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TESTO Rinascita

don Luciano Sanvito

Messa Rituale - Esequie

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Carissimi, siamo qui riuniti attorno a questa bara, che contiene un cadavere; ma essa è anche una culla, da dove questo nostro amico oggi è chiamato a rinascere. Ecco perché non siamo qui a ricordare le cose di lui, come più o meno quelle della vita di tutti e di sempre, ma siamo qui a celebrare: ad attestare che un mistero in atto: la morte, passa oggi il testimone a un mistero in potenza: la vita. Ma è una vita nuova, questa: non la vita di prima; non è una reincarnazione e nemmeno una risuscitazione, come quella di Lazzaro: è qualcosa di più, molto più profondo ed efficace, che per essere anche soltanto intuito ha bisogno di tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ecco perché celebriamo il funerale di questo nostro amico, come tutti noi buono e cattivo, santo e peccatore, orgoglioso e umile, che oggi rispecchiamo davanti alla croce di Colui che rende le cose come stanno in realtà.

Il funerale celebrato oggi alla luce della Croce sbrina le gelide apparenze della morte, scioglie i nodi del dolore e della pusillanimità, e apre a una nuova dimensione: quella della Croce che ci apre la porta, proprio attraverso il funerale che stiamo vivendo, e ci da una panoramica infinita e alla quale solo in briciola possiamo attingere, solo a goccia: ma per oggi, la nostra fede è ritemprata, la nostra speranza saziata, la nostra carità rinvigorita. C'è in atto, dunque, carissimi, un passaggio triplice da vivere e da contemplare: il passaggio primo, che è quello della Croce, nostra porta, che il nostro amico si vede oggi suggellata e sigillata come morte; il passaggio secondo, che è del nostro amico, qui incarnato nella celebrazione pasquale, che attraverso la nostra fede e i meriti della Croce è chiamato a fare: nessuno di noi sa per dove e chissà quando, ma lo è per vocazione pasquale e vitale; infine, il suffragio di oggi rappresenta il terzo passaggio: di noi chiesa, che partecipi a questo funerale, alla luce della Croce, con il nostro amico che ci fa da testimone e precursore, osiamo noi stessi avanzare nel senso della vita, verso la morte pasquale che apre al mistero. Mistero, carissimi, non più fatto di paura, ma sopratutto di vita, di serenità e di spirito nuovo.

Lasciamo dunque partire, ora, e seguiamo con lo sguardo del cuore, colui che rinasce a nuovo viaggio pasquale, colui che si avventura a prepararci la strada; e riceviamo anche noi, attraverso questo nostro amico, oggi, il senso più vivo della morte quotidiana, segno e strumento della nostra trasformazione, della nostra conversione, della nostra ripresa del cammino.

 

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