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TESTO Commento su Is 63,16-17.19; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37

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I Domenica di Avvento (Anno B) (29/11/2020)

Vangelo: Is 63,16-17.19; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 33Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. 34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

L'anno liturgico, che oggi ha inizio, è chiamato Avvento ed è il periodo di 28 giorni, che precede il Natale, mentre la natura scivola lentamente nel sonno. Ma è anche il periodo in cui la Chiesa attende la venuta del Signore e ci invita ad accendere una fiaccola per tenerci desti, perché verrà nel cuore della notte senza precisare l'ora. Questo tempo è anche un periodo di pericolo. Pericolo per chi credere di non esce sveglio quando egli verrà.
Nonostante la venuta storica di Gesù sia fissata con la data del 25 Dicembre, noi dobbiamo ricordarci che egli ci viene incontro tutti i giorni: infatti la salvezza di Cristo ci viene portata e offerta ogni giorno della vita terrena, per cui e necessario vigilare. E vigilare vuol dire riconoscere Gesù tutte le volte che lo incontriamo: nei familiari che ci stanno accanto, nei colleghi di lavoro, in colui che ci tende la manovre ricevere da noi un obolo. È attraverso loro che Gesù ci chiede di accoglierlo e dirgli: resta con noi Signore, nostra luce, perché se tu vai via noi siamo nel buio più completo. Quindi celebriamo questo capodanno liturgico, non con libagioni e luminarie, ma con la preghiera, perché il Signore ci venga ad indicare quale sia la via per il Regno: “Maranath'a, vieni, Signore Gesù”.

La liturgia odierna della parola offre alla nostra meditazione dei versetti tratti dal capitolo 63 e 64 del profeta Isaia( della collezione conosciuta come del Trito-Isaia). Egli ci dice, che Dio solo può recarci aiuto perché è il nostro creatore, che con un atto di bontà ci ha adottato. I padri carnali non sono in grado di impedire la nostra rovina, questo lo può solo il Signore che tutto può. Poiché Dio è nostro padre il profeta lo invita ad intervenire affinché noi non pecchiamo, abusando della sua libertà: degnati, Signore, di intervenire in nostro favore per l'amore che tu hai per noi. E continua dicendo Solo se tu tornassi; o Signore, sussulterebbero i monti; noi dobbiamo sol sperare che Dio faccia il miracolo di far sussultare le montagne del nostro orgoglio e della nostra presunzione.

Col Salmo 79 il Salmista invita noi, gregge di Dio, a chiedere al nostro pastore di ascoltarci, farsi vedere, risvegliare la sua potenza per farci ritornare a lui. Ascolta, Signore, le nostre preghiere e asciuga le nostre lacrime causate dal trionfo dei nemici su di noi. Di noi un tempo tua vigna devastata dagli animali selvatici. Dio nostro ti chiediamo di tornare per recintarla e coltivarla e allora saremo salvati.

Con la seconda lettura della liturgia odierna l'Apostolo delle Genti invita la comunità di Corinto, da lui fondata, a vivere, tra di loro, nella pace di Dio e del Signore Gesù. Paolo ringrazia Dio per tutti i doni che la comunità ha ricevuto da Dio per mezzo di Gesù Cristo. I Corinti sono ricchi di doni celesti, in modo speciale della parola ossia della dottrina evangelica. Altro dono di grazia è quello di saper rendere ragione della propria fede. La causa di tali doni sta nel modo in cui fu predicato loro il Vangelo, che ha posto in loro radici profonde, si da attendere vigilanti la manifestazione di Gesù. E poiché queste grazie sono comuni a tutti i credenti in Cristo Figlio rallegriamoci ed esultiamo, ma soprattutto ringraziamo Dio perché ci mantenga saldi nella fede sino alla nuova venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Il Vangelo, che conclude la liturgia della parola di oggi, fa parte del capitolo 13 del Vangelo secondo Marco e ne costituisce gli ultimi 5 versetti. Il v. 33 serve come transizione ai successivi 4 vv., che costituisce la parabola della vigilanza: state attenti. Il brano, scritto da Marco, invita la comunità a dare attenzione nel leggere la storia contemporanea alla luce del Vangelo. Da qui trae origine la vigilanza, perché non si sa quando il padrone di casa ritorna. Marco dice alla sua comunità di pagani converti ( quindi anche a noi figli di pagani convertiti ), che l'attese del ritorno del Signore è un avvenimento determinante sul modo di agire odierno. Due sono i punti, che qualificano la nostra vigilanza: l'attenzione e la fedeltà di noi servi, a cui Cristo ha lasciato in governo la propria casa.

La vigilanza è importantissima per noi perché la storia della salvezza, totalmente realizzata in Cristo Gesù, in noi, che ci siamo messi alla sua sequela, è ancora da realizzare. Realizzazione che raggiungeremo se viviamo secondo le indicazioni di Cristo Salvatore. Non bisogna quindi lasciarci vincere dal sonno. La sua venuta è vicina nonostante ne ignoriamo l'ora esatta ma ricordiamoci che egli è vento, viene e verrà per dare un senso giusto alla nostra esistenza qua giù ma anche per l'eternità: Maranath'a.

Revisione di vita
- In famiglia siamo veramente attenti ai segni dei tempi? oppure siamo scoraggiati a causa degli

avvenimenti che accadono, non ultimo la pandemia?
- Siamo consci che il giudizio negativo va applicato all'errore e non all'errante.
- Vigiliamo perché alle nostre opere siano coerenti alla nostra fede?

Marinella ed Efisio Murgia di Cagliari.

 

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