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TESTO Commento su Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

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Santissima Trinità (Anno C) (16/06/2019)

Vangelo: Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 16,12-15

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Con la festività di Pentecoste si è chiuso il tempo pasquale ma, non ancora il tempo trinitario: oggi festeggiamo la SS. Trinità e la prossima domenica la seconda Persona, il crocifisso, sotto la specie del Corpo e del Sangue. Con la festa odierna noi cristiani celebriamo e contempliamo il mistero più grande e incomprensibile, per la mente dell'uomo, a cui noi prestiamo fede, in quanto rivelato dall'Unigenito, generato dal Padre dall'eternità, unito al Figlio in un amore reciproco dallo Spirito Santo. Padre, Figlio e Spirito Santo: tre persone uguali per dignità, ma distinte fra loro, pur avendo la stessa natura. Perciò noi, in quanto Chiesa, annunciamo un solo Dio che è al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto, per mezzo del Verbo, nello Spirito Santo, il datore di doni.
Tutte le cose che la Spirito elargisce sono date dal Padre per mezzo del Verbo. Per cui le cose che il Figlio ci concede nello Spirito sono doni del Padre. E il Consolatore che ci è “dato” dal Figlio, allorché lui è asceso al Padre, quando è in noi, è anche in noi sia il Verbo che il Padre, come Gesù ha dato: “Verremo e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).
Questo è il mio balbettio, perché parlare di questo grande mistero non possiamo se non balbettare, perché non riusciamo a comprenderlo. Possiamo solo contemplarlo poiché ci stato rivelato dal Cristo.

La prima lettura della liturgia della parola di questa domenica è tratta dal punto culminante del prologo del libro dei proverbi: i vv. 22-31 del cap. 8. In questi vv. la Sapienza ci fa sapere la sa origine eterna, la sua preesistenza alle creature e ci espone l'attività della sapienza nella creazione e ordinamento dell'universo: nelle singole opere essa è presente insieme a Dio, è presente quale architetto-artefice che si beava del suo operato, perché ordine e bellezza dell'universo vengono riferiti, nella Sacra Scrittura, alla sapienza divina.
La parte svolta dalla Sapienza in questo passo, che esaminiamo, è indicato dalla preposizione temporale “quando”, ripetuta per sei volte, senza che essa abbandoni solo istante il Creatore durante tutta la sua opera.

La Sapienza non resta inattiva presso il Creatore e al v. 30 ci fa intendere quale è la sua natura nella attività cosmica: disporre tutte le cose con abilità artistica-architettonica, ricreandosi, nell'universo, davanti al suo Creatore, ponendo le sue delizie nello stare coi figli degli uomini.
La sapienza si compiace di stare coi figli degli uomini perché essi sono i soli, fra gli esseri corporei creati, ad essere capaci di intelligenza; questa la ragione per cui essa diventa nostra consigliera morale.

Il Salmista, col Salmo numero 8, ci invita a guardare e proclamare con stupore “ quanto è grande il nome” di Dio “ su tutta la terra”. Questo salmo traduce in canto e in preghiera il catechismo della religione di Israele: Dio creatore di tutto, pone l'uomo al vertice della creazione e gliela affida. Esso inoltre, al v.6, si volge incanto di lode della grandezza dell'uomo, anche se è la volontà di Dio, che mette “ ogni cosa... sotto i suoi piedi”. L'uomo a cui il Padre sottomette ogni cosa è il Cristo suo Figlio. Ma allora che cosa è L'uomo? La risposta per noi cristiani è semplice: “ l'uomo è la condizione che il Figlio di Dio ha voluto assumere quanto il Verbo si è fatto carne”! Il salmo canta sì la gloria di dell'uomo ma solo se l'uomo canta la gloria di Dio.

La seconda lettura ( 5,1-5 ) è tratta alla lettera ai Romani dell'Apostolo delle genti. Nei vv. sottoposti, oggi, alla nostra meditazione Paolo ci annuncia che Dio ci ha giustificati “ per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.
Lo stato presente di giustificazione, in cui si trova attualmente l'umanità, è illuminato dall'amore di Dio per l'uomo dalla sua fedeltà. Fedeltà che garantisce la certezza che la salvezza, ora iniziata, si compirà nel futuro in maniera definitiva, giacché questo “ amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santocchi ci è stato fatto”. Con ciò l'uomo non può rifiutarsi di sperare anche se la vita non lo invoglia ad essere ottimista. La ragione di non rifiutarsi di sperare sta nel fondamento solido della speranza cristiana: resistiamo alle angosce e alle incertezze della vita perché Dio ci ama in quanto, per amore verso di noi il Figlio, l'Eletto, si fatto inchiodare alla croce per amore nostro.

Il Vangelo dell'odierna solennità e tratto da Gv 16, 12-15 ed è importante cercare di intuirlo se vogliamo entrare nel cuore del grande mistero. Fin da nostro battesimo siamo stessi immersi, per così dire nell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, senza comprendervi nulla. Con il trascorre degli anni nonostante le catechesi e le spiegazioni il mistero è ai nostri occhi rimasto come avvolto nelle nebbie autunnali e il nostro cuore non è riuscito a gustalo per la durezza della nostra “cervice”.
Gesù Stesso come dice il vangelo di oggi aveva avvertito gli apostoli: “ Molte cose ho ancora da dirvi, ma per i momento non siete capaci di portane il peso” e uno di questi pesi era di certo il mistero della Trinità. Nonostante sia trascorso molto tempo la comprensione non è cambiata neanche per noi. Pur credendo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, un solo Dio in tre Persone, sentiamo che questa formula catechistica non è sufficiente per illuminare, in questa terra, il mistero Trinitario. Le vie per diradare le nebbie e avvicinarci a questo mistero sono molteplici. Forse all'inizio si intravisto il volto del Padre, il cui amore è difficile da offuscare, paziente, che perdona instancabilmente. Un Dio che si prende cura delle sue creature e sulle quali veglia. Un Dio con cui possiamo conversare come fa non i bambini coi propri padri. Riconosciuto il Padre il Figlio è vicino ed egli ama il Padre ed è da Lui riamato ed ecco spuntare fuori lo Spirito Santo che come il Figlio si reso visibile il giorno di Pentecoste e dal giorno abita nell'intimo del nostro cuore.

Revisione di vita
- Siamo consapevoli che Gesù è soprattutto il Messia alla cui opera ogni cristiano deve collaborare?
- Riconosciamo che il Dio invisibile è il Padre che si rende visibile in Gesù suo figlio?
- Siamo attenti alla voce sello Spirito verità che ci comunica “la verità tutta intera”?

Marinella ed Efisio Murgia di Cagliari

 

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