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TESTO È l’amore il metro della fede

don Bruno Maggioni

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (23/10/2005)

Vangelo: Mt 22,34-40 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 34i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Uno scriba chiede quale sia il più grande comandamento (al singolare), e Gesù risponde elencandone due. L'amore per Dio è il più grande e il primo: il primato di Dio è affermato senza esitazione. L'amore per l'uomo viene per secondo. Dicendo però che «il secondo è simile al primo», Gesù afferma che tra i due comandamenti c'è un legame molto stretto. Certo è diversa la misura: l'amore per Dio è «con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente». L'amore per l'uomo è «come se stessi». La totalità appartiene solo al Signore: Lui solo deve essere adorato. Ma l'appartenenza al Signore non può essere senza l'amore per l'uomo. E difatti Gesù dice: «Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti». Non si tratta di due comandamenti paralleli, semplicemente accostati. E neppure basta dire che il secondo si fonda sul primo. Molto di più: il secondo concretizza il primo. Il primato di Dio si concretizza e si visibilizza nel riconoscimento del primato dell'uomo.

Osservando il comportamento cristiano, non è difficile scorgere due fondamentali accentuazioni, che a volte sembrano divaricarsi: quella che accentua il primato di Dio (quindi la preghiera, il rapporto col Signore, la conversione interiore personale) e quella che, in nome di Dio, attira l'attenzione sull'uomo (quindi la giustizia, la lotta per un mondo più giusto, la presa di posizione di fronte a strutture ingiuste). Si direbbe più religiosa la prima e più politica la seconda. Ma tale giudizio è superficiale e sbrigativo.

Ma non vogliamo entrare nella questione. Ci basta qui mettere in luce due possibili rischi, uno per parte. Gesù ha detto di amare il prossimo come se stessi, e il Vangelo impegna certamente per la liberazione dell'uomo. Ma è pur vero che nella generosa lotta per l'uomo può nascondersi una dimenticanza del primato di Dio, che invece deve essere affermata con tutta chiarezza. L'uomo è fatto per Dio, ecco ciò che non va mai dimenticato, neppure là dove la povertà e l'ingiustizia sono grandi.

Ed ecco allora l'altra posizione: partire da Dio e parlare sempre di Dio. D'accordo. Ma di quale Dio? Anche qui l'equivoco è possibile. Certamente Dio va sempre messo al primo posto, ma deve trattarsi di un Dio che proclama che il sabato è per l'uomo e non l'uomo per il sabato. Dio è per l'uomo. La novità cristiana sta nel mantenere unite le due affermazioni.

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