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TESTO Ne vale la pena

don Mario Simula  

I Domenica di Avvento (Anno C) (28/11/2021)

Vangelo: Lc 21,25-28.34-36 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 21,25-28.34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

La gioia di un incontro si misura con l'intensità del desiderio.
Voglio prepararmi all'incontro con Gesù che viene. Mi avventuro lungo gli itinerari dell'Avvento.
Itinerari perché sono diversi.
Si dipanano, settimana dopo settimana, conducendomi nel cuore misterioso di un Amore da scoprire.
Sarà, infatti, un incontro di amore.
Ci attende, al primo crocevia, il profeta Geremia.
In un lampo, ci immerge negli orizzonti sereni della speranza.
Stanno per venire i giorni nei quali il Signore realizzerà tutte le promesse di salvezza fatte a ciascuno di noi e alla sua Casa. A questa comunità di credenti che fatica inoltrandosi per strade impervie.
Spalanchiamo gli occhi, se vogliamo vedere il piccolo Germoglio che spunta dalla nostra terra.
E' un Germoglio giusto, mandato per esercitare il giudizio e la giustizia sul mondo.
Ogni giorno, durante queste domeniche, siamo pellegrini che gli vanno incontro.
La città degli uomini sarà salvata e vivrà nella tranquillità.
La comunità dei figli di Dio sofferenti, sarà chiamata dal Signore con un nome meraviglioso e misterioso.
Il suo nome sarà: Signore-nostra-giustizia.
Devo mettermi in viaggio. Devo camminare. Voglio conoscere le vie e i sentieri, la via giusta, la via di Dio. Un percorso fatto di amore e di fedeltà. Sono pronto ad accogliere l'alleanza col Signore ed esserle fedele.
Dio, come Padre, è pronto a confidarsi con noi: ci svela il segreto del suo patto di amore.
Devo innalzare al Signore l'anima mia. Fidarmi senza condizioni di Lui. Affidargli la mia vita.
L'incontro con Dio, intimo e assiduo, incrementa l'amore reciproco.
Paolo ne dà l'esempio scrivendo alla comunità dei Tessalonicesi.
La carità vera, conquistata ogni giorno, anche con fatica, diventa essa stessa un itinerario di Avvento che costruisce cuori saldi e irreprensibili nella santità quotidiana.
E' l'atteggiamento di chi vuole preparare la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.
Paolo, da buon maestro spirituale, ricorda anche quanto sia utile avere lungo il cammino una regola di vita scritta sulla traccia del Vangelo. Altrimenti si corre il rischio di camminare su un terreno pieno di insidie.
Il credente conosce la veglia e le sue ore che la preghiera rende fruttuose.
“Siate svegli”, ci dice Gesù. Il sonno spirituale è pesantezza, è apatia, è vivere alla giornata, è scegliere lo scartamento ridotto, perché si ha paura di sfrecciare lungo i binari della santità semplice, vera e feriale.
Le indicazioni prudenti per il viaggio, da parte di Gesù, incalzano: “State attenti a voi stessi. Vegliate su voi stessi. Vigilate sulla mediocrità che fa languire e che conduce a morire lentamente di inedia”.
“I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”.
La leggerezza del cuore rende spedito il cammino verso il Signore. Mette le ali al desiderio, brucia le scorie.
Un cuore appesantito è sclerocardico, è dissipato. Non è quindi soltanto distratto. E' sciupato in battiti inutili, alla ricerca di appagamenti futili e passeggeri. Ha perso il gusto del ritmo. Ha il fiato corto. Ha la malattia cronica della stanchezza. Non ama niente che valga. Non lo attrae alcuna esperienza che abbia segnali di vitalità, di creatività interiore. Non rischia più, giocandosi la vita nella fornace incandescente dell'amore. La passione per il bene diventa misurazione parsimoniosa, se non gretta, dell'impegno e della fantasia evangelica.
Se è vero che Dio ama chi dona con gioia, colui che possiede un cuore appesantito è privo di gioia e di doni. Conta, al termine di ogni giornata, i pochi spiccioli da mettere sotto il materasso. Ha la preoccupazione di essere derubato del piccolo bene che è rimasto in lui, non si preoccupa dell'entusiasmo di spendersi.
Quando il Signore verrà, cosa troverà in questo cuore fatiscente?
Quando verrà il Signore, quale amico vedrà il mio cuore? Un amico che incute terrore o desiderio?
“Risollevatevi e alzate il capo”. Due atteggiamenti di forza e di elasticità interiore.
Stare in piedi, se vogliamo metterci sulla strada del Signore. Stare in piedi, se vogliamo camminare impazienti verso di Lui.
Stare in piedi, se non vogliamo rammollire l'anima e farla diventare paurosa e fuggitiva. Stare in piedi, se non vogliamo nasconderci per paura di Gesù, il Signore che viene.
Alzare il capo: l'atteggiamento della dignità, della dichiarazione di valore della nostra persona, immagine e somiglianza di Dio.
Il capo abbassato manifesta rassegnazione senza Spirito creatore, senza gioia pasquale, da cristiano “pentito”.
La liberazione è vicina. Gesù è vicino.
Lo cerco per accoglierlo, quando lo incontrerò. Da persona libera,
non incatenata dal laccio che mi potrebbe piombare addosso.
Lo cerco col viso alto. Non presuntuoso, ma implorante e desideroso di un incrocio d'occhi faccia a faccia, senza veli.
La speranza rimane sempre accesa durante le quattro settimane di Avvento. La fede mi indica la via.
L'amore mi infuocherà anche durante le notti gelide.
Ho deciso: mi metterò in viaggio.
Non sono solo. Accanto a me camminano tanti altri con il medesimo desiderio e con lo stesso bisogno. Accanto a me condividono il viaggio, tanti che non sanno dove vanno, che cosa cercano e chi cercano. Tuttavia attraversano la Vita. Non vivono da imboscati. Sanno, come me, che un Bambino li attende. Questa certezza unisce i viandanti.

