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TESTO La novità dell'amore

padre Gian Franco Scarpitta  

V Domenica di Quaresima (Anno C) (07/04/2019)

Vangelo: Gv 8,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Già nell'episodio parabolico del “padre misericordioso” di cui alla Domenica precedente, Gesù attesta all'avvento della novità assoluta che irrompe nella storia e con lo stesso argomento trattato ci ragguaglia che sono sorti “tempi nuovi” e rinnovate dimensioni, per le quali vanno dimenticate le cose antiche, come espresso dal profeta Isaia. E la novità assoluta è la seguente: Dio ci ama singolarmente e la sua misericordia tende a recuperarci anziché condannarci. L'amore di Dio si evince dal fatto che lui si ostina a cercare chi si è smarrito nel peccato, nella misura in cui noi ci ostiniamo a perseverare le peccato e si tratta di un “novum” che sconvolge le aspettative tipicamente umane di pregiudizio e di condanna.

Se l'uomo tende a vendicarsi, Dio perdona a dismisura. Se l'uomo si accanisce, Dio si riconcilia. Se l'uomo esclude ed estromette, Dio chiama alla comunione; se l'uomo distrugge, Dio ricompone con la saldatura dell'amore. Se l'uomo usa pregiudizi e illazioni, Dio concede fiducia e risolleva.

Le procedure di Dio marciano insomma in senso opposto al nostro comune pensare, questa è la novità assoluta che adesso ci viene rivelata in Cristo e, come già nella parabola succitata del Padre misericordioso, anche nell'episodio presente ne siamo ragguagliati.

Il tranello che viene teso a Gesù è molto sagace e malizioso e certamente chi glielo sta ponendo vuole che lui precipiti nell'inattendibilità popolare. Al presenziare di questa donna probabilmente sposata ma colta in flagranza di reato per adulterio lui potrebbe acconsentire che venga uccisa a colpi di pietra, come prescrive la Legge di Mosè (Lv 20, 10); ma il tal caso si metterebbe in contrasto contro la legislazione romana, per la quale solo all'imperatore (o chi per lui) aveva potere di condanna capitale. E in più smentirebbe le sue continue affermazioni intorno alla misericordia e al perdono di Dio. Se invece negasse la condanna a morte, sarebbe ugualmente colpevole di trasgredire una normativa della Legge giudaica.

Il peccato da parte di questa donna è inequivocabile, è avvenuto e non lo si può negare o disattendere e neppure si può prendere sottogamba quanto ad esso correlato, cioè la legge mosaica e la condanna a morte.

Si nota un particolare gesto insolito da parte di Gesù, che è stato suscettibile di varie interpretazioni: anziché interloquire con gli astanti che pongono la domanda, Gesù si china per terra, davanti all'ingresso del tempio di Gerusalemme dove la discussione sta avvenendo, e segna alcuni tratti sulla sabbia. Scrive per terra. Alcuni hanno collegato l'atteggiamento inusuale a Geremia 17,13 sul fatto che chi abbandona il Signore “sarà abbandonato nella polvere”; altri si sono collegati a Es 31, 18 che descrive come le tavole della Legge furono scritte “con il dito di Dio” e pertanto quello che Gesù sta per proferire è di natura divina. O forse Gesù considera che la questione che gli viene posta è talmente banale o di soluzione così evidente che non varrebbe neppure la pena prestare ascolto a questi intriganti interlocutori che non fanno altro che sollevare polveroni inutili:

Praticamente senza parlare e contemplando la polvere sta dicendo loro: “Occorre che io stia a controbattere o ad elucubrarvi di nozioni perché capiate che la questione in realtà è un'altra? Voi siete talmente a posto con la vostra coscienza al punto da poter condannare questa donna senza riprovare voi stessi? Per caso non avete voi delle irresponsabilità della stessa portata dell'adulterio o dell'infedeltà? Insomma è proprio certo che voi siate più innocenti di questa donna? Non dico che lei non meriti riprovazione né tantomeno che vada giustificata; ma voi avete la coscienza talmente tranquilla da poterlo fare?”

Solo chi non ha mai commesso peccato è in grado di giudicare gli altri e questo compete solo a Dio. Ma soprattutto nessuno di noi è talmente immacolato e perfetto da eseguire una sentenza di condanna a morte. Quindi, “chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. Ma lo faccia chi davvero è esente da peccati e irresponsabilità.

Gesù ferisce nell'orgoglio gli astanti e mentre essi imbastiscono un processo all'adultera presente, lui organizza il tribunale severo dell'interiorità e del loro cuore nel quale non si può ricorrere in appello. Il tribunale che li condannerebbe a pene ben più severe, ma davanti al quale non vogliono sostare; dal quale non vogliono farsi processare per il semplice fatto che è assai confortevole perseverare ciascuno nei propri errori, senza avere la “seccatura” di essere inquisiti o giudicati. Bello continuare a peccare giustificando i propri sbagli e senza che nessuno ce li faccia notare; è esaltante persistere nell'errore e chi intende mettercelo di fronte è fastidioso e inopportuno. Meglio allora che ce ne andiamo tutti, a partire da coloro che fra di noi si reputano più saggi e sapienti: gli anziani.

Questa è la novità decantata da Isaia, Dio è amore e misericordia che anziché condannare fa di tutto per riabilitare i peccatori e non vuole la morte di nessuno. Il vero nemico da combattere è infatti il peccato stesso, la sua aberrazione e la sua inutilità perniciosa, ma non il soggetto che pecca. Madre Teresa di Calcutta affermava che giudicare le persone non ci concede il tempo di amarle; nell'ottica della misericordia di Dio occorre amare prima di giudicare ed è inammissibile sostituirci a Dio pretendendo di saperla lunga sul nostro fratello.

La novità dei Figli di Dio in Cristo consiste pertanto nel non considerarci migliori degli altri, non vantare eccessiva stima di noi stessi, ma piuttosto analizzarci a puntino, onde venire a capo ciascuno dei nostri demeriti e delle nostre mancanze prima ancora di condannare inesorabilmente coloro che non conosciamo fino in fondo.

La novità dei figli di Dio è quindi quella della coerenza, della trasparenza e del dono di noi stessi agli altri secondo misericordia, che esclude ogni sorta di dispregio e di pregiudizio verso chi sbaglia. La novità dell'amore che vince le nostre ostinazioni.

 

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