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TESTO Il nuovo Adamo vincitore

padre Gian Franco Scarpitta  

I Domenica di Quaresima (Anno A) (01/03/2020)

Vangelo: Mt 4,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo,

ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo

ed essi ti porteranno sulle loro mani

perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:

Il Signore, Dio tuo, adorerai:

a lui solo renderai culto».

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Tantissimi anni or sono, in una chiesa parrocchiale gestita in Calabria dai confratelli dei mio Ordine, si celebravano almeno quattro funerali al mese di persone che venivano uccise, vittime della mafia locale. Ai sacerdoti celebranti veniva raccomandato di evitare le arringhe aggressive contro la cultura dell'omicidio, onde evitare possibili ritorsioni. Mi fu raccontato allora che un religioso che si trovò ad officiare l'ennesimo rito funebre di un morto ammazzato, appena letto il vangelo si soffermò alcuni istanti ad osservare i silenzio il feretro chiuso del defunto. Poi gettò uno sguardo sul popolo, quindi tornò a guardare la bara e alla fine commentò:

“Guai a voi, uomini, che vi mettete al posto di Dio”. E proseguì regolarmente la celebrazione.

Pretendere di sostituirsi a Dio è alla radice di ogni male poiché comporta di voler far emergere se stessi su una posizione che non ci compete, della quale non siamo capaci e per la quale saremo solo in grado di mancare a noi stessi e agli altri. Equivale a voler predisporre il crollo e il rovinio sotto le cui macerie siamo destinati a perire, ma questo non concerne solamente gli omicidi e i peccati di grave entità, ma qualsiasi tendenza peccaminosa. Collocarsi al di sopra di Dio è la comune tentazione che all'origine di qualsiasi peccato e di qualsiasi mancanza e che individua anzi il peccato stesso, e di questo Gesù era ben consapevole, sia come Dio che come Uomo.

Scrive Anselm Grun che le tentazioni di Gesù nel deserto furono fondamentalmente tre: 1) farsi forte della sua posizione di Figlio di Dio per soddisfare la propria fame e sete e altre esigenze fisiche; 2) usufruire di riconoscimenti e di ottima fama e vantarsene al cospetto del diavolo tentatore, anche qui sfruttando la divinità a proprio vantaggio; 3) soddisfare la propria bramosia di dominio e la propria cupidigia inginocchiandosi di fronte al demonio che gli offriva tutti i regni delle terra in cambio di venerazione. Anche in tal caso avrebbe potuto farsi forte della sua posizione di Dio Uomo per soddisfare codesti desideri impropri. Sintetizzando le tre tentazioni, si può affermare che Gesù fu sedotto dal maligno ad esercitare la propria signoria divina, a farsi forte della sua onnipotenza e della sua preponderanza di Dio Figlio in comunione con il Padre e con lo Spirito, ai fini di soddisfare le sue passioni e i suoi appetiti non soltanto fisiologici. Avidità, intemperanza e falso orgoglio sarebbero stati gli obiettivi della tentazione di Satana, effettivamente difficile da gestire per chiunque in una situazione di inopia assoluta e di indigenza quale quella del deserto. E di fatto Gesù avrebbe potuto cedere a queste allettanti proposte, esaltando la sua divinità ma facendo fallire la sua umanità. E invece, uomo fra gli uomini suscettibile di debolezza e di caduta, nel pieno del deserto, ossia nella dimensione del “nulla” e dell'assolutamente precario, resiste alle tentazioni uscendone a testa alta. Come? Facendo esattamente l'opposto di quello che avrebbe voluto il diavolo, cioè anteponendo la volontà di Dio Padre alla propria, sottomettendosi a Dio ritenendolo suo Signore e relativizzando ogni cosa pur di attribuire il primato supremo al Padre. Come già era avvenuto nell'incarnazione, nella promiscuità con i peccatori al Giordano e nel Battesimo ricevuto da Giovanni, Gesù si rende uomo vulnerabile e bersaglio di possibili sconfitte anche spirituali, confidando però nell'assistenza del Padre al quale si sottomette e alla sua stessa paternità affidandosi. Al contrario di Adamo (I Lettura) che aveva peccato per la presunzione di voler essere pari a Dio e di voler anche prevaricare su di lui e sull'intero cosmo; al contrario del primo uomo, che avrebbe voluto decidere egli stesso della propria vita arrogandosi il diritto di disobbedire a Dio prevaricandolo e collocandosi egli stesso al suo posto, Gesù, si umilia di fronte al Padre affidando a lui la sua umanità, si sottomette alla volontà di Dio e a lui affida la sua vita e la sua stessa umanità, tributando sempre a Dio il primato che gli compete. Gesù obbedisce al Padre pur essendo Figlio e come dirà la Lettera agli Ebrei “impara l'obbedienza dalle cose che patisce e proprio questa sua umiliazione e mortificazione vincono la cupidigia e l'intemperanza e fanno in modo che Gesù possa mettere in fuga il diavolo. Gesù riesce laddove Adamo aveva fallito, trionfa nella stessa dimensione in cui questi era stato sconfitto, vince e guadagna se stesso dove Adamo si era perso e diventa egli stesso il nuovo Adamo, restauratore della vera umanità, quella che lotta con successo contro le proprie passioni e le proprie bramosie e che non da' occasione al maligno, ma piuttosto mette in fuga il tentatore. Tutto questo non sarà senza risvolti positivi, visto che nella scena finale degli angeli si riscontra una sorta di esaltazione e di ricompensa che consegue alla pena del deserto.

Sulla scia di Gesù che pur avendo sempre ragione del demonio accetta di sottomettersi alle sue insidie per averne ragione e uscirne vincitore, siamo spronati a vivere i quaranta giorni del nostro deserto di Quaresima individuando in esso la nostra insufficienza e la nostra pochezza, la nostra fondamentale aridità e pochezza che ci induce a cedere, la tendenza comune che ci caratterizza a voler distruggere la nostra umanità dandola vinta al peccato, che è all'origine di tutti i mali. Contemporaneamente però siamo spronati e motivati nella lotta contro le nostre passioni, i vizi e le succitate tendenze a rovinarci, siamo sostenuti dallo stesso Signore che non manca di darci le armi adeguate a vincere le seduzioni del maligno. Ci vengono posti nello stesso episodio della vittoria del “nuovo Adamo” i coefficienti della preghiera corredata dalla meditazione, del digiuno e della carità operosa attraverso i quali è sempre possibile guadagnare noi stessi in vista di Dio e del prossimo.

La prova del deserto è quindi anche per noi un'opportunità per comprendere l'importanza di Dio come alternativa al diavolo. Del resto, se leggiamo attentamente il testo messo a raffronto con il parallelo di Marco, scopriremo che a condurre Gesù nel deserto era stato proprio lo Spirito Santo. Il che spiega tutto.

Nonostante non se ne renda conto e non lo accetti, l'uomo non può rivestire i panni di Adamo, ma ha bisogno del Nuovo Adamo che è il Dio che ci viene incontro in Gesù Cristo e il nostro secolo è appunto il tempo del deserto epocale nel quale le tentazioni ci tartassano da ogni parte e nel quale siamo chiamati ad esercitare la costanza e la vigilanza per non cadere in tranelli insinuosi, e per estensione è il teatro della nostra lotta contro il peccato e contro la malizia dalla quale è possibile uscire vittoriosi ed esaltati.

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