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don Lucio D'Abbraccio  

Natale del Signore - Messa dell'Aurora (25/12/2019)

Vangelo: Lc 2,15-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Nella liturgia di questa notte abbiamo celebrato il grande mistero di Dio che «per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». Questo grande e meraviglioso avvenimento è stato rivelato dall'angelo ai pastori, i poveri d'Israele (cf Lc 2, 1-14). All'aurora, la chiesa ci chiede di concentrare la nostra attenzione su un'altra parte dello stesso mistero: la visita dei pastori alla stalla, la loro contemplazione e il loro annuncio dell'evento-parola, cioè del bambino neonato.

Colpisce il fatto che i primi destinatari del grande annuncio della natività siano i pastori. Essi, infatti, costretti dal loro lavoro ad una vita di nomadismo, per la cultura religiosa dell'epoca erano persone impure e quindi escluse dalla vita liturgica ufficiale: eppure proprio a questi poveri, emarginati e disprezzati va la predilezione di Dio, che li sceglie per essere i primi testimoni della nascita del Figlio suo. Gli angeli si erano rivolti ai pastori proclamando: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (cf Lc 2, 11-12). Dio, dunque, si rivela a Betlemme non come un sovrano, non come un ambizioso dominatore, non come un padrone violento. Assolutamente no! Dio si è rivelato nel nascondimento, nell'umiltà, nella povertà. Questo segno manifesta che la gloria di Dio è una gloria ben diversa da quella che immaginiamo noi: è la gloria dell'umiltà, dell'abbassamento. L'evangelista narra che «appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”». I pastori, quindi, con una pronta obbedienza si mettono in cammino per vedere l'evento-parola che il Signore ha fatto loro conoscere. Dice ancora Luca: «Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia». Ecco come si manifesta il Salvatore, il Messia, il Signore: in un neonato ancora in fasce, in un bambino deposto nel luogo dove mangiano gli animali, in un luogo di miseria e non di potere e lusso. E, dopo aver visto questa scena, i pastori a loro volta diventano annunciatori, «riferirono ciò che del bambino era stato detto loro», ossia diventano testimoni. Ciò significa che non restano semplici spettatori ma essi «fanno conoscere» ciò che prima è stato «fatto conoscere loro».

Luca annota infine che «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». L'atteggiamento di Maria è quello di una madre che registra tutto ciò che riguarda suo figlio, lo medita, lo conserva nel cuore. È un atteggiamento che nasce da una fede profonda e da un'umiltà semplice. Lei è consapevole di non essere capace di capire da sola quello che sta vivendo, ma sa che nella preghiera il Signore le farà comprendere tutto ciò che le serve per essere in grado di portare a compimento la missione che egli le ha assegnato: essere la madre del Messia.

Silenzio, ascolto, meditazione, preghiera, sono essenziali per un'autentica vita di fede. Purtroppo, il ritmo frenetico della vita ci impedisce, il più delle volte, di ritagliarci un po' di tempo per il Signore: molte volte si sente dire che non si ha tempo! Noi troviamo il tempo per cose effimere e superficiali ma per il Signore no! Allora facciamo questo esame di coscienza: nel vangelo si parla di persone che rimangono stupite «delle cose dette loro dai pastori», forse anche commosse, che poi se ne tornano alle loro case, dimenticano quell'incontro e tutto torna come prima. Si parla dei pastori che «vanno in fretta, senza indugio e trovano Maria e Giuseppe e il bambino che giace nella mangiatoia». Vedono, ascoltano, credono. Poi se ne tornano alle loro tende, glorificando e lodando Dio, parlando di questo avvenimento che il Signore ha fatto conoscere loro. Infine ci sono Giuseppe e Maria la quale, come è stato detto poc'anzi, «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Scegliamo, dunque, le persone alle quali vogliamo somigliare.

Che Maria e Giuseppe ci aiutino a fare la scelta giusta e a vivere il Natale del Signore con fede semplice e profonda.

 

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