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TESTO Commento su Marco 14,1-15,47

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II Domenica di Quaresima (Anno B) (28/02/2021)

Vangelo: Mc 14,1-15,47 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 9,2-10

2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

In questa seconda Domenica di quaresima la liturgia ci offre la possibilità di riflettere sul grande mistero della Trasfigurazione. L'itinerario quaresimale che stiamo vivendo suggerisce una lettura del Vangelo di oggi a partire dall'esperienza degli apostoli. A tale proposito scrisse Paul Evdokimov: “la storia evangelica non parla della trasfigurazione del Signore, ma di quella degli apostoli, sono infatti gli apostoli ad aver bisogno di questa trasfigurazione”. Marco inizia il suo racconto con queste parole: “Li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli”. Il cammino della trasfigurazione proposto agli apostoli esige un cambio di prospettiva, occorre salire e rimanere da soli con lui. Anche la quaresima esige una trasfigurazione, cioè un cambiamento. Questo cambiamento inizia nel Vangelo da una iniziativa libera e sovrana del Signore, il quale conduce i suoi discepoli in alto. Questo dato è molto significativo perché ci ricorda che la quaresima è prima di tutto una chiamata e trova il suo pieno significato nella disponibilità dell'uomo ad essere condotto in alto per fare l'esperienza dell'intima amicizia con Dio. Al centro della quaresima non ci sono le opere di penitenza degli uomini, queste vengono dopo, ma la grazia di Dio che chiede all'uomo la totale disponibilità attraverso una vera conversione del cuore. Come ha affermato papa Francesco nella sua omelia per il Mercoledì delle Ceneri: “la quaresima è un viaggio di ritorno a Dio. “Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche”. Sono le vesti con le quali Dio vuole rivestire la nudità dell'uomo avvolto nei suoi peccati, queste vesti sono rese per noi candide dal suo stesso sangue versato sulla croce. Nessuno può trasfigurare se stesso senza la sua grazia, nessun lavandaio può lavare il peccato che macchia e sporca la vita dell'uomo. Infine Marco invita ognuno di noi ad ascoltare. “Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo”. Figli nel Figlio anche noi siamo amati con lo stesso amore con cui l'Eterno Padre ama suo figlio. La quaresima dunque è un vero e proprio cammino di trasfigurazione, dove deposte le vesti del peccato, rivestiti e purificati dal Sangue dell'Agnello, attraverso l'ascolto filiale ci lasciamo condurre il alto per vivere l'esperienza della sua amicizia che salva.

Commento a cura di Paolo Morocutti

 

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