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TESTO Un povero di nome Lazzaro

don Roberto Seregni  

XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (25/09/2022)

Vangelo: Lc 16,19-31 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: 19C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. 25Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 27E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. 29Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. 30E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. 31Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Nuovamente la liturgia ci porta a meditare su una parabola del Vangelo di Luca. È davvero sorprendente la genialità e la fantasia con cui il Maestro cerca di toccare il cuore e la mente dei suoi ascoltatori. Lasciamo raggiungere e affascinare dalla sua Parola.

La parabola di questa domenica si costruisce su un doppio contrasto: il ricco e il povero, la vita terrena e l'aldilà. I due protagonisti sono descritti abilmente da Luca: il ricco si veste lussuosamente e ogni giorno banchetta come un re; il povero, invece, è ricoperto di piaghe e mangia gli avanzi del ricco. Mi piace sottolineare che, mentre il ricco è lasciato nell'anonimato, il povero ha un nome: si chiama Lazzaro, diminutivo di Eleazaro che significa “Dio aiuta”.

Nella seconda parte della parabola, dopo la morte di entrambi, lo scenario si rovescia: il ricco è nei tormenti mentre Lazzaro è in compagnia di Abramo. Il giudizio di Dio capovolge la situazione terrena e capovolge anche una certa mentalità in base alla quale la ricchezza terrena era segno del privilegio divino. Niente di tutto questo! Nella parabola emerge chiaramente che Dio sta dalla parte dei poveri. Gli ultimi sono i suoi preferiti.

Non si dice nulla dei meriti o delle virtù di Lazzaro, semplicemente perché questo non interessa al racconto della parabola. Ciò che conta, invece, è sottolineare che Dio difende gli ultimi e prende la parte dei poveri.

Allo stesso modo non si dice nulla riguardo alla cattiveria del ricco. Egli non è condannato per le sue ricchezze, né perché si è comportato da oppressore o da violento, ma perché vivendo da ricco ha ignorato il povero: talmente preso dai suoi affari non si è accorto di chi aveva vicino.

Questo è il centro della parabola: il ricco è condannato per la sua totale indifferenza.

Il ricco e il povero sono vicini, vicinissimi, ma il primo nemmeno si accorge dell'altro. Il ricco non è né cattivo, né violento, né oppressore verso il povero Lazzaro. Semplicemente non lo vede, non si accorge di lui. Gli passa accanto come se niente fosse...

Anche noi, purtroppo, siamo come il ricco della parabola. Viviamo immersi nei nostri piccoli o grandi problemi e siamo miopi, indifferenti e sbadati.

Rileggo sottovoce la parabola di Gesù e sulle mie labbra affiora una preghiera...


Liberaci, Signore, dall'indifferenza che ci acceca
e dalla superficialità che ci anestetizza.
Allenaci a riconoscere il Tuo Volto
nel volto del povero.
Insegnaci a condividere quello che abbiamo
e quello che siamo.
Donaci una fede inquieta,
una speranza coraggiosa
e una carità appassionata.

Maria, madre dei poveri,
aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera.
Amen.

don Roberto Seregni

 

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