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TESTO Fai entrare ed entrerai, chiudi e starai fuori

don Giacomo Falco Brini  

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (25/08/2019)

Vangelo: Lc 13,22-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, Gesù 22passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Credo che a nessuno piaccia non essere riconosciuto, non appartenere a qualcuno o qualcosa. Nella propria famiglia, nel proprio paese, tra i propri amici, nel posto dove si lavora, nel luogo dove si è stranieri. Ogni essere umano porta con sé un bisogno di appartenenza. Questo bisogno nel cuore dell'uomo mi ha fatto sempre pensare molto. Giunto a 52 anni, mi pare di capire che non essere nel cuore di qualcuno è la peggiore delle solitudini. Da questa prospettiva il vangelo di oggi, a una prima lettura, potrebbe aggiungere paura su paura. Forse la stessa domanda del tale che ferma Gesù in cammino tradisce la paura di poter essere dimenticati: sono pochi quelli che si salvano? (Lc 13,23).

La risposta di Gesù sembra avvalorare la percezione di quel tale. Al Regno dei cieli si accede per una porta stretta, ci sono tanti che cercano di entrarci ma non ci riescono; poi c'è il padrone di casa che si alza e va a chiudere quella piccola porta mentre costoro bussano chiedendo invano di aprirgli (Lc 13,24-25). C'è n'è già abbastanza per tremare e scoraggiarsi tuttavia, come se non bastasse, a quella richiesta il padrone risponde seccamente: non so di dove siete (Lc 13,26). Allora essi mettono davanti al padrone una grande obiezione: ma come? Non hai riconosciuto che noi siamo quelli che hanno frequentato la tua mensa e hanno presenziato ai tuoi insegnamenti? Cioè, non hai riconosciuto che ti siamo familiari? (Lc 13,26) Il padrone rincara la dose: voi non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori di ingiustizia (Lc 13,27) Dunque, questi astanti si sono clamorosamente sbagliati su Dio e il suo Regno.

Mi permetto, con un fremito di timore, di declinare questa parola: non so di dove siete. Non vi conosco. La vostra storia non fa parte della storia che io ho scritto tra gli uomini. La vostra è una storia che non ha costruito il mio regno nel tempo concessogli, ma gli si è opposta. Avanzate una pretesa di familiarità verso me, in realtà mi siete estranei. Pensavate che diventare miei amici e familiari fosse solo una questione di presenza alle messe, di osservanza di tradizioni e di semplice ammirazione dei miei insegnamenti. Eppure vi ho spiegato come si diventa miei amici. Non mi avete creduto, avete preferito fino alla fine credere al Dio plasmato dalla vostra mente, secondo le vostre esigenze. Adesso voi che vorreste entrare non potete. Adesso sapete sulla vostra pelle cosa ha vissuto sulla propria quella innumerevole folla di persone che non ha mai potuto entrare in una vita veramente umana. L'umanità dei diseredati di tutto a causa dell'ingiustizia degli uomini, quella che non ha potuto mangiare e studiare come voi, non ha potuto curare la loro salute come voi, non ha potuto inseguire una speranza di vita migliore perché si è trovata sempre una porta chiusa!

Là sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori (Lc 13,28): la loro infelicità si manifesterà quando vedranno prima di tutto i profeti di cui si sono fatti beffe risplendenti in Dio e loro fuori. Ma soprattutto, quando vedranno con chiarezza l'immensa e anonima (ma non per Dio!) moltitudine di uomini che hanno sofferto le umane ingiustizie restituiti alla loro vera dignità (Lc 13,29): essi sono la moltitudine di quelli che Gesù ha dichiarato felici nelle sue Beatitudini. Per il vangelo la vita dunque è una storia da scrivere per dichiarare da che parte si vuole stare, ovvero a chi si vuole appartenere: a Dio che sulla Croce rovescia i regni di questo mondo per portare avanti il suo tra gli umili e i poveri, oppure ai suoi dominatori che fanno dell'ingiustizia il pane dei loro affari. Dio non gode di questa separazione che alla fine della storia comunque avverrà. Il suo instancabile lavoro sarà sempre quello di cercare di portare quelli che sono primi nel mondo tra gli ultimi, perché sono essi la loro sempre possibile salvezza. Chi infatti fa entrare nella propria vita gli ultimi di questo mondo, si fa loro familiare e ha assicurata la familiarità con Dio (Lc 13,30).

 

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