pentecoste era per gli israeliti ricordo di una legge, di “comandamenti” a cui bastava obbedire per sentirsi giusti, comandamenti uguali per tutti e anche gli apostoli si sentivano legati ad essi nonostante che Gesù avesse loro detto che uno solo è il comandamento che può guidare la vita, il comandamento nuovo dell'amore che giustifica tutto.
Ed ecco che lo Spirito, invisibile ed inafferrabile, irrompe invece impetuoso nella vita degli apostoli ed esplode in un amore che va oltre i confini della lingua, dell'appartenenza, della paura, dell'insicurezza, un amore che spinge verso gli altri qualunque essi siano, che fa incontrare l'altro là dove egli è, come è per annunciargli “le opere di Dio” e condividere con tutti il suo amore!
Ma questa nuova vita è molto diversa da quella di prima, e dà la vera libertà di essere sé stessi, di esprimere i propri carismi riconoscendoci diversi e molteplici, di annunciare e vivere l'unico amore che Dio dona a tutti.
Il miracolo della Pentecoste è il miracolo della inclusione: ognuno riceve l'annuncio nella sua lingua e la lingua sappiamo è ciò che ci identifica, è l'appartenenza ad una cultura è la radice da cui proveniamo:
Dio accetta e sottolinea la nostra identità, la nostra diversità e non ci chiede di cambiare ma ci parla con il linguaggio dell'amore che non ha bisogno di lingua ma si esprime con gesti ed azioni che sono comprensibili in ogni latitudine
Paolo che è uscito dal recinto della tradizione ha capito che ognuno è unico e irripetibile, che ognuno ha carismi e capacità diverse e che realizziamo la creazione proprio esprimendo la diversità nell'aiuto reciproco.
Che dire allora di chi si professa cristiano ma non riconosce le differenze, non accetta la diversità di cultura, non riconosce al diverso uguale dignità? E' “l'uomo nuovo” annunciato da Gesù o è ancora schiavo della tradizione o meglio del suo io?
Gesù ha mandato i suoi senza un codice prefissato, senza uno statuto da applicare ma con il dono dello Spirito che è uno ma operante nella varietà di doni, che si manifesta nella diversità ma per il bene di tutti” Giudei o Greci, schiavi o liberi”

Gesù ha mandato i suoi con un mandato grande che forse abbiamo interpretato come esercizio di potere ma che invece è impegno di amore: rimettere i peccati cioè per-donare, donare amore, responsabilità grave per noi dove il nostro non-perdono chiude noi e gli altri nella schiavitù del peccato, dove il nostro non- perdono ricade su di noi con l'esclusione dall'incontro con il fratello.
Come possiamo dimenticare che Gesù nei suoi incontri non si fermava al peccato dell'altro ma accoglieva il peccatore che veniva a lui con il perdono gratuito riconoscendolo figlio dell'unico Padre.
Nella sequenza dello Spirito Santo preghiamo magari distrattamente proprio ciò che Gesù ha testimoniato e insegnato nella sua vita e che ha realizzato anche sulla croce:
“Lava ciò che è sordido...bagna ciò che è arido...scalda ciò che è gelido....”
La Pentecoste nel nome ricorda la festa antica ma nello spirito è la festa della libertà e dell'amore, i doni che Dio ci affida e che Gesù ci ha testimoniato,

Domande di revisione di vita
- Le porte del nostro luogo, cioè del nostro cuore, sono ancora chiuse o hanno lasciato agire la potenza dello Spirito?
- Quanta resistenza facciamo ad accettare i diversi da noi, ad accogliere i fratelli riconoscendo il valore della diversità?
- La nostra missionarietà si esprime con i gesti dell'amore o con la rigidità delle regole?

Marinella Gualchi Torino

 

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