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TESTO Gesù di fronte alla morte; noi di fronte alla morte

Autori vari

Messa Rituale - Esequie

Brano biblico: Sal 21 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Nei confronti della morte l'uomo d'oggi si pone in una situazione di rifiuto e ciò si esprime in varie forme. E' come se l'uomo, afflitto e impaurito talmente dall'idea della morte, pensasse di poterla esorcizzare semplicemente non pensando a lei.

Anche il linguaggio rivela questo atteggiamento: si ha quasi paura a nominare la morte.

Se questo è indice di una società per certi versi materialista, chiusa nel solo orizzonte terreno, c'è però anche da dire che tale atteggiamento rispecchia sicuramente una realtà oggettiva: la morte, per l'uomo di tutti i tempi e di tutti i luoghi, rappresenta una fatto sicuramente traumatico e difficile da affrontare.

Di fronte ad essa, infatti, l'uomo si trova in una situazione di solitudine estrema. Certo, posso avere delle persone care che mi sono vicine, può esserci una persona che mi sta accanto fino all'ultimo, che mi tiene la mano e mi fa sentire il suo affetto, ma ciò non toglie che io, che so che sto per morire, per lasciare per sempre questa vita, io in questo momento sono solo. Chi si trova ad affrontare la morte è terribilmente solo; per quanto ha chi ci sta vicino, la barca che sta per prendere la prenderà sempre e solo da solo.

Eppure il cristiano sa che anche in questo momento di rottura, di solitudine e di distacco da tutti non è solo.

Anche Gesù, infatti, ha fatto l'esperienza della morte. E siccome non si è incarnato per scherzo o per figura, ha vissuto fino in fondo anche questo momento.
Ma in che modo Gesù ha vissuto la morte?

Nei Vangeli, specialmente nel Vangelo di Luca, si vede con chiarezza che Gesù va consapevolmente verso Gerusalemme, luogo in cui sa che potrà attuare in pienezza la volontà del Padre, che è la salvezza degli uomini attraverso il suo sacrificio sulla croce, attraverso la sua morte e risurrezione.

Sulla croce Gesù vive con crudezza l'esperienza della morte; egli è solo: non ha più vicino a sé gli apostoli che amato e istruito per tre anni; non ha più vicino a sé le folle che ancora pochi giorni prima lo osannavano come re. Solo Giovanni e Maria, sua madre, sono sotto la croce.

Gesù ha anche provato l'abbandono di Dio: nel grido: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato", c'è tutta la durezza dell'esperienza del sentirsi abbandonato anche da Dio.

Gesù sente di essere abbandonato da Dio, ma in fondo al cuore sa che Dio non lo ha lasciato solo; e questo è anche il senso del Salmo 21, di cui Gesù ha pronunciato l'incipit.

Quindi, se Gesù ha vissuto la morte solo e sperimentando l'assenza di Dio, l'ha vissuta anche con fiducia: egli sapeva che Dio era con lui in quel momento così importante della sua vita; sapeva che stava soffrendo accanto ed insieme a lui; sapeva che accettava il sacrificio di sé che stava compiendo. Gesù ha dunque vissuto la morte con fiducia ed abbandono: "Signore, nelle tue mani affido il mio spirito".

Gesù non ha semplicemente subito la morte, ma l'ha abbracciata con piena consapevolezza ed offerta di sé, offerta che è diventata principio di salvezza per tutto il genere umano.

Il modo con cui Gesù ha vissuto la morte diventa quindi per noi un modello da imitare. Di più: abbiamo fede che nel momento in cui Dio ci chiederà la vita, Gesù ci sarà accanto e ci infonderà i suoi stessi sentimenti e la sua stessa fiducia ed abbandono in Dio. Egli, che ha provato tale momento in tutta la sua drammaticità, non esclusa la paura di essere solo, sarà per noi colui che ci condurrà per mano nel passaggio e ci accoglierà con gioia per portarci a vivere per sempre nell'amore del Padre.

autore don Giovanni Benvenuto

 

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