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TESTO In ascolto e in comunione con la Trinità per agire in vista dell'eternità

padre Antonio Rungi

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Santissima Trinità (Anno C) (16/06/2019)

Vangelo: Gv 16,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 16,12-15

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

La solennità della Santissima Trinità che celebriamo in questa domenica, è la festa che sintetizza tutto il cammino che abbiamo compiuto, spiritualmente, in questo tempo di Pasqua.
Il mistero del Dio Uno e Trino. Uno nella natura, trino nelle persone ci rivela quanto è grande l'amore che Dio ha per noi e sul modello di relazioni che intercorrono tra le tre persone divine si devono strutturare i rapporti tra i credenti e tra tutti gli esseri viventi, come pure la stessa creazione, di cui Dio è autore.
E poi sul tema della creazione che la prima lettura ed il salmo responsoriale ci fanno riflettere e meditare, per cogliere in essi il messaggio biblico di gratitudine a Dio creatore.

Il libro della Sapienza ci ricorda, infatti, parlando di se stessa, di quella sapienza che viene dal cielo e che si è incarnata nel Verbo fatto uomo, che «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all'origine. Dall'eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata”.
Tutto quello che è stato poi avviato all'essere e all'esistenza, trova ragion d'essere proprio nell'azione creatrice di Dio, che come ci ricorda la dottrina cattolica, egli ha fatto tutto dal nulla.
Un inno alla bellezza del vertice della creazione che è l'essere umano, ci viene, poi, dal salmo responsoriale, tratto dal salmo 8, in cui incontriamo queste espressioni di lode a Dio, per tutto quello che noi, esseri umani siamo e per quello che ci circonda e vediamo con i nostri occhi e percepiamo con i nostri sensi: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato”. E poi l'interrogativo di senso, quello su cui tutti noi esseri mortali dobbiamo riflettere: “Che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi?” E qui troviamo la risposta alla nostra dignità di persone umane, che non hanno una localizzazione o identificazione geografica o storica, ma ha attinenza con l'essere umano nella sua essenzialità: “Davvero l'hai fatto poco meno di un Dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”.
E' l'essere umano posto da Dio stesso al vertice della creazione, che deve rispettare e proteggere e non certamente distruggere, come purtroppo sta avvenendo nella nostra cultura e nel progresso illimitato che porta a violare costantemente l'ambiente naturale.
Il rispetto della natura e del creato, opera di Dio, passa attraverso l'amore di tutto ciò che è riflesso dell'amore trinitario che circola all'interno e al di fuori delle relazioni tra Padre, Figlio e Spirito Santo.

Con grande afflato spirituale ce lo ricorda l'apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani, seconda lettura di questa solennità della Santissima Trinità, nella quale troviamo queste espressioni: “giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio”.
Essere uniti in Cristo, in comunione con Dio e con il fratelli, mediane la docilità allo Spirito Santo, nonostante le tante difficoltà che la vita ci presenta: “Ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
Il credente non si lascia abbattere dai problemi dell'esistenza, fossero anche quelli più seri, ma ha sempre uno sguardo proiettato l'oltre, nell'al di là, fondato sulla speranza che è l'energia motrice per camminare nella vita.

In questo discernimento del gusto di amare, attimo per attimo, la vita e di assaporare la gioia dell'esistenza, ci viene in aiuto il testo del vangelo di Giovanni inserito nella solennità della Santissima Trinità e che, come discepoli di Gesù, allo stesso modo dei apostoli, facciamo nostro e mettiamo in pratica: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Noi siamo in ascolto dello Spirito per capire il senso della nostra vita e per agire di conseguenza, in attesa di godere per sempre della visione beatifica di Dio, quando lo vedremo faccia a faccia, nel Regno dei Cieli e dove il mistero trinitario, inspiegabile con i ragionamenti umani e con la limitatezza del nostro pensiero, sarà chiaro, comprensibile e luminoso per l'eternità, in ogni parte ed elemento che ne costituisce, teologicamente, l'affermazione dottrinale, risalente al Concilio di Nicea del 325, perché sarà l'amore di Dio Uno e Trino a motivare la nostra comprensione di tutto e per sempre. Tutto, infatti, avrà un termine, come la fede e la speranza, mentre la carità sarà in eterno, perché Dio è amore, nell'unità della sua natura e nella perfettissima comunione tra le tre divine persone.

 

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