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TESTO Il credente è un cittadino credibile

don Mario Simula  

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (18/10/2020)

Vangelo: Mt 22,15-21 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 22,15-21

In quel tempo, 15i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Dio è il Signore del mondo e della storia. Protegge e accompagna ogni autorità che si mette al servizio onesto e sincero dei suoi cittadini. Ciro, re di Persia, ne è l'esempio. Anche se è pagano, possiede una rettitudine così chiara e coerente, da ricevere l'elogio di Dio e meritare la sua assistenza nel governare. Dio lo chiama per nome. Lo prende per la mano destra. Anche se il re non conosce il vero Dio che lo sta inviando ad aprire la strada della liberazione al suo popolo.
Davanti a Dio ogni uomo di buona volontà è gradito, e Dio, senza differenze, guarda e si rallegra della sua onestà. Guarda il cuore e scorge nel cuore l'amore che anche l'uomo di potere, può nutrire verso il suo popolo. Dio si inserisce dentro questo cuore disponibile per farlo diventare strumento di libertà.
Dio è veramente l'artefice della storia, rispettando totalmente la libertà della creatura uscita dalla sue mani.
Gesù ci parla con chiarezza a questo riguardo. Gli avversari vogliono, come al solito, coglierlo in fallo. Vogliono avere motivi plausibili per condannarlo. Chi non è veritiero nei suoi pensieri e nelle sue intenzioni è un potenziale persecutore. Pur di arrivare al suo piccolo potere è pronto a tutto.
Gli pongono una domanda ambigua: “E' lecito pagare il tributo a Cesare?”. Se Gesù avesse detto di no, lo avrebbero accusato di sovversione; se avesse detto di sì, gli avrebbero detto che Lui stava dalla parte degli usurpatori.
Gesù non si lascia trarre in inganno.
Chiede di poter vedere una moneta del tributo. Dopo aver capito che raffigura il volto di Cesare, lascia a tutti una sentenza che rimarrà nella storia: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Chi governa deve esercitare il potere. Ma non deve farlo a titolo personale, né per il proprio interesse.
Chi governa cerca il bene di tutti, è al servizio di tutti.
Dio è al di sopra anche del potere. La legge vera e umana per l'uomo viene da Lui.
Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo contribuire a far crescere la giustizia e la pace per l'armonia di tutta la comunità civile.
Esiste un dovere che ci chiede di fare la nostra parte pagando le tasse? Esiste un dovere che ci impegna a servire il bene di tutti anche rinunciando ad un pezzo della nostra libertà? Esiste un impegno vincolante che ci obbliga ad essere seri nel lavoro, puntuali nel rispondere alle nostre responsabilità, coerenti anche se nessuno ci controlla? Sì, certamente. Non possiamo fare i furbi.
Non possiamo farci corrompere. Non dobbiamo pensare soltanto a noi stessi. Procureremmo un danno alla nostra comunità umana ma soprattutto alla gente che non ha voce per urlare i suoi giusti diritti.
La gloria di Dio è l'uomo vivente, che rende testimonianza continua di una vita coraggiosa e sempre trasparente. Essere onesti nelle cose umane, come cittadini credibili non ci mette contro Dio, non è segno di una eccessiva attenzione alle realtà terrestri. E' soltanto amore per il bene comune.
Se dobbiamo dare a Cesare quello che è di Cesare, dobbiamo, ancora di più, dare a Dio quello che è di Dio. Se Dio occupa, come è giusto, il primo posto nella nostra vita, tutto quello che facciamo da cittadini rende lode al Signore purché sia adornato di onestà. Un vero atto di amore.
Separare la vita di cittadini da quella di credenti, come se ci trovassimo davanti a due realtà nettamente separate, non corrisponde a quello che Dio vuole.
Il lavoro svolto con coscienza, la prontezza nel rispondere alle richieste di chi viene a chiederci un servizio dovuto, la ricerca coraggiosa di ciò che è giusto e retto, fanno parte della nostra appartenenza alla comunità civile. Ma più ancora tutto questo vale agli occhi di Dio, il quale, non è contento quando sente dire dei suoi discepoli: “Eppure quelli sono persone “di chiesa”, praticanti.
Ma la loro vita lascia molto a desiderare! Si arrangiano come tutti”.
Paolo ci ricorda con forza, una verità che viene a proposito in questa riflessione e che dà le motivazioni giuste per vivere una vita esemplare da cittadini e da credenti.
Ci chiede una “fede operosa”, non fatta di belle e buone intenzioni. La fede deve essere operosa, contrassegnata, cioè, dalle opere della giustizia. Ci chiede una carità concreta, forse faticosa, ma necessaria per cercare insieme il bene comune, perché sia espressione di rispetto verso le persone e non esercizio di predominio sulle persone, soltanto perché vivono nella necessità. Ci chiede una speranza ferma, non contrassegnata dalle lamentele. Ferma, affidata alla forza di Dio e alla nostra capacità di collaborare con Lui.
Certamente questa Parola ci interpella su una materia che, nei nostri esami di coscienza, è spesso rimossa. Il comandamento della giustizia, dell'onestà, della contribuzione giusta non è frequente oggetto di verifica. Sia sul piano personale come sul piano comunitario. Sia sul piano umano che sul piano ecclesiale. Tutte le volte che si cade nella trappola del denaro si crea perplessità o scandalo nella gente.
La trasparenza che Gesù ci insegna non è facoltativa. E' garanzia di un Vangelo vissuto.



Gesù, è esigente il tuo vangelo. Coinvolge le nostre persone nella loro piena appartenenza alla società civile e alla comunità ecclesiale. Tu, Gesù, sei stato sempre un esempio sublime di povertà e di semplicità. Ci hai fatto comprendere che non serve a nulla conquistare il mondo con le sue seduzioni, se poi si perde la dignità della propria persona.
Gesù, anche oggi, con la tua Parola, non scendi a patti con alcuna leggerezza, con la poca vigilanza, con i piccoli e futili compromessi.
O si serve il Dio della libertà, oppure ci si mette al servizio del denaro che rende schiavi.
Lo dici a tutti noi tuoi discepoli, Gesù. Ci ricordi, anzi, che tu non hai nemmeno un sasso sul quale appoggiare la testa per riposare.
Se ogni altra conversione è difficile e impegnativa, questa è la più ardua. Con quale tristezza lo dici, guardando il giovane che si allontana da te a causa dei suoi beni, “come è difficile che un ricco entri nel regno!”. Ricco è anche chi di noi ha la mentalità del ricco, la bramosia del ricco, gli attaccamenti del ricco.
Gesù, liberaci da questa idolatria. Non vogliamo perdere te, per pochi spiccioli. Di questo si tratta!.

 

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