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TESTO Il rischio di essere sedotti da Dio

don Mario Simula  

XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (18/08/2019)

Vangelo: Lc 12,49-53 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Il fuoco del Vangelo brucia talmente, come un'urgenza interiore, nel cuore di Geremia, che la sua vita si gioca tutta al confine tra il vivere e il morire. Il fuoco è un incendio incontenibile e urgente in lui, che si fa strada anche nei momenti della più acuta persecuzione e della più profonda crisi esistenziale. E' tale il patimento del profeta che, a un certo punto della sua vicenda di annunciatore di Dio, si sente ingannato da Lui e vorrebbe cedere le armi. Perché rovinarsi la vita per un annuncio che non ci appartiene o ci appartiene indirettamente come richiesta di Dio?
Ancora una volta l'amarezza del profeta arriva al punto da identificarsi col suo graduale, inesorabile annichilimento. Si sente inghiottito dal fango.
Se non abbiamo mai provato questo rischio, significa che Dio, con la sua Parola, è ancora ai margini della nostra esistenza. Se invece Lui mi invade e rende le mie notti insonni e il mio cuore turbato e la mia paura palpabile, significa che lo sto prendendo sul serio come colui che su di me investe molto, anche se non conto niente. Dio diventa come Colui che mi getta nella mischia, mettendo a ferro e a fuoco tutto ciò che lascio, in modo che guardi solo avanti.
Se ci trovassimo un giorno a gridare, anche violentemente, al Signore: “Vieni presto in mio aiuto”, significherebbe che la nostra vita è una vita di trincea, di avamposti. L'altro, avversario o indifferente, potrà brandire le sue armi contro di noi, potrà usare il suo scherno irridente, potrà gettare il discredito sulle nostre persone, ma noi potremo sempre dire: “Il Signore si è chinato su di me, mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango della palude; ha stabilito i miei piedi sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi”. Fondata su questa certezza, “la notizia nuova”, messa da Dio sulla mia bocca, incuterebbe timore o forse potrebbe suscitare il desiderio di un cuore rinnovato. E questo, nonostante io sia annunciatore povero e bisognoso. E' Dio che avrà cura di me. E' Dio il mio aiuto e il mio liberatore.
Chi è Gesù se non il profeta sublime, il più grande, l'immenso che si sottopone alla croce disprezzando il disonore, sopportando l'ostilità dei peccatori senza perdersi d'animo, ma guardando sempre alla gioia che gli è posta dinanzi?
E' proprio vero che non abbiamo ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il maligno. Noi, uomini e donne del compromesso, del patteggiamento ambiguo, delle mezze misure, del piede in due staffe, né caldi né freddi, tiepidi e nauseanti.
Gesù ci mobilita in una battaglia che porta il Fuoco sulla terra, il Fuoco dello Spirito, il Fuoco del nostro Annuncio coraggioso, il Fuoco della nostra franchezza, il Fuoco della nostra guerra pacifica.
Gesù vuole che questo Fuoco sia acceso.
La bella notizia che Lui ha portato è per l'amore, è per il dono, è per la difesa degli ultimi della storia. Proprio per questo porta divisione. Ci sarà sempre, infatti, chi, disturbato nei suoi progetti disumani, invece di percorrere le strade dell'unità e del dialogo, brandisce le armi della violenza più o meno occulta. Può avvenire anche tra amici. Può avvenire anche con i vicini.
Può avvenire anche tra coloro che dicono di credere nello stesso Signore. Può avvenire tra coloro che nel nome di Gesù escludono, perseguitano, scartano, sono indifferenti nei confronti di fratelli e sorelle, soltanto perché diversi da noi, dal nostro modo di pensare. Diversi nelle loro scelte. Gesù non ci da' tregua. Ci assicura, però, che Lui combatte con noi; ad una condizione: che noi non ci distruggiamo gli uni gli altri, come dice l'apostolo, ma a costo di prezzi alti, diventiamo capaci di percorrere le stesse strade che il Signore ci indica.

Gesù, quante guerre scateni dentro di me e quanti incendi fai divampare, senza che io riesca a tenerti a bada. Non è ancora sufficiente? Anche a me vuoi dire che ancora non ho attraversato il battesimo della persecuzione, dell'incomprensione, della voce smarrita nel vuoto?
Sai quante volte, Gesù, il mio istinto mi porta a dirti: “Sbrigatela Tu. Perché mi tiri in ballo? Che cosa ho fatto di male?”.
Come se essere preso sul serio da Te, corrisponda ad un punizione per la mia persona e non a un Tuo atto intrepido di amore.
In certi momenti cerco i luoghi nei quali nascondermi, perché Tu non mi veda, perché Tu non possa domandarmi: “Cosa ne pensi? Sei pronto? Ci stai?”.
Tu, Gesù, mi scovi sempre, non mi dai pace, perché sei venuto a portare dentro di me la guerra.
Quanto mi attira, a volte, il languire di Elia che, pur di non affrontare la lotta che gli metti davanti, preferirebbe morire.
Quanto mi attira, in certi momenti, l'ostinazione incomprensibile di Pietro che continua a dichiarare, spergiurando: “Non lo conosco. Non so di chi stiate parlando”.
Gesù, è proprio una lotta tra Te e me. lo so che alla fine resterò azzoppato. Nel frattempo contrappongo la mia persona alla Tua, anche se, Gesù, rimane dentro di me una traccia misteriosa di Te: quella di averti incontrato a distanza ravvicinata, intrecciando le mie braccia con le Tue, fino a stramazzare per terra, perché il Tuo amore è più forte della morte e la furia degli oceani non può spegnerlo.
Lo vedo ogni giorno con i miei occhi, Gesù, che il padre è contro il figlio e il figlio contro il padre, che la madre è contro la figlia e la figlia contro la madre. Non per questo Tu sottoscrivi la mia rinuncia.
Tante volte, Gesù, ti ho consegnato la mia lettera di dimissioni dalla lotta, dall'impegno.
Regolarmente me l'hai restituita a pezzi. Non è quello che vuoi da me, Gesù. Tu vuoi atti di amore, concordati di apertura, dichiarazioni di franchezza, di mitezza e dignità, silenzio e parole vere, docilità e discernimento.
Indubbiamente, Gesù, le Tue condizioni sono molto esigenti. Hanno, tuttavia, il potere di scatenare un'insoddisfazione irresistibile, finché non mi arrendo al Tuo amore, alla Tua condizione di pellegrino, alle condizioni della Tua Parola di vita.
Gesù, sai cosa provo in questo momento?
Mi sento piccolo come un filo d'erba.
Fragile come un seme trasportato dal vento.
Insignificante come un calabrone che feconda i fiori.
Ma rimane sempre in me l'ardimento di sollevare lo sguardo fino a Te. E Tu come mi rispondi, Gesù? Ti abbassi fino a terra dove sono io: invisibile, insignificante. In questi momenti, mi pare che la Parola del Tuo Vangelo sia scritta proprio per me. La Parola dice: “Gesù lo fissò intensamente e lo amò”. Tu fai con me la stessa scelta sconvolgendomi col Tuo sguardo: “Se vuoi vieni. Seguimi. Stai con Me. Impara da Me. Fidati di Me”.

 

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