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TESTO Commento su Giovanni 13,31-35

fr. Massimo Rossi  

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V Domenica di Pasqua (Anno C) (19/05/2019)

Vangelo: Gv 13,31-35 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 13,31-35

31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”

Quante volte abbiamo ascoltato queste parole! sono così conosciute che neanche ci facciamo più caso. Eppure, ragionando con la logica umana, dovrebbe immediatamente saltare all'occhio una particolarità che non è secondo la logica umana. Provate a farci caso: se A dice a B: “io ti amo così; dunque...” Dunque ci si aspetterebbe che A chiedesse a B di essere riamato con eguale amore. È naturale, in un rapporto di coppia, che all'amore di uno, corrisponda una risposta di amore dell'altro, in nome di quella reciprocità tipica della relazione tra due partners.

Analogamente si può dire per la stima che un maestro nutre per i suoi discepoli, dai quali il maestro si attende altrettanta stima nei propri confronti.

Invece Gesù cambia per così dire le frecce di direzione... L'amore verso di Lui, l'amore che si attende dagli apostoli, e per i quali sta per dare la vita, non è diretto verso di Lui... o, meglio, chi lo vuole amare deve impegnarsi a servire il prossimo, colui, colei, coloro che gli stanno accanto.

Ciò che Gesù comanda ai suoi prima di salire in croce, lo esigerà la domenica di Pasqua, da Maria Maddalena, la prima che lo incontrerà e lo riconoscerà dopo la risurrezione: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma va' dai miei fratelli....”.

Circa vent'anni fa, la regista americana Mimi Leder realizzò un film con un cast di attori stellare, che uscì in Italia con il titolo “Un sogno per domani”, sottotitolo: “Passa il favore”: la pellicola tratta da un romanzo di Lesile Dixon, racconta la storia di Trevor, un ragazzino di dieci anni, molto intelligente, che conduce un'esistenza difficile con la madre, ex alcolizzata, in un modesto quartiere di Las Vegas. La donna lavora come cameriera di giorno e come ballerina in un locale per soli uomini la notte. Il padre, violento e con problemi di alcolismo anche lui, è sempre assente. Trevor vive una sorta di confuso idealismo - del resto è poco più che un bambino, e ai bambini piace sognare, scambiando talvolta il sogno per la realtà -. Un giorno, entra in classe il nuovo insegnante di scienze sociali, il quale, per rompere il ghiaccio con gli alunni, propone di scrivere un tema dal titolo: Che cosa vuole il mondo da noi? Da quell'istante Trevor concepisce un progetto per cambiare il mondo in meglio: (il progetto) consistere nel compiere una buona azione a tre persone diverse, chiedendo in cambio non un favore nei suoi confronti, ma che facciano un favore ciascuna ad altre tre persone. Mai avrebbe creduto, questo ragazzino, di avviare un movimento riassumibile con lo slogan “passa il favore”, che in pochi mesi si diffuse a ragnatela in tutto lo Stato, tanto da smuovere la stampa e la televisione... Non vi voglio spoilerare come va a finire... guardatelo e fatelo vedere ai vostri figli. Non ve ne pentirete.

Il cap. 25 del Vangelo di Matteo presenta la famosa pagina in cui Gesù insegna ai suoi come guadagnare la vita eterna: chi farà del bene a un povero, a un malato, a un carcerato, a uno straniero... l'avrà fatto a Lui, e non perderà la ricompensa finale. Questo è il modo singolare, cioè cristiano, di amare Gesù così come Lui ha amato noi.

Non ci è possibile amare Dio direttamente, senza passare attraverso l'amore umano; non perché Dio ce lo impedisca, ma perché noi non siamo capaci di amarlo senza mediazioni, ma solo attraverso l'amore per il prossimo.

Questo sì, siamo in grado di farlo, anche se molti non ci credono.

In verità chi non ama il prossimo, non è perché non ci riesce, ma perché non vuole.

Ecco il motivo per il quale, nel cap.25 di Matteo, le condizioni per la nostra salvezza sono tutte riassunte nell'amore vicendevole e del prossimo.

Dio non pretende da noi ciò che non siamo capaci di fare. Del resto, come potrebbe ignorare le nostre reali doti affettive? Ci ha fatti Lui così!

E ce ne dà la prova in quell'altrettanto famoso dialogo con Pietro, all'indomani della risurrezione, quando gli chiede: “Simone di Giovanni, mi ami tu?”; e questi risponde: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene!”. In quel momento, Pietro non sa amare il suo Maestro più di così... e Gesù non lo esige, anzi, abbassa (Lui) l'asticella, per scendere al livello dell'apostolo, fino a quando Pietro non sarà pronto ad amarlo come Cristo ha amato lui.

Pochi versetti dopo la pagina che abbiamo appena ascoltato, Pietro chiede a Gesù: “«Signore, dove vai?». Gli rispose: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi.». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? in verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.»” (Gv 13, 36-38).

E neppure dopo la risurrezione di Gesù, Pietro sarà in grado di rendergli l'amore manifestato sulla croce. Ma il Maestro di Nazareth gli annuncia che quel momento verrà...

Il 13 ottobre dell'anno 64, il Principe degli apostoli ricevette la corona del martirio, e donò la sua vita per amore di Cristo... lo amò finalmente con tutto se stesso, come Lui, Cristo, lo aveva amato.

Forse a noi non sarà dato il privilegio di amarlo, donando la vita...

Tuttavia, e questo vale per tutti, per tutti, non diamo troppo per scontato che la capacità di amare Dio e i fratelli non possa andare oltre le attuali possibilità.

L'unica cosa che possiamo dire è che oggi, più di così non siamo capaci - ma sarà poi vero? -.

Domani, chissà? Nessuno è in grado di prevedere il futuro... Le situazioni cambiano, le circostanze e le persone pure...

Amare nel nome di Cristo è difficile... Ci vuole tanto coraggio per amare senza egoismo, in modo rispettoso e mai possessivo... Soprattutto ci vuole coraggio per vincere la tentazione di fare preferenze di persona. Leggete il capitolo 10 degli Atti degli Apostoli: scoprirete che anche in questo - nell'amare senza fare distinzioni di persona - san Pietro ci è di esempio.
E così sia!

 

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