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TESTO L'amore vera legge

padre Gian Franco Scarpitta  

VI Domenica di Pasqua (Anno C) (26/05/2019)

Vangelo: Gv 14,23-29 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 14,23-29

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

I cristiani dei primi anni non avevano ancora delle abitudini o prassi cultuali loro proprie, ma come gli Ebrei si attenevano alla frequenza del tempio e all'osservanza della Legge di Mosè. E come strascico vi era anche chi praticava ancora la circoncisione, ritenuta necessaria per la salvezza e adesso così fanno taluni fedeli cristiani di provenienza giudaica: vogliono imporre la circoncisione ai fratelli neofiti provenienti dal paganesimo. Nella riunione a Gerusalemme a cui prendono parte Paolo e Barnaba e che viene definita Concilio di Gerusalemme (primo Concilio della storia della Chiesa) lo Spirito Santo sembra essere il vero protagonista dell'emendamento risolutivo alla questione e suggerisce che a tali fratelli non venga imposta alcuna osservanza esteriore, che fra l'altro con la venuta del Regno di Dio nelle parole e nelle opere di Cristo ha perso il suo fondamento. Essi devono solo evitare l'idolatria e vivere nella carità che è il vincolo della perfezione (Col 3, 14). Spiegherà Paolo ai Galati: “In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità”(Gal 5, 6); Cristo stesso è sufficiente a giustificarci in forza del sacrificio che di se stesso ha operato sulla croce e in esso noi siamo stati risollevati e chiamati a una vita nuova e a una legge di libertà, che oltrepassa le prescrizioni della lettera. Lo Spirito Santo rivendica quindi l'importanza della legge dell'amore che rende tutte le altre cose secondarie e marginali e non conformi con il vero spirito della libertà al quale siamo stati chiamati.

Tante volte la pedanteria e le questioni procacciate di lana caprina nascondono una mancata presa di coscienza fondamentale, una lacuna nella formazione per cui si tende a cercare pretesti per giudicare gli altri su cose banali omettendo di considerare l'essenziale. Wiston Curchill diceva che se esistono diecimila norme si distrugge ogni rispetto per la legge; noi parafrasando il suo pensiero potremmo dire che tante normative insignificanti e banali possono distruggere la vera legge divina universale: l'amore.

I cristiani sono chiamati ad immedesimarsi in questo comandamento che la scorsa Domenica avevamo identificato con Giovanni come antico eppure sempre nuovo dell'amore caratterizzante la nostra convivenza, che qualifica i nostri rapporti ed è il contrassegno della nostra appartenenza a Cristo. Più che il legalismo esasperato dev'essere questa capacità di amare a toccare il nostro atteggiamento per costruire un nuovo sistema innovativo per noi stessi e per gli altri. Esso è l'amore che lega Cristo stesso al Padre, per il quale Padre e Figlio sin dall'eternità si appartengono a vicenda nello Spirito Santo e che è stato riversato dallo stesso Spirito nei nostri cuori (Rm 5, 1 - 5), affiché anche noi vi fossimo innestati e ne partecipassimo profusamente. Sarà infatti lo Spirito Santo effuso a Pentecoste a far sì che riscontriamo ogni giorno la presenza di Gesù Risorto che ci convince sempre più dell'amore come unica risorsa possibile per la comunione e per la missione. Lo Spirito che Gesù promette e per il quale è necessario che lui adesso "vada al Padre" vincerà infatti ogni impressione di solitudine e di abbandono e infonderà sempre più costanza e e fiducia per l'adempimento di qualsiasi compito o missione, sopratttutto quella dell'annuncio stesso che conduce alla fede e alla speranza.

L'amore è l'elemento che estingue ogni pericolo di divisione e che al contrario integra le varie diversità nell'unica realtà di comunione che si realizza nel risorto. Esso è il vincolo di unione che ravvicina le distanze e rappacifica gli animi ribelli facendoli pervenire alle soluzioni più appropriate. L'amore è la logica nonché il criterio e l'orientamento decisionale, la carica che sprona in avanti e che vince ogni ritrosia e ogni timidezza.

Grazie all'amore di Dio che ci è stato dato in dono in forza dello Spirito Consolatore la Chiesa si prodiga sempre più alla testimonianza del Risorto e all'annuncio della speranza superando le scaramucce che minacciano la sua stabilità interna e conducendo man mano tutti quanti noi all'obiettivo della gloria definitiva.

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