Gesù, non conosco la strada, come Abramo. Tuttavia sono felice di intraprendere il viaggio per la terra che tu mi indicherai. Ogni incontro con Te è una sorpresa. Meravigliosa e dolorosa. Appaga e libera spezzando catene. Eppure il viaggio mi attrae, irresistibile. Come se al traguardo ci fosse la perla preziosa, il tesoro per il quale vale la pena di vendere ogni altro bene.
Gesù, non conosco la strada. Non ho comunque paura. So con certezza che, passo dopo passo, troverò la guida giusta, le indicazioni certe, l'itinerario percorribile.
Gesù, non conosco la strada. Ma ho sentito parlare di Te. Mi hanno assicurato che posso fidarmi di Te.
Gesù, non conosco la strada. Voglio rischiare ugualmente. Se proprio dovessi smarrirmi, Tu sei esperto nel cercare pecore bizzarre che si lasciano prendere da qualche illusione avventurosa.
Gesù, non conosco la strada. Voglio mettermi in viaggio a qualsiasi costo. Se nemmeno le ghiande sono alla mia portata, ritornerò al punto di partenza. Sicuramente troverò un Padre a braccia aperte: “Figlio, sei speciale quando sbagli. Riprendi da capo. Prendi la mappa della fede. Tieni accesa la lampada della speranza e, soprattutto, non dimenticarti l'Amore. Ti do l'indicazione decisiva e infallibile: non troverai un re. Troverai un bambino. Non ti apparirà una casa sfarzosa. Davanti ai tuoi occhi vedrai una povera grotta, una madre e un uomo buono che sarà padre in mio nome. Riprendi la strada”.
Nuovamente in viaggio. Giorno e notte. Senza paura. Le Parole del Padre-Dio risuonano nitide nella mia testa e nel mio cuore. Le cantano il sangue che mi scorre nelle vene.
Gesù, non conoscevo la strada. Da oggi capisco che so trovarla.

 

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