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TESTO Commento su Giovanni 1,35-42

don Michele Cerutti

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (17/01/2021)

Vangelo: Gv 1,35-42 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Una occasione grande ci viene offerta oggi dalla Parola di Dio nel brano evangelico e nella prima lettura, ovvero, quello di fare memoria della chiamata del Signore a vivere la nostra vocazione in pienezza.
La proposta non esclude nessuno. La vocazione non è solo del prete, del frate e della suora o dei consacrati in generale, ma è anche di coloro che vivono la realtà del matrimonio.
Vocazione vuol dire rispondere al progetto di Dio che è comune a tutti: la nostra santità.
Guardando all'icona che il Vangelo ci offre è bello pensare quando sono state le nostre quattro del pomeriggio, ovvero in quale momento preciso della nostra vita Dio ci ha chiesto di dare pienezza alla nostra esistenza.
Giovanni fa molto riferimento alle ore del giorno per invitarci proprio a scoprire il tempo preciso in cui Egli ci parla per non disperdere nella nostra vita i segni della Sua presenza.
Tutti abbiamo vissuto la nostra ora e tutti siamo rimandati a quella.
Pensate perfino la Vergine Maria è richiamata a quell'ora. A Cana davanti alle preoccupazioni della Madonna, perché mancava il vino per proseguire la festa, Gesù dice alla Madre una espressione forte: “Che ho a che fare con te o donna? non è giunta ancora la mia ora”.
Maria è invitata a camminare per giungere alla sua ora quella del Calvario quando vedrà ben definita la sua missione quella di passare da essere Madre di Dio a essere Madre di tutti noi.
A mezzogiorno, ovvero nell'ora più calda del giorno, una donna la Samaritana si troverà a soddisfare una richiesta alquanto originale: dare da bere a un Giudeo. Quell'incontro cambierà tutta la sua vita e Lei che giunge al pozzo proprio in quell'ora per non essere additata, visto il suo passato difficile, da quelli del villaggio, che ormai si sono ritirati a pranzo, ora può andare proprio da loro per dire: Ho incontrato un uomo che mi ha detto tutto di me. Che non sia Lui il Messia?
A mezzogiorno, Gesù sulla Croce chiederà ancora una volta di essere assetato e la risposta degli uomini è di impregnare una spugna di aceto.
Nell'ora in cui Gesù si manifesta ci si può trovare impreparati e chiusi nel proprio mondo.
C'è un'ora in cui tocchiamo ancor più con mano la misericordia di Dio ed il suo amore diventa grande e sono le tre del pomeriggio quando emise un altissimo grido e morì. In quell'istante un centurione riconosce che è Figlio di Dio.
In quell'ora il discepolo deve essere grato al Signore e per questo, ci dicono gli Atti degli Apostoli, Pietro e Giovanni vanno al Tempio a pregare.
La salvezza passa attraverso le ore del giorno ovvero attraverso la nostra quotidianità.
Alle quattro del pomeriggio quando gli uomini, dopo che, hanno sperimentato l'amore di Dio debbono scegliere cosa fare della propria vita.
Il brano evangelico ci dice che in quell'ora alcuni dei primi apostoli si mettono alla Sequela di Gesù.
Dio ha parlato al cuore degli uomini è il momento delle scelte.
Cercando di scoprire nella nostra vita in quale giorno sono scoccate le nostre quattro del pomeriggio possiamo metterci in movimento con più entusiasmo anche in mezzo alle difficoltà della nostra risposta, nella quotidianità.
C'è richiesto questo coraggio di riandare al cuore della nostra vocazione allora poi saremo in grado di essere a nostra volta coraggiosi come i primi apostoli a indicare la strada a coloro che sono in ricerca.
Sì, perché se ci sono le quattro del pomeriggio ci sono state anche le notti della vita in cui il Signore ci ha parlato e ha voluto condurci a giungere alla luce.
Questo è successo a Samuele che nella notte è stato chiamato più volte e in alcuni momenti, come abbiamo letto nella prima lettura, ha vissuto il disorientamento.
Aiutato da Elì la risposta a Dio del giovane è stata incondizionata.
Dio continua a chiamare, nelle notti di ciascuno, occorre decifrare questo facendosi aiutare da coloro a cui Dio ha dato doni particolari per riconoscere la presenza.
Possono essere sacerdoti, ma anche laici che conducono una esistenza esemplare. Non è una prerogativa dei preti, perché Dio dona a tutti senza distinzione delle virtù speciali.
Nella notte l'uomo si interpella e si domanda sulla pienezza da dare nella propria vita.
Giuseppe nella notte comprende come muoversi nelle difficoltà e negli impegni di un compito speciale e lo vediamo abitato da dubbi, ma viene confortato per perseguire delle certezze, ovvero rispondere al progetto di Dio di essere custode di Gesù e di Maria.
Nella notte Nicodemo interpella Gesù probabilmente anche perché fariseo preferisce nascondersi nelle ombre per non farsi vedere che lo sta interrogando.
Inizia, tuttavia, un cammino anche per questo cercatore di Dio che lo porterà inizialmente a difenderlo timidamente, quando i suoi lo vogliono condannare, per poi essere più coraggioso quando con Giuseppe di Arimatea andrà a portare gli aromi al sepolcro nella notte del Venerdì Santo.
Il cammino sarà lungo Nicodemo non potrà limitarsi alla semplice pietà per un morto, dovrà riconoscerlo nella risurrezione, ma le sue notti sono l'avvio di un cammino di ricerca.
Nella notte c'è il rischio di addormentarsi come hanno fatto i discepoli nel giardino degli Ulivi.
La Parola ci chiede di saper leggere le nostre notti per ripartire sotto la luce del giorno con slanci sempre decisi.
In quale notte ci troviamo? Siamo alla ricerca o siamo assopiti? Importante però non fuggire dall'oscurità con scappatoie, ma ricercare la Luce vera quella che rischiara le nostre tenebre e con Newman possiamo esprimere anche noi: “finché la notte passi sarai tu o Luce gentile a guidarmi”.
Questi brani ci fanno comprendere che il tempo diventa realtà preziosa da valorizzare per non trovarci impreparati davanti a Dio che passa e, come dice Agostino di Ippona, dobbiamo temerne il passaggio: sì perché non abbia a sfuggirci.

 

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