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TESTO Commento su Is 49,3.5-6; Salmo 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

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II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (19/01/2020)

Vangelo: Is 49,3.5-6; Salmo 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 1,29-34

In quel tempo, Giovanni, 29vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Il battista, fedele al suo ruolo di precursore, ha distolto dalla sua persona gli uomini inviati da Gerusalemme a indagare se lui sia il Messia. Questi che lo interrogano egli dice di essere la “ voce” della “Parola2e di essere là per preparare la via al “Verbo”. Secondo la tradizione del Tempio, il Messia doveva rimanere nascosto finché il profeta Elia, redivivo, non gli avesse conferito l'unzione e rivelato a Israele. Che Gesù, come Messia, è ignoto alla casta sacerdotale non è di particolare importanza, considerato il fatto che suo cugino,
Giovanni il battezzatole, ne viene a conoscenza solamente nel momento in cui egli viene da lui per farsi battezzare:”Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”.
Dopo averlo battezzato, Giovanni, ha visto lo Spirito scendere e fermarsi su di lui, rendendo così testimonianza che egli è: l'agnello dell'espiazione futura, il servo che Dio si è scelto per battezzare in “Spirito Santo e acqua”.
Ci sono due modi con cui noi possiamo considerare Gesù Cristo: relegandolo in cielo e allora lo si considera un Dio inaccessibile, la cui salvezza riguarda soltanto l'eternità; lo si può vedere e crederlo uomo tra gli uomini, vicino e fraterno, ma orfano di Padre. Ma noi che ci chiamiamo e siamo cristiani dobbiamo conoscerlo come intercessore e trait d'union tra noi e Dio Padre. Come diceva Origene: ” anche oggi lo spirito e la potenza di Giovanni precedono la venuta del salvatore”.

La prima delle letture della liturgia della Parola ci parla della libertà che, gli ebrei speravano desse loro Ciro. Dio stesso sembrava averlo scelto per adempiere questo compito. Essi restano delusi allorché si rendono conto che la Giudea non è altro che una piccola colonia dell'impero persiano. Il tempio, sì, è ricostruito ma la libertà no e stata restaurata. Gesù, il vero liberatore perché “luce delle nazioni”, rifiuta il coinvolgimento politico perché il suo interesse è un altro. Annunciare la riunione dei figli di Dio.
Come gli ebrei anche la chiesa, quella con la ci minuscola, ha visto crollare le sue mire politiche perché la sua missione è un'altra: “ ti renderò rendere luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra”. Ma la libertà di cui si parla è quella del peccato.

Il Salmista ringrazia il Signore perché lo ha tratto duomi da una situazione di sofferenza lo ha “salvato” in quanto ha dato ascolto al suo grido. Ora il Salmista si sente in dovere di ringraziare Dio del bene ricevuto, non facendo sacrifici rituali, ma col fare la volontà di Dio annunciando la buona novella a tutti.
Il supplicante va ad offrire un sacrificio al Tempio ma non ha con se alcuna vittima perché Dio non vuole più sacrifici di animali, ma gli sono graditi la docilità del cuore alla sua volontà, per amore. La qual cosa Gesù farà a suo tempo sulla croce, facendo del suo corpo un dono al Padre e ai fratelli. La Chiesa ci invita a fare altrettanto se vogliamo essere figli del Padre e fratelli del Figlio unigenito.

San Paolo, “apostolo delle genti”, ricorda alla comunità di Corinto, da lui evangelizzata, di essere “apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio”, pertanto senza alcun merito. Ai corinzi, lontani dall'essere perfetti, l'apostolo li richiama a viverla santità, alle esistenza nuova di figli di Dio in Gesù Cristo. un po' come noi, non santi perfetti, ma chiamati, nonostante le nostre imperfezioni, a essere testimoni della santità di Dio nel nostro ambiente di lavoro, nelle nostre famiglie, nel nome della Chiesa universale, a cui apparteniamo in virtù di un legame inscindibile a causa del Battesimo e dell'Eucaristia. Per questo l'apostolo, anche a nome di Sostene, ringrazia i Corinzi e augura loro “pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”.
Il battesimo nell'acqua che Giovanni Battista compie non è del tutto nuovo. È un test che molti ebrei facevano preparandosi alla venuta del Messia medianti bagni rituali. Ma Giovanni Battista, a queste abluzioni rituali, da una nuova dimensione: l'annuncio che il vero battesimo non è quello dell'acqua, ma quello dello Spirito; non è sufficiente essere immersi nell'acqua battesimale sia che siamo adulti coscienti o neonati incoscienti. Ciò che conta è che bisogna lasciarci mettere dallo Spirito il sigillo indelebile, come Il Battista ha visto dopo il battesimo di Gesù. Ma il battesimo di Gesù è anche un mistero: mistero di “ obbedienza e sacrificio” il cui simbolo è l'Agnello, cuore della testimonianza del battezzatole al cugino: “Ecco l'agnello di Dio”.
Per il Battista la missione di Gesù è quella di colui che porta sulle sue spalle il peccato del mondo. Missione che Cristo realizzano umiltà e mansuetudine, offrendosi volontariamente per la salvezza degli altri cioè di noi. Per noi è colui col quale ci immergiamo nell'acqua del battesimo e lui ci dà il suo spirito.
Era dunque necessario che l'Agnello fosse sgozzato ma vittorioso, come dice l'autore dell'Apocalisse, perché giungessero a noi i doni del Paraclito.

Revisione di vita
- Rendiamo veramente testimonianza, con la nostra condotta di vita, sia in famiglia che nel nostro ambiente, al risorto?
- Ci accorgiamo che Gesù ci viene incontro tutte le volte che partecipiamo alla celebrazione della Messa e dei sacramenti, nei nostri familiari, nei poveri?
- Siamo convinti che siamo chiamati ad essere santi? Lavoriamo alla costruzione di una autentica fraternità e tolleranza, nell'ambiente di vita che frequentiamo?

Marinella ed Efisio Murgia di Cagliari.

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