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TESTO Dio non ci ferma, ci manda

don Giacomo Falco Brini  

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (07/07/2019)

Vangelo: Lc 10,1-12.17-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Forma breve (Lc 10,1-9):

In quel tempo, 1il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Il Signore Gesù ha affidato la sua missione alla chiesa. Non è riservata a chi nel suo seno riveste un ministero gerarchico (che è pur sempre solo un servizio): tutti i credenti, in quanto amati, sono chiamati; e come tali hanno un compito, rivestiti dallo Spirito Santo dei doni necessari per compierlo. Luca ci tiene molto a sottolinearlo, infatti è l'unico dei sinottici a riportare la missione in cui Gesù sceglie 72 discepoli. Basterebbe questa semplice considerazione per concludere che la chiesa è un popolo peregrinante di gente inviata. La chiesa è missione, è per sua natura missione! Non so in quanti documenti magisteriali ho trovato ribadita questa verità. Sono innumerevoli. So invece quanto cammino deve compiere ancora la chiesa nei suoi figli e nelle sue strutture per convincersene e convertirsi. La fatica di papa Francesco con la sua esortazione Evangelii Gaudium ad essere accolto nelle scelte pastorali di una larga parte della chiesa, lo dimostra ampiamente.

Un'occhiata a quanto ci chiede il Signore come chiesa in stato di missione. Sembra che Lui sia più preoccupato del come i discepoli dovranno annunciare, piuttosto che del contenuto da annunciare. Li inviò due a due (Lc 10,1): questo è il “setting”, l'atmosfera che i discepoli devono sempre creare e ricreare nel loro andare. Significa che tutto quanto annunceranno sarà credibile solo e soltanto in una relazione fraterna visibile e tangibile, aperta a far entrare in essa chiunque accolga l'annuncio. Ma il nostro apostolato oggi, qualunque esso sia e dovunque sia chiamato a realizzarsi, manifesta questo clima relazionale? Pregate (Lc 10,2): la missione è più grande della nostra esistenza, abbraccia una storia più grande delle nostre capacità di comprenderla, ha una portata ben più grande dei nostri numeri. La missione sgorga dal Padre, ed è al Padre dunque che bisogna sempre rivolgersi per non sentirci indispensabili e per vivere bene, nella fede, il “gap” che si avvertirà sempre tra quello che facciamo e quello di cui c'è bisogno. Nei miei primi anni di missione in Perù, questa è stata una lezione durissima. La missione dunque nasce dalla preghiera e nella preghiera bisogna sempre riportarla.

Andate, vi mando come agnelli in mezzo a lupi (Lc 10,3): un invito preciso di Gesù ad accettare il suo stile di vita. Il pastore fu attorniato da lupi, ma non ne condivise mai il modo di vivere. Visse fino alla fine come un agnello. T. Hobbes ti dice “homo homini lupus”: non ti da speranza e ti ferma. Gesù invece ti dice che puoi vivere lo stesso, ma non da lupo: e ti invia agli altri ricordandoti che hai ricevuto il suo stesso Spirito. Questo ti da speranza. Perché nel mondo, se è vero che si incroceranno lupi approfittatori (Lc 10,10-11), è anche vero che si incontreranno uomini di pace (Lc 10,5-6). Ai discepoli missionari la gioia e la pace di essere portatori di una messaggio pieno di vita che, in ogni caso, sia nel rifiuto che nell'accoglienza, sarà l'unico tesoro che mai si allontanerà da essi. Se il discepolo ne è consapevole, allora è in grado di comprendere anche la strana raccomandazione del Signore che riguarda borsa, sacca, sandali e saluti per la strada (Lc 10,4). Può il Signore comandare di non avere un bel niente, nemmeno di che calzare per il cammino? Può comandare di togliere il saluto alle persone che si incontrano per strada? Cos'è questo linguaggio?

Ancora una volta si vuol far emergere un problema di discernimento. Questa raccomandazione richiama il vangelo di domenica scorsa nei 3 casi di sequela osservati. Nella vita, il discepolo dovrà sempre misurare la sua relazione con Gesù nelle scelte che fa. Ci sono scelte buone che aiutano la sua missione, ce ne sono altrettanto buone, ma non necessarie o sconvenienti, che attardano l'annuncio e la presenza del regno di Dio. Dunque non è questione di non avere nemmeno una borsa con oggetti personali, una sacca con qualche indumento di riserva, oppure di avere calzature. E' questione di non avere alcuna preoccupazione circa questi mezzi umani e di rimanere liberi e sobri nel loro possesso. Liberi e sobri anche nelle relazioni umane, anche negli affetti: si tratta di non permettere che si antepongano alla priorità della missione/vocazione cui il Signore ci chiama. C'è il serio rischio che ci si disperda in cose secondarie e in nome del bene! Perché c'è un bene che fa crescere nella via di Dio, ma c'è anche un bene fuorviante! (cfr. Lc 9,57-62).

Un'ultima osservazione sul finale del vangelo. I 72 rientrano pieni di gioia, sorpresi di aver visto i demoni sottomettersi loro nel nome di Gesù (Lc 10,17). Il Signore conferma il dono fatto (Lc 10,18-19), ma li invita a “concentrare” la loro gioia per una realtà di spessore ben più importante di quella che fa riportare vittoria sul nemico. Cioè la sorpresa vera del discepolo non può ridursi a questo, anche se moltissimi si fermano lì, a cercare l'ebbrezza passeggera di vedere satana piegarsi al nome di Gesù. Si rimarrebbe interiormente puerili come i Corinti, che S. Paolo deve educare per l'amore smodato dei leaders, dei carismi e dei “superapostoli” (cfr. 1 e 2Cor). La sorpresa vera e continua del discepolo si estende a tutta la sua missione evangelizzatrice, dentro la quale scopre che, mentre cammina ancora sulla terra, abita già in Cielo, perché è un uomo/donna rinato/a da lì: rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli (Lc 10,20).

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