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TESTO Santità, beatitudine e felicità

padre Gian Franco Scarpitta  

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Tutti i Santi (01/11/2022)

Vangelo: Mt 5,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

5Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Pagina esplicativa quella delle Beatitudini riportata oggi dal vangelo di Matteo, che delinea un programma di vita molto promettente, ma anche molto realistico e che conosce tutti gli ambiti della vita. Si propongono infatti determinate virtù, ciascuna delle quali comporta un obiettivo da raggiungere; per inciso delinea anche le difficoltà e le lotte per potervi arrivare e finalmente espone anche la ricompensa finale i vantaggi che esso comporta, nella vita presente e in quella futura. Essere povero, mite, misericordioso, portatore di pace... non è esente da rischi e da occlusioni soprattutto nella nostra attualità così controversa e ostile; determina costanza, fiducia e immolazione nella vita di tutti i giorni, conosce ostilità e avversioni, ma alla fine conduce a un premio definitivo di realizzazione. Meditare, considerare e attuare ciascuna di queste esortazioni significa essere “beati”, cioè “resi felici” oppure (il che non è dissimile) “approvati” innanzitutto da Dio, e anche da tutti coloro con cui interagiamo o che si relazionano con noi.

Le Beatitudini costituiscono la versione “pratica” e “positiva” del Vangelo e della sequela di Gesù Cristo che ne è all'origine. Esse costituiscono anzi il vangelo stesso nella forma concreta e nell'aspettativa di vita e per ciò stesso costituiscono la garanzia di perfezione.

Da parte degli autori motivazionali si dice che la felicità proviene non dalla considerazione dell'esteriorità o dalla vana ricerca del piacere effimero o del possesso; essa risiede in noi stessi e nella nostra volontà di decidere la nostra vita. La felicità dipende dai pensieri con cui impegniamo ogni giorno la nostra mente, che va alimentata in senso positivo e senza ossessioni e preoccupazioni oltremisura. Per poter agire in positivo, occorre anche pensare positivamente. Ma appunto per questo occorre anche formare la nostra mente con continue letture edificanti, con esercizi di meditazione e di preghiera. La felicità risiede nel dare molto più che nel ricevere; si riscontra nell'essere utili agli altri più che nel procacciare il solo nostro interesse e nella disponibilità a servire e a donarsi piuttosto che a porsi al centro dell'attenzione. Consiste anche nel sorridere delle nostre apprensioni, nel far buon viso a cattiva sorte, pazientare di fronte alle avversità e accettare le sconfitte, combattendo tuttavia con tutte le forze per essere fedeli ai nostri principi e ai buoni propositi. Essere se stessi e dare il meglio delle proprie risorse anziché conformarsi agli altri, è indice di perfezione e promette soddisfazione perché ci accerta di poter dare ciò noi siamo davvero.

Tutte prerogative che in tutti i casi non possono che scaturire dalle Beatitudini evangeliche e che promettono la perfezione e la gioia nel praticare la medesima legge divina. Ne fa una sintesi anche San Giacomo: “Considerate perfetta letizia fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l'opera sua che è in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.”(Gc 1, 2 - 4).

Le Beatitudini sono quindi una via alla perfezione sull'esempio di Gesù Cristo, che consegue la felicità e la gioia e tale perfezione si chiama “santità”.

Sempre qualcuno degli autori motivazionali (anche fra i non credenti) suggerisce che la felicità si possa ottenere anche scegliendo un modello di perfezione, un personaggio che possa ispirarci con i suoi carismi, il suo esempio e le sue virtù. Quale modello di perfezione potremmo noi adottare se non Gesù Cristo, Figlio di Dio nel quale non c'è ombra di peccato e che scese di essere trattato come peccatore (2 Cor 5,21)? Solo Cristo, via, verità e vita, Agnello senza macchia (Eb 7, 20) che è la pienezza della Rivelazione di Dio può essere assunto quale modello ed ispiratore dei nostri pensieri, sentimenti e azioni. Solo il suo Vangelo può illuminarci e condurci e la sequela stretta di Gesù è la vera perfezione, definita “santità”. “Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: Voi sarete santi perché io sono Santo”(1Pt 1, 15 - 16).

L'obiettivo che tutti gli uomini si prefiggono, ovvero la felicità, è racchiuso nell'invito del Signore ad essere irreprensibili nella condotta e a mirare alla perfezione sulle orme del suo Figlio Gesù Cristo e in effetti appunto perché siamo felici Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità (Ef 1, 3 - 5). La santità è vocazione universale imprescindibile, obiettivo irrinunciabile, guadagno faticoso ma non impossibile quando ci si prefigga il progetto di vita più adeguato.

Essere santi, perfetti e immacolati è un itinerario irto e spesso tortuoso, ostacolato dal peccato e dalle continue provocazioni degli scandali delle varie propagande, non solamente in ordine alla sessualità. Le vicissitudini in negativo sono sempre in agguato anche nella nostra stessa persona e le devianze dai buoni propositi sono all'ordine del giorno. Ma sull'esempio di Cristo, la perfezione evangelica è una via possibile e di questo ci danno la certezza i numerosi personaggi della nostra agiografia che, ciascuno nella propria epoca seguendo un precipuo stato vocazionale o uno specifico carisma singolare, si sono conformati a Cristo incarnando lo spirito delle Beatitudini senza riserve e con coraggio e determinazione.

Tutti questi personaggi illustri noi li veneriamo nella misura di uno al giorno; ne esaltiamo alcuni trascurandone altri, siamo propensi a dedicare a taluni novene e feste patronali e a gettare altri nel dimenticatoio e parecchi di essi non sono neppure citati nel calendario. Di parecchi di essi non si è neppure svolto il processo di beatificazione e tanti sono passati anche inosservati dalla storia.

Sia quel che sia, adesso sono tutti “nelle mani di Dio e nessun tormento li toccherà... per una breve pena, riceveranno grandi benefici” (Sap 1, 3. 5). Essi vivono tutti la gioia perenne della contemplazione del volto del Signore che è il Paradiso dove vivono la pienezza della pace e della gioia definitiva che l'eroismo delle virtù ha loro meritato. Nella giornata odierna la Chiesa li venera tutti indistintamente, a ciascuno tributando il dovuto omaggio e il dovuto riconoscimento per aver reso testimonianza delle Beatitudini ciascuno sotto un profilo carismatico differente ma tutti quanti sotto lo stesso rigore di amore e di fedeltà.

Nella giornata di oggi si ricorda di tutti questi personaggi di virtù esemplare, sia che abbiano dato la vita per la fede, sia che abbiano vissuto nel nascondimento; sia che abbiano esercitato con zelo la carità, sia che abbiano servito la Chiesa nella speculazione intellettuale. Sia che abbiano affrontato lunghi viaggi in terra di missione, sia che abbiano vissuto ciascuno nella propria regione di appartenenza.

Possano tutti e ciascuno di essi ispirarci verso amore verso la perfezione che conduce alla vera felicità che solo Dio può concedere.

 

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