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TESTO Ascendere dal dubbio all'illuminazione degli occhi del nostro cuore

diac. Vito Calella

Ascensione del Signore (Anno A) (24/05/2020)

Vangelo: Mt 28,16-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 28,16-20

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il senso della ascensione di Gesù al cielo.

Dire che Gesù è salito al cielo è balbettare con il linguaggio umano il mistero della trasfigurazione eterna della corporeità di Gesù, cioè di quel suo corpo segnato dalla sofferenza inaudita del patibolo della croce e deposto nel sepolcro. Le donne e i discepoli di Gesù ci hanno lasciato la loro testimonianza. Lo hanno visto con quello stesso corpo ferito, ma irradiante luce, che ora trova per sempre ospitalità nell'eterna relazione trinitaria mai infranta del Padre unito Figlio. Dal giorno di Pasqua, giorno della risurrezione, il Padre continua eternamente unito al Figlio, ma con la novità che il Cristo risuscitato, il Figlio di Dio, vive la sua unione filiale al Padre con questa sua corporeità di servo sofferente, che in quel giorno fu trasfigurata dalla potenza dello Spirito Santo, cioè dalla forza potente e vivificante di quella comunione gratuita tra Padre e Figlio che resistette all'assalto crudele dell'egoismo umano e della morte. La Parola di Dio, per mezzo dell'esperienza mistica dell'apostolo Paolo, oggi ci fa contemplare la «straordinaria potenza con la quale il Padre agisce verso di noi, che crediamo in lui. È all'opera quella stessa potenza efficace che il Padre ha mostrato in Cristo quando lo risuscitò da morte e, lo fece sedere alla sua destra nei cieli» (Ef 1,19-20). Lo Spirito Santo, promesso da Gesù prima di ascendere al cielo (At 1,8), è all'opera in noi!
Dal dubbio all'illuminazione degli occhi del nostro cuore!

Ce ne rendiamo conto perché, come i discepoli di Gesù in quel tempo, anche noi oggi possiamo passare dal dubbio (Mt 28,17b: «Essi però dubitarono»), cioè dal nostro cuore duro e sanguinante a causa della durezza dell'evento della croce che travolge anche noi, all' «illuminazione degli occhi del nostro cuore» (Ef 1,18), per vivere con uno sguardo nuovo sulla nostra vita, sulla storia dell'umanità, nonostante la durezza del quotidiano portare la nostra croce. Lasciamo agire lo Spirito Santo presente in noi, vivendo l'esperienza della nostra umile resa alla volontà del Padre! Consegniamo al Padre, come Gesù, la nostra condizione di crocifissi o anche la nostra condizione di persone solidali con i nostri fratelli e sorelle più sofferenti di noi!
Salendo il monte delle beatitudini.

Si, perché oggi Gesù risuscitato ci ha invitato a ritornare in Galilea e a salire il monte. Quel monte è il monte delle beatitudini. Lo Spirito Santo, già presente in ciascuno di noi, non sprigiona tutta la sua potenza liberatrice, consolatrice, vivificante, potenza capace di donarci l'illuminazione degli occhi del nostro cuore, se noi non facciamo nostra la scelta di essere davanti al Risuscitato poveri in spirito. Non lasciamoci prendere da sensi di colpa a causa dei nostri dubbi o della durezza del nostro cuore o della mancanza di fede! Sul monte delle beatitudini, avendo scelto di rivestirci di umiltà, faremo l'esperienza stupenda di scoprire che il Cristo risuscitato «si avvicina a noi» (Mt 20,18a), si china sulla nostra povertà, accoglie i nostri dubbi, rispetta il nostro cuore duro e sanguinante. Dimostra soprattutto verso ciascuno di noi una fiducia incredibile.
Chiamati ad una triplice missione.

Sul monte delle beatitudini oggi, giorno dell'ascensione, diventiamo tutti missionari inviati compiere la triplice missione alla quale il Cristo risuscitato ci chiama, promettendoci la sua presenza in mezzo a noi, fino alla fine del mondo: «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

La prima missione è «andare nel mondo intero a fare suoi discepoli tutti i popoli» (Mt 20,19a).

È trasmettere la nostra gioia di aver scoperto il «tesoro nascosto nel campo» della nostra vita (Mt 13,44), questo «tesoro di gloria che racchiude l' eredità del Padre fra i santi» (Ef 1,18b), il tesoro cioè dello Spirito Santo già presente in noi. Diamo grazie, oggi, per la nostra disponibilità di essere diventati ascoltatori della Parola del Signore! Gioiamo per la nostra libera scelta di vivere la preghiera quotidiana sulla «lampada ai nostri passi che è la sua Parola» (Sal 119, 105)!

La seconda missione è «battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 20,19b).

Il rito in sé dura qualche istante, soprattutto oggi, che il Battesimo è stato ridotto a una quasi impercettibile esperienza di bagnare la testa dei bambini con qualche goccia di acqua, spesso versata anche in fretta dal celebrante. Se siamo prima diventati discepoli della Parola di Dio, con la nostra preghiera, se siamo ora annunciatori di questa Parola, allora i sacramenti, a partire dal Battesimo, li viviamo e li proponiamo come esperienza della nostra comunione di figli, nel Figlio, uniti al Padre e testimoni gioiosi della gratuità dell'amore, cioè dello Spirito Santo in noi che, attraverso la nostra corporeità vivente, può realizzare il miracolo di rinnovare tutte le nostre relazioni colorandole di unità nella carità, a partire dai poveri.

La terza missione è «insegnare a tutti l'osservanza dei comandamenti del Signore» (Mt 20,20a).

Non si tratta di un insegnamento verbale, ma della testimonianza di vita della nostra diaconia, del nostro lavarci i piedi gli uni gli altri, scoprendo qui ed ora la signoria di Cristo nella carne dei poveri. È la chiamata a irradiare nel mondo l'unità nella carità, guardando a Cristo che è con noi oggi nell'Eucaristia per servirlo e adorarlo nella sua presenza vera in ogni servo sofferente, Siamo qui finalmente riuniti di nuovo fisicamente in assemblea liturgica per celebrare la nostra gratitudine di essere Chiesa, corpo di Cristo, sostenuti dalla comunione al suo corpo e al suo sangue, per essere un “corpo di carità” nelle strade del mondo. Siamo fieri di custodire nel cuore la nostra appartenenza alla Chiesa, che ha il Cristo risuscitato come suo capo. La festa dell'ascensione di Gesù è la festa del nostro essere Corpo di Cristo nel mondo, come germe e semente del Regno di Dio, perché siamo "Chiesa"! Lui ci chiede oggi, guidati dal suo Santo Spirito, di fare la nostra parte perché la comunità cristiana a cui apparteniamo sia per il contesto in cui viviamo «pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose» (Ef 1,22).

 

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