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TESTO Risuscita di notte per vincere la nostra notte

padre Gian Franco Scarpitta  

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Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore (Anno A) (12/04/2020)

Vangelo: Gv 20,1-9 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 20,1-9

1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Cosa sia avvenuto quella notte, quando i discepoli dormivano in preda alla delusione e allo sgomento dopo aver assistito alla fine del loro maestro, non ci è dato di saperla con certezza. Cosa sia successo, quali episodi si siano verificati nelle immediate adiacenze del sepolcro nel quale Gesù era stato collocato, non lo sappiamo con certezza. Tutto quello che possiamo dire e che, in orario antelucani due donne si avvicendavano verso la tomba di Gesù preoccupate di dover perdere forse una mattinata intera a cercare una squadra di uomini in grado di rimuovere il possente masso che ostruiva il sepolcro. Non sarebbe stato facile in effetti trovare aiuto in quest'impresa. E sappiamo anche con certezza che non ebbero necessità di rimuovere quella pietra, perché il masso era già stato ribaltato e il sepolcro era vuoto. Corsero a riferire la cosa agli apostoli che, correndo, constatarono di persona e capirono quello che non avevano ben compreso fino ad allora... che cioè durante la notte il loro maestro era risuscitato dai morti. Entrati nella grotta adibita a sepolcro, vedendo che mancava il cadavere, non concepirono né sospettarono che fosse stato trafugato, come sarebbe stato lecito in quella circostanza, ma solamente ebbero fede. Credettero. Riposero cioè fiducia e aprirono il cuore senza porre obiezioni razionalizzanti e speculative. Si affidarono al Mistero più grande che potesse averli interessati e che avesse mai interessato la nostra storia. Del resto come potrebbe essere stato sottratto un cadavere nottetempo se ancora le bene erano per terra e il sudario ben piegato a parte? Come si potrebbe pensare a un furto di cadavere se per rimuovere la pietra all'ingresso sarebbe stato necessario produrre parecchio rumore allertante per tutti e se l'operazione intera si sarebbe svolta comunque in tante ore? E perché mai gli apostoli, parecchi dei loro successori si sarebbero poi esposti al ludibrio e alla persecuzione, se avessero dovuto diffondere una favola o una mistificazione? Hanno creduto come anche per noi è conveniente credere e vivere di questo fatto.

Gesù aveva detto che “le ore del giorno sono dodici e occorre compiere le opere di Dio finché è giorno. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”(Gv 9, 4 - 5). Durante il giorno, cioè durante la sua permanenza con noi, attraverso le sue opere e i suoi insegnamenti ci ha mostrato che lui è via, verità e vita e che chi crede in lui ha la vita eterna. Sempre durante il “giorno” della sua incarnazione e della sua opera di redenzione, Gesù ha mostrato di essere luce e vita donando se stesso inesorabilmente alla morte di croce. Adesso è notte, “quando non si potrebbe agire”, ma non si tratta solamente della notte intesa come periodo di oscurità prima dell'alba: è notte di tenebra e di ostinazione al male soprattutto in coloro che sono stati protagonisti della cattura e dell'uccisione di Gesù. E' notte anche nel senso di peccato e di oscuramento interiore, la notte dell'illusione di vivere e dell'inquietitudine, ossia le tenebre dell'errore. Ebbene proprio in questo tempo notturno non solo in ordine di orario, Gesù è la luce che dirada le tenebre ed esse non hanno più ragione alcuna su di lui; dalle oscurità del sepolcro che lo racchiudeva, Gesù esce indomito nella pienezza delle sue qualità fisiche e mentali. Il suo corpo anzi non sarà più quello delle circostanze precedenti, sottomesso alla caducità e allo strazio, ma si erge invitto e glorioso e tale apparirà al cospetto di tutti. Gesù afferma con la resurrezione di essere davvero per tutti la vita, la verità e la vita (Gv 14, 6) innanzitutto per il fatto che ha dato una risposta esaltante a coloro che avrebbero voluto che scendesse dalla croce: solo affrontando la morte senza aggirare l'ostacolo poteva dimostrare di poter vincere la morte e di potersi riaffermare come la vita piena al presente e al futuro. Con la resurrezione Gesù afferma di essere il Vivente ma che la Vita per tutti, perché avendo eliminato in noi il peccato diventa l'unica via possibile perché noi giungiamo al Padre. Cioè alla verità per intero, alla soddisfazione delle nostre necessità fondamentali, al raggiungimento di tutti gli ideali e di tutti gli obiettivi. L'uomo è un vortice di continui interrogativi sulla ricerca del senso dell'esistenza: chi sono io? Da dove vengo, dove sono diretto? E soprattutto dove trovo la felicità nel frattempo terreno che mi separa dalla morte? Come devo comportarmi per essere davvero felice? Queste e altre domande assillanti caratterizzano il nostro quotidiano sebbene non ne siamo completamente consapevoli. Le insoddisfazioni continue che ordinariamente danno le ricchezze e le ambizioni, il successo, la gloria passeggera sulle quali erroneamente riponiamo la nostra fiducia per conseguire la felicità, dimostrano per l'appunto la nostra reale insoddisfazione e l'illusione di vivere. Ancor di più quando questi espedienti illusori sono corredati dalla gelosia, dall'odio e dalla violenza e da ideali fittizi di autoaffermazione. Dove trovare la risposta a tali interrogativi? Nient'altro che in Gesù Risorto, che ha vinto la morte per determinarsi per noi l'unica via possibile alla verità e allo stesso tempo per proporcisi come unico criterio di vita di prosperità interiore e collettiva. In Gesù Cristo, nel suo insegnamento, nella sua identità di Dio che vive l'esperienza dell'uomo, nelle sue indicazioni possiamo trovare le vere risorse di vita che altrove semplicemente ci distruggono o ci deprimono. Come dirà Paolo, “per me il vivere è Cristo e perfino morire in lui è un guadagno.”(Fil 1, 21). Non per niente la Pasqua, passaggio dalla morte alla vita e dalle tenebre alla luce, è la festa più esaltante della nostra fede, che non vuole però limitarsi alla sfera del cristianesimo, ma la cui gioia dobbiamo necessariamente estendere anche al resto dell'umanità, rendendo partecipi del nostro entusiasmo qualsiasi altra etnia o cultura religiosa, poiché siamo convinti che il Cristo Risorto via, verità e vita persista anche in tutto ciò che di buono e di esaltante vi sia anche altrove. Il vero Dio e vero Uomo che vince la morte perché tutti possiamo vivere.

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