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TESTO Un abbraccio gratis, fra cielo e terra

don Alberto Brignoli  

Venerdì Santo (Passione del Signore) (19/04/2019)

Vangelo: Gv 18,1-19,42 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. 3Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

4Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». 5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

6Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. 9Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

12Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». 13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». 16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù 17ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice:

Si sono divisi tra loro le mie vesti

e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

E i soldati fecero così.

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Anni fa (credo fosse il 2004) a Sydney, in Australia, nacque un movimento spontaneo che si autodefinì con il nome di “Abbracci gratis”: in poco tempo, grazie anche al potere dei social, si diffuse in molte altre città del mondo. Vi partecipano persone comuni che offrono, appunto, “abbracci gratis” ai passanti, in luoghi pubblici come parchi, piazze e grandi vie pedonali. Un'iniziativa originale, non c'è che dire, anche se a qualcuno può sembrare una cosa poco seria o può comunque sentirsi un po' urtato nella propria sensibilità e riservatezza, perché non siamo tutti portati a cose di questo tipo, per di più in pubblico e da parte di sconosciuti.

Di certo, mi viene da pensare che non sia un'idea poi così originale come sembri... Ho già sentito parlare di un abbraccio gratis, dato a tutti, sulla pubblica via.

È un abbraccio un po' particolare, perché chi lo ha donato, non aveva le mani e le braccia libere per farlo, bensì le aveva legate, anzi per la precisione, inchiodate, su una trave di legno. Forse, però, paradossalmente, fu proprio quella trave a permettergli di abbracciare molte persone, perché gli permise di stendere le sue braccia fra cielo e terra, in segno di perenne alleanza tra i due. Senza quella trave di legno, le sue braccia sarebbero miseramente crollate, prive di forza, consumate com'erano dal male che - ingiustamente - avevano subito. E allora danno vita all'abbraccio più originale della storia: un abbraccio gratis, universale, dato sulla pubblica via e, soprattutto, a braccia aperte.

Un abbraccio si definisce tale quando le braccia si chiudono intorno all'altra persona, e ricevono altrettanto. Questo abbraccio fra cielo e terra, invece, avviene a braccia aperte, perché il legno a cui sono affisse, legate, inchiodate, impedisce loro di chiudersi, dando vita, così, all'abbraccio più originale della storia: quello di Dio per l'umanità. Che avviene, tra l'altro, proprio nel momento di maggiore distanza tra l'uomo e Dio.

Perché mentre Dio allarga le sue braccia per accoglierlo in un abbraccio d'amore, l'uomo chiude le sue braccia, conserte, in una sorta di muro di indifferenza; mentre Dio apre le sue braccia sul legno della croce, l'uomo chiude la sua mente alla comprensione dell'Amore; mentre Dio apre le sue braccia sul legno della croce, l'uomo chiude le sue orecchie all'ascolto della sua Parola; mentre Dio apre le sue braccia sul legno della croce, l'uomo chiude i suoi occhi sulle atroci sofferenze che gli sta ingiustamente infliggendo; mentre Dio apre le sue braccia sul legno della croce, l'uomo chiude il suo cuore di fronte al dolore straziato di una Madre bisognosa di essere abbracciata, perché le hanno ammazzato il figlio, l'unico figlio, al quale non smette comunque di guardare con occhi gonfi di amore, come solo una madre è capace di fare.

E tutto questo, Dio lo fa in modo universale, aperto a tutti, a ebrei, latini e greci, come riportava l'iscrizione sopra la sua croce: ma neppure questo è di gradimento all'uomo, che ha qualcosa da ridire pure di quel cartello. Dio fa questo in modo gratuito, senza che l'uomo ne paghi il prezzo: e l'uomo, invece di accettarlo come dono, ci lucra e ci specula sopra al misero costo di trenta monete d'argento. Dio fa questo sulla pubblica via, perché tutti possano beneficiare del suo particolare abbraccio: ma l'uomo si affretta a togliere dalla croce quello spettacolo indecoroso dalla vista di tutti, perché era la vigilia di una festa, e la festa deve continuare, le tradizioni sono più importanti della vita. E allora l'uomo compie l'unica apertura nei confronti del Dio che lo abbraccia sulla croce: gli apre il costato con un colpo di lancia. Ma da quel costato aperto non scaturisce morte, come lui si aspetterebbe, bensì sangue e acqua, i due elementi vitali per eccellenza.

Questo è quello che è capace di fare Dio, nonostante tutto, quando l'uomo cerca di dargli morte: restituirgli vita, attraverso quell'abbraccio fra cielo e terra, universale, gratuito e dato sulla pubblica via.

Proprio come continua ad avvenire oggi, quando Dio spalanca le sue braccia per noi, sul patibolo quotidiano delle miserie umane, in questo eterno abbraccio fra cielo e terra, e noi gli chiudiamo tutto.

Dio apre le sue braccia a tutti, in maniera universale, a ebrei, latini, greci, arabi, cinesi, e chi più ne ha più ne metta, e noi chiudiamo le porte, chiudiamo i porti, ma soprattutto chiudiamo gli occhi, le orecchie, la mente e il cuore sulle sofferenze dell'umanità.

Dio apre le sue braccia in maniera gratuita, senza chiedere nulla in cambio, e mentre ci chiede di fare altrettanto, noi iniziamo a fare i nostri calcoli, e prima di pensare a donare qualcosa agli altri in maniera gratuita, mettiamo da parte qualcosa per noi, o peggio ancora ci inventiamo tutta una serie di teorie per cui neppure l'elemosina è più da fare, perché crea dipendenza, è assistenzialista, e genera fannulloni.

Dio apre le sue braccia sulla pubblica via, perché tutti, nessuno escluso, vengano raggiunti dal sangue e dall'acqua, lavacro di salvezza, e noi ci preoccupiamo di tenercelo per noi, rinchiuso nelle nostre chiese, al sicuro, perché si sa mai che qualcuno ce lo possa portare via.

Assurda contraddizione di un'umanità che vuole Dio tutto per sé, senza condividerlo con nessuno, per evitare che qualcuno glielo porti via, e poi lo mette in croce e lo trafigge a morte.

Impariamo da lui, ad abbracciare “a braccia aperte”, con un briciolo di umanità in più. E se qualcuno ci chiede un abbraccio, non esitiamo a donarglielo: ci è riuscito Gesù, con le braccia aperte inchiodate sulla croce, perché non dovremmo riuscirci noi? Lui ha preso il nostro posto: si è lasciato inchiodare le braccia sulla croce, e ha lasciato le nostre braccia libere, libere di essere usate per stringere tutti in un abbraccio pubblico, universale e, soprattutto, gratis.

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