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TESTO Alla scomparsa dopo infortunio sul lavoro

padre Gian Franco Scarpitta  

Messa Rituale - Esequie

Brano biblico: Sal 89,5-6 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Mentre ci raccogliamo attorno al feretro del nostro fratello N, è legittimo -umanamente parlando- che la nostra mente si disperda in molteplici interrogativi, e soprattutto sulla domanda "Perché"... Perché è avvenuto che una banalissima distrazione sia stata fatale per il nostro caro amico? Perché niente e nessuno ha potuto evitare una simile sciagura? Ma quello che è più assillante è il fatto che oggi viene messa a dura prova la nostra fede, giacché è anche fuor di dubbio che ci si possa domandare: "Perché Dio ha permesso una tale orrenda fine?"

E' indubbio che domina in mezzo a noi lo sbigottimento e lo stupore di fronte a un fattaccio che pochi giorni prima avrebbe mai immaginato potesse accadere e di cui ora invece facciamo esperienza diretta...

Ma mentre ci assilliamo in questi interrogativi e ci stringiamo nella solidarietà e nella comunione voluta dalle lacrime e dal dolore, siamo invitati a coltivare la speranza e a confidare maggiormente nella costante presenza di Dio.

E' vero, la tristezza del momento ci trova impreparati e qualsiasi discorso spirituale non è sufficiente a placare i nostri animi, tuttavia dobbiamo pur trovare la consolazione in qualcosa e/o in qualcuno e tale consolazione ci deriva dal Signore.

Occorre piuttosto che ci domandiamo che cosa Lui, il Dio della vita e della resurrezione dai morti voglia comunicarci attraverso questo evento.

E io credo che il suo messaggio consista nella necessità che ci si affidi maggiormente alla sua Parola, che si seguano nel quotidiano i suoi sentieri, ben diversi dai nostri e soprattutto che si prenda coscienza della precarietà e della provvisorietà della nostra vita...

Infatti la circostanza che ci riunisce in questa chiesa credo voglia sottolineare due verità di fondo: in primo luogo, che la nostra vita dipende da Lui. Ed infatti, osservando la fenomenologia degli eventi ci accorgiamo di come molta gente muore in situazioni banali come questa, mentre altre persone proseguono il loro itinerario di vita nella tranquillità di una poltrona. Persone che noi reputiamo indispensabili scompaiono improvvisamente in circostanze tragiche, mentre altra gente apparentemente inutile ha il dono della longevità e ci lascia in un'età di gran lunga avanzata; persone che si salvano in extremis in situazioni pericolose, e altre che vengono stroncate da un'infermità e una malattia improvvisa...

Tutto questo che cosa ci rammenta se non il fatto che noi tutti si debba rendere grazie ogni giorno a Qualcuno del dono della vita, e che, come afferma l'Apostolo Paolo, noi non apparteniamo a noi stessi? E che cosa sottolineano tutte queste vicissitudini appena elencate se non il fatto che la nostra esistenza è relativamente breve, che siamo provvisori e limitati e pertanto è assurdo e inutile poter contare sulla nostra presunta onnipotenza e caparbietà nelle azioni di tutti i giorni?

La Scrittura ci rammenta invece che "l'uomo è come l'erba, che al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e dissecca".

Ciò non toglie tuttavia che il Dio da cui tutto dipende nutre una grossa predilezione predilezione per l'uomo: come dice il Salmista, "Che cos'è un uomo perché te ne ricordi; un figlio di uomo perché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco più degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato..." Riconoscere la nostra dipendenza da Dio vuol dire trovare la nostra forza e la nostra capacità in Lui e per ciò stesso procedere nell'esperienza della vita con la dovuta serenità di spirito che deriva solo dalla comunione con l'Altissimo.

E vuol dire anche avere la garanzia che, nonostante le apparenze, la vita non è affatto tolta ma trasformata: nell'ottica del Signore l'uomo è certamente secondario e provvisorio, ma non per questo orientato alla gioia senza fine e alla vita piena anche oltre questo corpo mortale e ne deriva il fatto che tutti siamo orientati alla gioia della vita eterna e alla beatitudine infinita nella contemplazione definitiva del volto di Gesù...

Se ci è lecito interpretare il volere di Dio, sulla base di queste riflessioni, abbiamo trovato allora la risposta ai "Perché" iniziali: se anche il rammarico e l'incubo ci sta assillando in questi momenti tragici e inauditi, abbiamo la certezza che il Signore ha voluto donare a N il premio di tanta costanza e dedizione con cui serviva la società nello svolgimento del suo lavoro: Dio lo ha tolto da questa precarietà mondana per donargli una dimensione di vita del tutto invidiabile gloriosa per cui adesso N vive nella gioia senza fine, e, assieme al Padre delle misericordie ci ricorda che anche noi siamo esseri fallaci e per niente eterni, ma che il riconoscerci tali è garanzia di affermazione piena in questo mondo e di innalzamento glorioso per il "secolo" ultraterreno.

Asciughiamo le lacrime! Non è fuori luogo che al Signore possa fare comodo un altro angelo presso le sue schiere celesti, e che lo abbia trovato in N che adesso continuerà ad assisterci nella sua nuova dimensione di vita eterna intercedendo per noi e invitandoci a guardare al futuro con senso di soddisfazione e di speranza...

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