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TESTO Natale di Sapienza e di ripresa

padre Gian Franco Scarpitta  

II Domenica dopo Natale (03/01/2021)

Vangelo: Gv 1,1-18 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

2Egli era, in principio, presso Dio:

3tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

5la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

6Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

7Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

9Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

10Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

11Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

12A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

13i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

14E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

15Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

16Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

Il Verbo di Dio, ossia la Parola per mezzo della quale Dio aveva creato tutto il mondo, identificata anche con la Sapienza di Dio e anche con Dio stesso, quando venne la pienezza del tempo (Gal 4, 3) si è incarnata e ha assunto il nostro tempo, è entrata nella nostra storia e si è resa partecipe della nostra vita. Questo è successo a Betlemme, presso una coppia di sposi nazareni che ivi si era recata per adempiere a un' incombenza di legge. Il Natale è tutto qui. Comincia da un progetto eterno e infinito che oltrepassa tutto l'universo, procede da un ambito misterioso e impenetrabile e inafferrabile da qualsiasi raffinatezza di pensiero umano e si realizza in un luogo e in un evento si estrema semplicità. Il Natale è il Tutto nel frammento, come direbbe Von Balthasar, l'infinito in un cassetto, la trascendenza che diventa esperienza o l'intero in una minuscola parte. Giovanni nel suo prologo parla di un principio, cioè di un inizio atemporale prima ancora che esistesse la prima particella di gas o di materia; in questo principio, quindi prima ancora che ogni cosa avesse origine, era presente solo Dio accanto al Verbo. Ma il Verbo e Dio sono sempre state la stessa identità: Dio è infatti uno solo ma in Tre Persone: il Padre, il Figlio (appunto il Verbo) e lo Spirito Santo che era al principio assieme agli altri Due. Il Verbo (Figlio) è compartecipe della creazione e della messa in opera di tutte le cose e in un determinato momento, preceduto da Giovanni Battista che ne precorre i tempi e la missione, si rende carne, assume cioè la nostra natura debole, fragile e sottomessa per venire ad abitare in mezzo a noi. Assumendo un nome terreno che indica una promessa divina adempiuta: Gesù Cristo infatti significa Salvatore Unto da Dio, Messia universale atteso e prefigurato da tantissimi secoli.

Cos'altro più eloquente se non Dio che assume le vestigia di un bambino, l'Infinito e l'Eterno che entra nella nostra storia e si sottomette ai nostri calendari e alle nostre misure spazio temporali? Nel Natale si concentra tutto il mistero della rivelazione, che è il concedersi totale di Dio all'uomo, l'instaurare relazioni amichevoli con noi, l'intraprendere cammini e percorsi di solidarietà e di amicizia con chi deve assolutamente essere recuperato. Il Natale è il tempo in cui la Sapienza che l'uomo cerca dappertutto senza esito o conosce solo frammentariamente e con disordine, si presenta essa stessa alla portata dell'uomo, perché questi possa convivere animato da essa e intraprendere i suoi itinerari di vita per raggiungere la salvezza. La Sapienza è lo stesso Verbo Gesù come di fatto preciserà anche Paolo (1Cor 1, 24), che era presente quando Dio creava il mondo e che adesso è venuta a costruirsi una casa fra di noi. Di conseguenza vivere sapientemente non consiste nell'adottare espedienti profani, ma conformarsi in tutto e per tutto alla volontà stessa di Dio, considerando i suoi progetti migliori dei nostri, le sue vie prevaricanti le nostre vie, i suoi criteri molto più garanti e promettenti dei nostri. Chiedere la sapienza con fede vuol dire aspettarsi qualcosa che Dio ci darà con certezza e che sarà alla base della nostra felicità e del nostro successo, purché i nostri intenti non siano lestofanti e libertini (Gc 1, 5 - 8).

La Sapienza con cui è possibile ricostruire il mondo e procacciare in noi, specialmente in questo attimo presente tanto combattuto e incerto per la pandemia, le motivazioni per la ripresa economica, sociale, psicologica e politica si è resa manifesta in un Bambino, che ci incute fiducia e speranza di poter uscire indenni dal tunnel cantando vittoria. Con la sapienza che proviene da Dio, anzi con Cristo sapienza di Dio è possibile superare tutte le incertezze e riprendere a credere in noi stessi, non demotivarci ma reagire, combattendo senza risparmiarci per la sconfitta del malessere che ci affligge e per le conseguenze nefaste che ha comportato. Al contempo però essa è anche garanzia di modestia, umiltà e sottomissione che possano evitarci l'autocompiacimento e l'autoesaltazione, pur garantendo che abbiamo fiducia in noi stessi.

Non si tratta di un sapere riservato ai dotti e agli intellettuali, ma di una Sapienza divina che si associa con la potenza e quest'ultima non è qualcosa di paragonabile alla pretesa umana di affermazione. Potenza di Dio è ciò che per noi è debolezza, quindi l'aspetto esile e vulnerabile che tuttavia manifesta la vera forza.

In una parola, Natale è il Verbo di Dio che si fa per noi perché noi possiamo vivere di lui senza alcun grado di istruzione accademico ma semplicemente con l'umiltà e la buona volontà che alimentano la fede dalla quale scaturiscono le ragioni della speranza. Natale è l'affascinarsi del Verbo di Dio per la nostra natura perché noi cogliamo il fascino della divinità e lo facciamo obiettivo da raggiungere in futuro e nel quale perseverare al presente.

 

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