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TESTO Risplendete come Astri nel mondo

don Roberto Rossi  

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XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (18/10/2020)

Vangelo: Mt 22,15-21 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 22,15-21

In quel tempo, 15i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. (Fil 2,15d.16a) Mi capita a volte di sentire qualche persona anziana che dice: “in questo mondo io non mi ci trovo più” e si sente di portare avanti la sua esistenza con malinconia, come peso. In questi giorni avvertiamo tutta la nostra preoccupazione e paura di fronte al dilagare del virus. I giovani, in genere, non lo esprimono a parole ma si aprono al mondo e alla vita con l'incertezza delle scelte, prospettive di futuro difficili, sentimenti e rassegnazione che cercano di coprire con la ricerca dell'immediato e delle gioie del momento. Non è facile per loro coltivare ideali e propositi grandi. È un tempo in cui si fa più profonda la riflessione della nostra vita nel mondo, nella società di oggi, di fronte agli impegni che vogliamo portare avanti. Una riflessione che ci viene richiamata anche dalla parola di Dio in questa domenica. Quando Gesù dice: “Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, non mi fermerei soltanto al problema delle tasse o dei doveri sociali che vanno compiuti, ma penso che importante prendere sempre più coscienza della nostra presenza e dei nostri impegni nella vita sociale, economica e politica. La vita sociale non va demonizzata, occorre viverci dentro, in maniera attiva, con consapevolezza e responsabilità. Si tratta di coltivare una coscienza sociale, che non bada soltanto il proprio interesse, ma pensa al bene di tutti. E questa è vera carità. D'altra parte è importante che i responsabili della vita sociale e politica vivano il loro ruolo come servizio a tutti, cominciando dai più deboli, i più bisognosi e non abbiano a cercare interessi propri o della propria parte o del proprio partito. Ma soprattutto mi chiedo: Cosa vuol dire “dare a Dio ciò che è di Dio”? Cos'è di Dio? Di Dio è tutto! E' l'immensità dell'universo, come l'esistenza della più piccola particella nella natura. Ma di Dio è soprattutto l'uomo! La sua vita, la sua dignità, la sua esistenza. Gesù ci ha detto che nell'uomo, in ogni uomo, cominciando dal più piccolo, il più malato, il più povero, il più bisognoso materialmente, moralmente o spiritualmente., è presente Lui, il Signore. Dio è nell'uomo e ciò che diamo all'uomo lo diamo a Dio. E l'uomo si realizza pienamente nel progetto di Dio. Il progetto di Dio è la vita di tutti gli uomini e la fraternità di tutti i suoi figli. Mi pare che sia estremamente importante, necessario ed esaltante sentire e costruire la fraternità universale, e non solo in senso generico, ma molto concreto e con ogni persona. E' la cosa più bella e più grande quella di cercare di amare tutte le persone, con la nostra sensibilità, con le parole di giustizia, con l'impegno concreto e in tutte le situazioni in cui ci possiamo mettere in maniera attiva. Ci sono di esempio in questo i nostri missionari, suore, sacerdoti, laici giovani e adulti, che davvero amano gli uomini con loro vita, con il dono di tutto se stessi, e con una coscienza sociale, oltre che cristiana, di altissimo valore. Così Papa Francesco ci sprona a vivere la nostra vita è un rapporto profondo e vero col mondo e con il Signore, Padre di tutti.“Una fede autentica - che non è mai comoda e individualista - implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l'umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli” (Evangelii Gaudium 183).

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