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TESTO Commento su 1Re 19,16.19-21; Sal 15; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62

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XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (30/06/2019)

Vangelo: 1Re 19,16.19-21; Sal 15; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 9,51-62

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

L'ufficio delle letture di oggi ha un teme comune: le esigenze della vocazione.
La prima e la terza lettura ha come motivo la necessità del distacco, non solo, dalle cose, ma anche quello dalle persone care. Mettersi al servizio del Regno significa anche andare incontro a profonde lacerazioni. Tuttavia se esaminiamo più attentamente le due letture ( 1Re 19 e Lc 9 ) vediamo che non sono perfettamente sovrapponibili. Il passaggio di consegne tra Elia e Eliseo è descritto come un qualcosa di umano, non angosciante, mentre la sequela di Cristo da parte dei tre è di gran lunga più duro, immediato e radicele.
Elia pur strappando Eliseo al lavoro dei campi e ai suoi, a causa dell'investitura profetica, permette a Eliseo di andare a casa sua per salutare i genitori oltre che allestire un banchetto di addio per quelli del suo clan.
Gesù, in viaggio, si reca a Gerusalemme per dare compimento alla sua missione, perciò esige che i discepoli siano consapevoli del rischio che comporta questa salito e coloro che lo accompagnano devono rendersi liberi da illusioni. Chi vuol essere discepolo di Gesù deve essere anche conscio che la di lui sequela è gravida di difficoltà, sacrifici e rifiuti come quella dei Samaritani, descritta nel Vangelo odierno.
La sequenza di Gesù comporta esigenze estreme che sono:
- Disponibilità a vivere senza esigenze personali perché servo degli altri;
- Rottura col passato perché l'annuncio del Regno è prioritario e richiede che lo sguardo sia proteso in avanti;
- Bisogna andare avanti senza rimpianti, senza nostalgie per ciò che abbiamo abbandonato.

La prima lettura di questa tredicesima domenica del tempo ordinario ci parla del profeta Elia e della chiamata del suo successore. Elia, nella solitudine, dopo aver incontrato Dio nel rumore del silenzio, è da YHWH incaricato della investitura del suo successore, nelle persona di Eliseo, figlio di Sefat. A Elise, Elia lascia, lanciandoglielo, il proprio mantello, la propria personalità, simbolo della sua missione e dei propri poteri. Il giovane Eliseo, dopo aver salutato i suoi genitori, gli amici

e i parenti, con un banchetto, raggiunge Elia ed entra al suo servizio.

I discepoli di Gesù, alla sua chiamata, sono invitati a seguirlo, senza alcun indugio.

Il Salmista prega perché cessino intorno a lui le tentazioni e il mondo si converta a Dio. La grande tentazione di sempre è il barcamenarsi combinando una piccola dose di fede in Dio e parecchio in beni terreni. La sua scelta è un'altra: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice”.
Il salmista chiede a Dio di illuminarlo sul senso della sua esistenza. La sua scelta esigente di credente praticante per lui sorgente di felicità, perché non verrà abbandonato nel sepolcro e starà gioioso alla sua destra per sempre.

La lettera di San Paolo ai Galati ci comunica che noi siamo liberi in quanto il Cristo ha pagato, col suo sangue, è questo il prezzo necessario, per la salvezza dell'umanità di tutti i tempi. Per Paolo essere liberi non significa fare ciò che più piace, ma più tosto scegliere il criterio che orienterà la nostra vita: non le soddisfazioni terrene, ma l'apertura a una comunione con l'assoluto.
Questa apertura all'assoluto perché sia libero deve essere compiuto senza costrizioni o violenze e con piena coscienza causa. La volontà è libera se sa ciò che fa. Si è liberi se ci lasciamo guidare dallo Spirito.

Nel brano odierno del Vangelo di Luca, Gesù inizia il “ viaggio verso Gerusalemme, con determinazione (volontà di arrivare sino in fondo nonostante il prezzo da pagare), verso il compimento della sua missione. Mentre percorreva questa strada gli si avvicinano tre persone che desiderano che desiderano diventare suoi discepoli; ma dalle risposte che Cristo da sembra che la sua intenzione sia quella di respingerli piuttosto che di attirarli. Esaminando bene il contenuto di ciò che dice loro è facile rendersi conto che Gesù non vuole spegnere l'entusiasmo di quanti desiderano mettersi alla sua scuola, ma solamente vuole spegnere le illusioni e questo è valido anche per noi.

Al primo, che vuole diventare suo discepolo Gesù, chiede a sua volta, se è disponibile a vivere nell'insicurezza della povertà come Lui, che non ha neppure una pietra da usare come cuscino.
Al secondo risponde che bisogna considerare come prioritario l'annuncio del Regno guardando avanti con determinazione perché il passato si seppellisce da solo. Chi è disposto a seguire Gesù deve lasciare tutto, perché è come se morisse a tutto ciò che possiede per resuscitare a un'altra vita.
Al terzo vien detto che chi sceglie il Regno di Dio non può avere tentennamenti, ne compromessi, rimpianti e nostalgie.

Revisione di vita
Solgenitsin, in uno dei suoi tanti libri scrisse: è quando ti si è tolto tutto che sei veramente libero. Siamo anche noi dello stesso parere?
Siamo veramente disposti a rompere col passato o per paura di essere considerati radicali cerchiamo di conciliare passato e presente?
Quanti tentennamenti abbiamo nelle nostre scelte dotati da insicurezze e relativismo?

Marinella ed Efisio Murgia Cagliari

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