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TESTO Giovanni il Battista, un tipo strano.

Paolo De Martino  

III Domenica di Avvento (Anno B) - Gaudete (06/12/2020)

Vangelo: Gv 1,6-8.19-28 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 1,6-8.19-28

6Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

7Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:

«Io sono voce di uno che grida nel deserto:

Rendete diritta la via del Signore,

come disse il profeta Isaia».

24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Il vangelo che abbiamo ascoltato questa sera inizia con un fatto molto strano. Un fatto strano che ha un nome e un cognome: questo fatto strano si chiama Giovanni Battista. E lo è perché Giovanni Battista esercitava una misteriosa attrattiva nei confronti delle persone.
Ma che cosa dirà di così interessante Giovanni Battista?

Se noi ci atteniamo al vangelo non c'è quasi nulla di interessante, perché le cose che dice sono le cose che sentiamo costantemente ripetere dalle persone che ci vogliono bene. “Comportati bene, cambia testa, convertiti, ravvediti, smetti di fare cose sbagliate”.

Perché Giovanni Battista era così attraente? Se non erano i suoi argomenti a essere il suo pezzo forte, allora cos'era? Era interessante il fatto che era lui a dirlo, era lui la cosa più interessante. Perché Giovanni è un fatto strano! Giovanni nasce già come qualcosa di strano. Nasce come un figlio inaspettato di una coppia sterile, che ormai non sperava più di avere un figlio. E Giovanni cresce come un ragazzo strano.

La bella notizia di questa storia, è che nessuno può capire qualcosa del Vangelo finché non parte dalla sua parte strana, dalla sua parte misteriosa, da una parte che non è massificabile, da una parte che non si capisce.

È interessante. Passiamo la maggior parte della nostra vita a sentirci parte di qualcuno e di qualcosa. Passiamo la maggior parte della nostra vita cercando di non sentirci soli. Poi, a un certo punto, ci rendiamo conto che per essere felici, dobbiamo essere diversi. Dobbiamo essere, noi stessi, dobbiamo scoprire chi siamo davvero e che non basta essere quello che gli altri si aspettano da noi, non basta essere il compimento delle attese dei genitori, degli educatori, delle persone che abbiamo intorno. C'è una parte strana di noi, misteriosa, che deve emergere. E finché non emerge c'è qualcosa di incompleto in noi.

Giovanni è un indicativo, è un presente indicativo. La sua presenza indica qualcosa. Tutta la sua vita è un indicare qualcosa. Tutti cercano qualcosa e cercando lui indica qualcos'altro.

Questo è bello ricordarcelo in tempi come i nostri in cui dobbiamo imparare di nuovo ad annunciare il vangelo, dobbiamo imparare a essere segno di questo vangelo nel mondo. Non dobbiamo essere ferrati teologicamente (la teologia ci serve tantissimo per carità) ma ciò che ci rende interessanti agli occhi del mondo, attraenti, è quando la gente, incontrandoci, incontra qualcuno che ha deciso di essere se stesso.

Io credo che questa sia la prima forma di evangelizzazione nei confronti delle persone che abbiamo intorno.

Dietro a Giovanni forse c'è l'immagine più bella che cos'è la chiesa.
La Chiesa non è Cristo, non è una risposta, non è la meta.

La Chiesa dovrebbe semplicemente far venire voglia di Cristo. Dovrebbe farci venire voglia di metterci in cammino, dovrebbe essere colei che ci educa ad avere uno sguardo così, che ci trasmette passione, parole che ci mettono in cammino, parole che ci costringono a cercarlo, non parole che fanno concludere i nostri viaggi. Questa è la Chiesa!

Giovanni non dice sono io il messia, sono io il Cristo, ma tutta la sua vita è dire ai suoi discepoli “voi vi potete permettere di avere una domanda, vi potete permettere di cercare Dio”. Quanto sarebbe bello se le nostre esperienze (piccole o grandi che siano), i nostri momenti di preghiera, i nostri incontri, il nostro essere chiesa ci spingessero a seguirlo, a rimetterci in cammino, a far aumentare in maniera esponenziale le domande, con la fiducia di fondo che esiste una risposta. Ma questa risposta non ce l'abbiamo noi e non siamo noi, perché questa risposta è Cristo.
Noi, come Giovanni, siamo relativi a lui, ma non siamo lui.
Siamo indicativo, ma non siamo lui.

Le nostre esperienze di Chiesa, anche se perfette, anche se funzionano perché tutto è programmato, se non ci spingono a seguirlo... non servono! Sono esperienze di intrattenimento, ma questo non è la Chiesa, perché la Chiesa non trattiene e non intrattiene...la chiesa spinge, spinge fuori!

Giovanni ha trovato il motivo per cui vivere, per cui è stato creato, ciò che dà senso alla sua vita. Giovanni ha trovato il motivo, il senso della sua vita.

Lui deve dire a tutti: “State attenti, preparate la via al Signore, non dormite, non sonnecchiate, il Signore vi passa vicino, non lasciatevelo scappare. Dio c'è, ma se avete gli occhi chiusi non lo vedrete”.
Lui dà, presta la voce, ma le parole sono di un altro.
Giovanni testimonia la luce, illumina, ma non è la Luce.

E' come la luna che riflette, ma non è da lei che viene la luce; la luce viene dal sole.

Ecco chi è il Battista: Voce che grida la Parola, la bella notizia!

Giovanni, come i profeti di sempre, son coloro che hanno il compito di svegliare le coscienze, a dire che sulle nostre teste c'è un male che tiene in ostaggio l'uomo, che gli impedisce di essere se stesso.

I profeti sono coloro che gridano che non ci si può rassegnare all'ingiustizia, che occorre optare per soluzioni in grado di contribuire ad uscire dalla logica di potere, che l'uomo è fatto per altro, per la verità, e la verità ha sempre a che fare con la libertà e la giustizia. Giovanni verrà decapitato per questo. Erode tagliandogli la gola crederà di far tacere la voce, ma di fatto non farà altro che amplificarla, perché la verità quando è messa a tacere grida ancora più forte.

Delle volte pensiamo che la testimonianza sia parlare e mostrare Cristo.

Oggi il Vangelo sembra dirci che testimoniare è avere il coraggio di dire che non siamo noi Cristo.

Significa dire apertamente che noi non possiamo salvare la vita di nessuno, che non è in nostro potere rendere radicalmente felice qualcuno, che non possiamo colmare la mancanza che c'è nel cuore delle persone che ci sono accanto.

Dire di non essere Cristo significa dichiarare la nostra umanità fallibile, i nostri limiti, la nostra incapacità.
Non possiamo giocare a fare Dio con la vita delle persone.

Nessuno di noi può lealmente guardare negli occhi qualcuno e dire ti salverò da tutto.

Noi possiamo solo essere “voce”, nostalgia, direzione, compagnia, supporto, mano tesa, ma non Cristo.

La bella notizia di questa Domenica? Se ci lasciamo raggiungere dalla Parola sull'esempio di Giovanni Battista ci faremo cercatori dell'Atteso, con la certezza di essere stati già trovati da Lui.

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