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TESTO Commento su Giovanni 10,27-30

don Walter Magni  

IV domenica T. Pasqua (Anno C) (12/05/2019)

Vangelo: Gv 10,27-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 15,9-17

9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

La Parola di Dio proposta per la IV domenica di Pasqua vuole rispondere a questa domanda: cosa significa stare dalla parte di Gesù Risorto? Mentre il Vangelo ci ripete con insistenza: ama così come Gesù ci ha insegnato! Dimenticati un po', va' oltre te stesso. Osa l'inedito nella tua vita. Amando come Gesù, potrai inoltrarti per strade che non avresti mai sognato.

Aprirci alla gioia
Il Vangelo non imbroglia, non penalizza nessuno! Gesù l'ha proclamato per la nostra gioia, per la nostra felicità piena. Ti è chiesta solo un po' di attenzione, un ascolto sincero e schietto. Certo, ci vuole un po' di coraggio per andare oltre una vita scontata e ripetitiva. Come? Lascia che Gesù ancora parli al tuo cuore. Allora sarà come se Lui ti prendesse per mano, mentre dentro proverai una gioia irresistibile e profonda. La sensazione precisa di puntare alto. Ben oltre quelle banalità che spesso intristiscono la vita, appesantendoti come una zavorra. Superficialità che finiscono col tempo per annebbiare la presenza luminosa di Gesù. Lui, invece ancora ci ripete: “Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. È consolante accorgersi che Gesù sia preoccupato della nostra gioia; che ami vederci contenti vedendoci stare dalla Sua parte. Forse pensavamo che dolore e sofferenza fossero condizioni necessarie per seguirLo. Per essere cristiani. Per quanto la sofferenza ci possa attaccare, per quanto ci possa fare del male, Gesù ci ripeterebbe d'essere venuto nel mondo per la nostra gioia e che proprio in questo consiste la Sua salvezza. Come il centuplo che nessuno ci può rubare. Una gioia piena, smisurata. E, riascoltando i racconti della resurrezione, comprenderemo che la radice della gioia che Maria di Magdala prova appena Gesù risorto la chiama, altro non è che l'amore! Come solo l'amore spiega la gioia che hanno provato i discepoli la sera di Pasqua stando nel cenacolo, quando “al vederlo provarono una grande gioia”.

Un amore che ci precede
Intuire che la sorgente della gioia vera è l'amore di Gesù non basta. Gesù ci dice, infatti, con insistenza: “rimanete nel mio amore”. Colpisce il verbo rimanere. Perché l'amore di Gesù non lo si impara come si studia qualcosa. Non lo conquisti con l'esercizio. Non basta il denaro per comprarlo. Alla radice dell'amore di Gesù non sta neppure qualcosa che facciamo, come fosse il risultato di un esercizio della volontà. Piuttosto l'azione che ci è chiesta, stando davanti all'amore che Gesù ci ha a lungo raccontato, è semplicemente quella di restare, permanendo caparbiamente: “rimanete nel mio amore”. Perché è in forza del Suo amore che anche noi amiamo e il Suo amore diventa il nostro. Sino a saper dare la vita come Lui. Senza calcoli: sino alla fine. Così una gioia impalpabile e profonda comincerà ad abitarci, e avremo la grazia di percepirla secondo un disegno che solo l'amore di Dio conosce appieno. Importa, dunque, accorgerci di un amore che semplicemente ci precede. Che sta prima di noi, che è per noi. Spesso ci ha affascinato il desiderio di cercare Dio, mentre Lui ci ha già trovati. Ci ha già salvati, tenendoci stretti nella Sua mano. I Suoi passi prima dei nostri. La Sua voce prima di ogni nostra parola. Così che alla fine conta imparare ad accorgersi solo della Sua inestimabile presenza. Intuendo persino il Suo trapelare nelle cose, scorgendoLo anche nel sorriso di un bambino. Giovanni ci direbbe, infatti, che “in questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma lui ha amato noi e ha mandato suo Figlio” (1Gv 4,10).

Il coraggio di fare un passo
Così siamo al comandamento, a ciò che in seconda istanza è come una risposta: “amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”. E “come io” significa: come Lui, come Gesù. Il fatto è che spesso sbagliamo il modello di riferimento, finendo per giocare al ribasso. Sino a perdere di vista il Suo amore, il Suo modo di amare, per intraprendere qualche camuffamento dell'amore. Sino a scadere nel disamore, in qualcosa che, avendo perso la sua radice, dell'amore non ha più l'anima. “Come io vi ho amati” ti ripete invece Gesù. Non perdere la memoria di tutti quei gesti, quei segni che la lunga tradizione della fede ti ha insegnato perché tu restassi dalla Sua parte, nel Suo amore! Tanti altri modelli di amore non reggono e lo sai! E' urgente compiere un atto di consapevolezza. Prendere posizione. Forse per questo Gesù nel Vangelo ha usato parole affettuose, dal tono familiare: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici (...). Amare come Lui ci ha insegnato comporta stabilire con Gesù non un rapporto di dipendenza servile, ma di libertà, di scioltezza profonda. Lasciandoti abitare dal gusto dell'attesa, senza mai perdere la speranza. Manca talvolta, nel nostro disquisire dell'amore secondo il Vangelo, l'uso di parole che dicono l'amore senza spiegarlo con troppe parole. Come non si spiega l'amore di una madre, di un padre, di un amico. Solo in contesti così immediati ed evidenti puoi pretendere e comandare l'amore. Gesù infatti ci ripete ancora: “questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

 

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