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TESTO Commento su Giovanni 20,19-23

padre Paul Devreux

Pentecoste (Anno A) - Messa del Giorno (31/05/2020)

Vangelo: Gv 20,19-23 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

A Pentecoste Israele ricevette il dono della legge. Noi riceviamo è il dono dello Spirito, che scrive dentro i nostri cuori, il comandamento dell'amore.
I segni del vento e del fuoco rappresentano la presenza di Dio, capace di cambiare tutte le cose.

"Tutti li udivano parlare nella propria lingua". E' il linguaggio di chi ama. Tutti capiamo un gesto di carità, come distinguiamo un pugno da una carezza. Fare del bene ci mette in sintonia con Dio e con chiunque lo faccia, indipendentemente dalla lingua, dalla cultura o dalla religione. "A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune"; e il segno che è autentico è proprio la comunione e il capirsi facilmente.

Il Vangelo dice che i discepoli erano in una stanza chiusa, per timore dei giudei. Come quando io mi chiudo alle relazioni con gli altri o ho qualche paura che mi paralizza. E' li che lo Spirito deve entrare, per risuscitarmi, per darmi la voglia e la forza di vivere, tirandomi fuori da ogni isolamento o solitudine.
Gesù viene, dona la Pace e il suo Spirito, ricreandoli. Questo mi succede non solo quando nasco, grazie al dono della vita che i miei genitori hanno voluto darmi, ma anche ogni volta che il Signore interviene nella mia vita, usando persone o situazioni provvidenziali che risvegliano in me il desiderio di vivere. Se facciamo memoria del nostro vissuto, ci rendiamo conto che, se siamo arrivati ad oggi, è perché tante volte la vita è stata sostenuta, voluta e rilanciata dal Signore. Questa è l'azione dello Spirito, per cui posso dire che se vivo, e vivo bene, più che per i miei meriti, è Per-Dono.
L'esperienza del Dono dello Spirito, è l'esperienza del Per-Dono.

Gesù dice:"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi", e c'invita a perdonare. Perdonare non è un potere che ricevo per stabilire chi merita questo perdono e chi no. Il perdono viene dal prendere coscienza che io sono vivo perché mille volte sono stato perdonato, mille volte sono stato aiutato a rialzarmi e questo sono chiamato a testimoniare, donando il mio tempo e le mie energie a chi ne ha bisogno, affinché anche ad altri arrivi questo Per-Dono di Dio, capace di suscitare non solo la fede, ma anche la voglia di amare e vivere.
Se mi presento all'altro come modello da seguire, prima o poi lo deluderò, ma se parlo delle grandi opere di Dio, di tutte le volte che il Signore ha creduto in me, mi ha raccolto e rimesso in piedi, se racconto che, come Pietro, ho tradito e abbandonato il Signore ma lui mille volte è venuto a ricercarmi, a ripescarmi nel fango delle mie miserie, per rivelarmi sempre di più che il suo amore è più grande del mio peccato, allora avrò parlato delle grandi opere di Dio.

Il mondo seleziona e uccide il povero. Dio ama il povero, lo perdona e risuscita.

Io per-dono sono vivo, perdonando vivo bene.

Buona domenica.

 

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