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TESTO Che cosa lasciamo alle spalle...?

don Angelo Casati  

SS. Trinità (Anno B) (30/05/2021)

Vangelo: Gv 15,24-27 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.

26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Vorrei contemplare con voi, oserei direi da lontano, il mistero di Dio. In questa festa della santissima Trinità, sento il desiderio di sfuggire al pericolo di costringere Dio in una figura algebrica. Che non mi emozionerebbe e nemmeno, penso, lo definirebbe. Già mi emoziona di più pensare al Padre che nutre gli uccelli dell'aria, al Figlio che è passato beneficando per strade di terra e di mare, allo Spirito che ha sfiorato e ancora sfiora, come vento, volti di donne e di uomini. E rimanere stupito alla forza dell'amore. Che li fa una cosa sola. E lui, Gesù, a dire: "siano una cosa sola, come noi, Padre, siamo una cosa sola". L'amore li fa una cosa sola!

Sì, vorrei dirvi che mi sento come Mosè. E come potrei presumere di essere più di Mosè, il grande conduttore di tribù, l'amico di Dio? Vorrei non avere altro che la cavità di una rupe, nelle cui ombre segrete nascondermi ed essere sfiorato, per avventura, come lui, dalla tenerezza di un Dio che, passando, mi copra a compassione gli occhi e da fessura di rupe intravedere, per grazia, le sue spalle, perché sta scritto: "Ti coprirò con la mia mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere". Lasciatemi dire, che meschina ingenua rappresentazione, di noi e della fede, rischiamo di dare, ogni qualvolta noi credenti parliamo come se Dio lo vedessimo! Sta la parola dell'apostolo Giovanni nella sua lettera: "Dio non l'ha visto nessuno!".

La caverna e la fessura da cui Mosè contempla sono un monito a guardarci da ogni atteggiamento dello spirito che ci fa petulanti su Dio e sulle cose di Dio. Quasi ne avessimo noi l'esclusiva. Potrà meravigliarvi, ma io penso che oggi ci tocchi un compito, quello di difendere Dio. Difenderlo da uomini religiosi petulanti. Difenderlo dall'uso banalizzato, a volte osceno, del suo nome, da una infinità di pensieri nostri e di tradizioni nostre che non hanno niente a che fare con Dio e con il suo Libro, con Gesù e il suo vangelo. Ci doni il Signore l'umiltà dello spirito che ci fa convinti che "quando si parla di Dio, non è quasi mai veramente di Dio che si parla". Questa consapevolezza ci fa usare più spesso una piccola parola che noi non troviamo mai o quasi mai nei nostri documenti, nelle nostre dichiarazioni ecclesiastiche, nei nostri discorsi: la paroletta "forse". Forse. E allora, quello che ti senti di dire di Dio, dillo sottovoce. Con rispetto di Dio. E con rispetto dell'intelligenza di chi ti ascolta.

La tradizione rabbinica fa osservare che le parole che noi traduciamo: "mi vedrai alle spalle" potrebbero anche essere tradotte con "mi vedrai con il mio dietro o con il mio dopo". Cioè con quello che lascio dietro. E che cosa lasciò dietro Dio sul monte se non il suo nome. Quale? Da stampare a memoria! Riascoltiamo: "Il Signore passò davanti a lui proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per migliaia di generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato'". Alle sue spalle non lasciava parole, ma un nome, una identità. Lui "è" così: "misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà". Sul monte Dio passava e impigliati nell'aria rimanevano questi nomi.

Ebbene Dio non cambia nome. Quando il Figlio di Dio passò in mezzo a noi, che cosa lasciò alle spalle, che dicesse la sua identità? "Passò beneficando" è scritto. Lasciò alle spalle la misericordia, la grazia, la fedeltà. E per questo oggi nel brano di Giovanni Gesù fa una osservazione luminosa, puntuale, nei confronti dei suoi oppositori, dice: "Se non avessi compiuto in mezzo a loro le opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato, ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio". Quasi dicesse alla fine della sua vita: "Ma le hanno ben viste le opere che mi lascio alle spalle! Misericordia, tenerezza, fedeltà. Le stesse opere che fa mio Padre. Hanno visto, non hanno creduto!". Dunque dalle sue opere conosciamo Dio, Gesù, dalle opere che si lasciano alle spalle.

Ebbene dalle opere conosciamo anche chi è veramente figlio di Dio e di conseguenza chi abusa, chi abusa del nome di figlio. Quali opere ci lasciamo alle spalle? Oggi Paolo usava termini che fanno una divaricazione: viviamo secondo la carne o secondo lo Spirito? Le opere della carne o quelle dello Spirito? Purtroppo per una cattiva interpretazione a lungo, troppo a lungo, si è pensato che Paolo alludesse al corpo e mettesse in antitesi corpo e spirito. Ma per opere della carne Paolo alludeva a un sistema che è centrato su se stesso, sulla presunzione, sul dominio, un modo dispotico di intendere la vita, l'arroganza. Potremmo dire: un modo antievangelico di vedere se stessi, gli altri, la comunità, la società, il mondo. Per intenderci un modo di vivere non secondo i criteri del vangelo, i criteri dello spirito, ma secondo i criteri del mondo.

Ebbene la domanda ritorna: le opere che ci lasciamo alle spalle a quali criteri si ispirano, alludono? Ai criteri del mondo o ai criteri evangelici? Quando come chiesa o come realtà ecclesiali ci lasciassimo condurre da criteri mondani e non si trovasse più in quello che diciamo e facciamo lo spirito, ci dovrebbe venire puntualmente alla memoria l'immagine del vangelo, l'immagine del sale che ha perso il sapore, che a null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Perdonate se, leggendo i testi di questa domenica della Trinità, mi si è affacciata sino a diventare dominante questa domanda, che, certo, risente anche della mia età, che va verso il suo compimento: "che cosa lascio alle spalle?". E' una domanda, penso, che potremmo rivolgerci anche ogni giorno, a sera? Oggi, oggi, che cosa mi lascio alle spalle? Vorrei aggiungere un commento alle mie parole che mi ha molto divertito.

ELOGIO DEL FORSE

On pret amis, Angelo Casati, - Un prete amico, Angelo Casati,
per la Trinità de quest'ann - per la Trinità di quest'anno

l'ha dii che "Forsi" l'è ona parola - ha detto che "Forse" è una parola

che se usa pocch in di noster document. - che si usa poco nei nostri documenti

El dis ancamò de dì sottvos - Aggiunge anche di dire sottovoce

quel che te sentet dì de Dio, - quello che tu senti dir di Dio,
per rispettall, e rispettà - per rispettarlo, e rispettare
quej che te sculten. - quelli che ti ascoltano
Oh quanti volt on "forsi" - Oh quante volte un "forse"

l'avariss creaa men burdeleri, - avrebbe creato meno sconquasso,

on dubbi inframezz a tant certezz - un dubbio messo tra tante certezze l'avariss fermaa guerr e ammazzament. - avrebbe fermato guerre ed eccidi.

Ogni ann in gesa se dovariss - Ogni anno in chiesa di dovrebbe

fà ona festa per el "forsi", - fare una festa per il "forse",

e credi de vedé ona gesa pienna - e credo di vedere una chiesa piena

de gent che cerca, cerca la soa fed. - di gente che cerca, cerca la sua fede.

Piergiorgio Mora 20 Giugno 2012

 

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