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TESTO Commento su Giovanni 9,1-38b

don Walter Magni  

IV domenica di Quaresima (Anno A) (22/03/2020)

Vangelo: Gv 9,1-38b Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

I vangeli non descrivono i tratti fisici di Gesù. Indugiano, piuttosto, sulla Sua interiorità, sul Suo carattere, insistendo nel tratteggiare il Suo sguardo, quel Suo particolare modo di vedere, di osservare, di accorgerSi delle cose e della gente. Leggendo chi gli Si para davanti guardandoLo in volto, raggiungendoLo dentro, senza ferire e senza giudicare. Sino a guarirlo e a salvarlo, come ha fatto un giorno con quest'uomo che era cieco ed è tornato a vedere.

Oltre il peccato
Al centro di questo racconto non sta Gesù, che compare all'inizio e alla fine dell'episodio, ma anzitutto lo sguardo confuso dei discepoli, dei vicini, dei genitori e dei farisei nei confronti di questo cieco che torna a vedere. Tutti presi da una domanda che sembra non trovare una risposta: perché quest'uomo è cieco? Alla ricerca di giustificazioni e pregiudizi che con il Vangelo non hanno nulla da spartire e che arriva a concludere: quest'uomo è cieco perché è un peccatore! Cominciano i discepoli: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”; poi arrivano i vicini che faticano a riconoscerlo. Anche i genitori, per non compromettersi, prendono le distanze. Infine, i farisei emettono una sentenza piena di risentimento: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. Le ragioni che spiegano la cecità di quell'uomo si riducono a una sorta di ossessione che finisce per vedere peccato ovunque. È curioso il fatto che le parole greche che definiscono le figure che presiedono la comunità cristiana c'entrino tutte con la vista: l'epìscopos/vescovo è un supervisore che vigila dall'alto la comunità e il presbyteros/prete è il più anziano della comunità, che per presbiopia vede bene da lontano e meno da vicino. Un monito per chi ha il compito di presiedere: attenti ai limiti della vista. Importa, invece, che tutti si sintonizzino con lo sguardo di Dio. Imparando a vedere come Gesù: che accoglie tutti e vigilia sempre, insegnandoci ad accorgerci anzitutto di coloro che non contano agli occhi della gente, ma sono molto importanti agli occhi di Dio.

Nello sguardo di Dio
Gesù sbarazza subito il campo da fraintendimenti e rispondendo ristabilisce un ordine: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio”. Come dire: non banalizziamo la situazione! Anche in questa cecità, nel contesto di questa precarietà e di questa sofferenza si nasconde un'occasione di grazia, una manifestazione della grandezza di Dio. E proprio questo spiazza tanti nostri ragionamenti. Quanto interessa ai farisei della sinagoga accorgersi e dare obiettivamente spazio alla grazia di Dio più che al loro rancore e alla loro invidia? Mentre quest'uomo comincia a vedere la realtà con i suoi occhi, quei farisei diventano sempre più rigidi e ciechi dentro. Incapaci di vedere come Dio è sempre all'opera. “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,41) dirà ancora Gesù rivolgendoSi a loro, commentando l'accaduto. O si entra nello sguardo di Dio o il peccato, come una grande lente deformante, continuerà a falsare la nostra visione del mondo e delle persone che lo abitano. Teresa di Lisieux scriveva: “Lo sguardo del mio Dio, il suo splendido sorriso. Ecco il mio Cielo!”; mentre H. U. von Balthasar annotava che “la santità consiste nel saper sostenere lo sguardo di Dio”. C'è davvero più vita nel grido di un uomo ferito che in tanti libri. Se amiamo la vita più della sua spiegazione, allora un senso ci sarà dato. Certo, continuamente constatiamo che l'essenziale è invisibile agli occhi, ma l'esercizio costante di rimanere nell'orizzonte dello sguardo di Dio ci accompagna e ci salva.

Gesù che Si rivela
Gesù ci sta insegnando l'arte del guardare agli uomini con gli occhi di Dio. Dobbiamo imparare sempre più intensamente che amare qualcuno è rivelargli la sua bellezza e che dunque, per il Vangelo, è urgente aiutare qualcuno a vedere, allargando lo sguardo per accorgersi di Dio. Gesù, infatti, vede il cieco e subito lo risana. Regalandogli sicurezza e schiettezza. Sprigionando in lui un coraggio impensabile. Rileggendo le diverse situazioni avverse nelle quali quest'uomo s'imbatte, s'intravvede una sorta di progressiva illuminazione. Immaginiamolo anzitutto incerto, mentre, aiutato da un bastone e con gli occhi ancora chiusi, va alla piscina di Siloe dove Gesù l'ha inviato. Così gli occhi si dischiudono un poco. Siamo però solo all'inizio di una dura lotta tra la luce che Gesù gli ha acceso dentro e chi questo fatto non lo vuole riconoscere. Per questo ripete continuamente a tutti “sono io”, proprio io! Dichiarando la verità della sua esperienza e delle sue convinzioni. Così si spiegano anche i suoi ripetuti tentativi di dare un nome al suo guaritore: “un uomo che si chiama Gesù”, poi “un profeta” e uno che viene “da Dio”. S. Ambrogio scriveva che “nessuno vede Gesù senza un po' di fatica” (In Lucam VIII,81). E alla fine è ancora Gesù che va incontro a colui che era stato cieco, ma ora ci vede bene: “Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: ‘Tu, credi nel Figlio dell'uomo? Egli rispose: ‘E chi è, Signore, perché io creda in lui?' Gli disse Gesù: ‘Lo hai visto: è colui che parla con te'. Ed egli disse: ‘Credo Signore!'. E si prostrò dinanzi a lui”.

 

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