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TESTO Che uomo sei? Ascolta le parole che usi. Tu sei le tue parole

don Mario Simula  

VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (03/03/2019)

Vangelo: Lc 6,39-45 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù 39disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

41Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

43Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. 44Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. 45L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Vuoi conoscere un uomo? Ascolta con attenzione le sue parole. Dentro il nostro cuore è scritto un vocabolario infinito. Le parole sembrano gettate alla rinfusa. In realtà, quando ci esprimiamo, riusciamo a selezionare quelle buone e quelle cattive, a seconda dei nostri sentimenti.
Mentre selezioniamo le parole, stiamo anche facendo una cernita dei destinatari.
Perché ad alcuni riserviamo parole amare, insolenti, aggressive, offensive? Perché ad altri doniamo parole dolci, comprensive, benevoli, di elogio, di stima?
L'immagine del Siracide rende tutto chiaro: l'albero si conosce dal frutto. Allo stesso modo la parola rivela il nostro cuore.
O è parziale oppure giusto. O è accogliente oppure rifiuta. O è dialogante oppure scarta. O è veritiero oppure vomita menzogne. O è schietto o è adulatore. La prova del valore di un uomo è nella qualità delle sue parole.
Credo che dovremo domandare al Signore la grazia di parole lineari, franche, costruttive, capaci di correggere con benevolenza, pronte a chiedere scusa, aperte al riconoscimento del bene che ci circonda. Dovremo chiedere al Signore la grazia immensa che ci conduca a verificare con schiettezza, forse con sofferenza, la comunicazione tra di noi, nelle nostre comunità, nel posto di lavoro, nei luoghi educativi. Sarebbe l'occasione per entrare in piena sintonia con Dio il quale sa far nascere dal nostro cuore frutti dolci e salutari. Quei frutti che costruiscono la comunione e l'amore.
D'altra parte quale scuola ci fa frequentare Gesù? La scuola della trasparenza, della veridicità. Lui non si limita a darci un insegnamento generico, ma indica un cammino da percorrere.
Se sei cieco non guidare un altro cieco.
Se hai una trave nell'occhio non pretendere di togliere la pagliuzza dall'occhio dell'altro.
Se sei albero buono, produci frutti buoni. Ma se il tuo albero è cattivo non aspettarti grande abbondanza di dolcezza, di uva prelibata, di fichi squisiti.
Ti ho dato un cuore che è uno scrigno: dal buon tesoro del tuo cuore cerca di trarre sempre il bene.
Se sei cattivo dal tuo cattivo tesoro trarrai fuori sempre il male.
La tua bocca, ricordalo, esprime sempre ciò che trabocca dal cuore.
Il male e il bene che sono in te possono prevalere l'uno sull'altro. Lascia, con la mia grazia, che il bene prevalga sul male. Il tuo cuore sarà come una conca d'acqua limpida, talmente ricolma che ricadrà con onde sovrabbondanti nel cuore e lungo la strada dei tuoi fratelli.
Il suggerimento di Pietro nella sua prima lettera è una garanzia posta a sigillo delle nostre parole: “Chi parla, lo faccia come con parole di Dio”. E' chiaro il tesoro prezioso del nostro cuore?
Accanto alle parole occorre saper dosare i silenzi. Se vogliamo essere utili ai nostri fratelli, dobbiamo essere discreti del nostro silenzio ma anche utili con le nostre parole, perché non capiti che diciamo ciò che bisogna tacere e tacciamo, invece, ciò che è necessario dire. Il tirocinio delle parole sapienti e dei silenzi prudenti è quanto, oggi, la parola di Dio ci vuole proporre. Dico a me stesso: “Attento alle parole futili, inopportune, vuote e distruttrici. Ama le parole che sanno suggerire fiducia e speranza. Non temere di dire parole di verità e fuggi i silenzi complici”.
Dice Paolo: “Nessuna parola cattiva esca dalla tua bocca; ma solo parole che aiutano, che amano, che sostengono, che incoraggiano, che perdonano”.
Ricorda che la parola deve sempre essere una vibrazione del silenzio vissuto nel cuore con Dio.

Quel silenzio misterioso e contemplativo la renderà meno imperfetta.
Una “parola” per concludere: Se le parole che diciamo non sono più preziose del silenzio, preferiamo sempre il silenzio.

Gesù, tu sei la Parola. Che stupore: Sei la Parola. La Parola di verità, la Parola che salva, la Parola che guarisce, la Parola che sa ascoltare.
Gesù, tu sei la Parola che si è fatta carne. Una Parola dentro la nostra vita, balbettante quando noi siamo smarriti, incoraggiante quando noi siamo persi, misericordiosa quando noi ti tradiamo;
perché tu, Gesù, sei la Parola diventata la mia carne, la mia storia, il mio travaglio quotidiano, la mia cecità, il mio mutismo.
Tu, Gesù, hai toccato le mie orecchie e la mia bocca per restituirmi la parola. Non vuoi che siamo sordi nell'ascoltare e muti nel parlare.
Tu, Gesù, Parola avvolta nella mia carne, attraversata dal mio sangue, combattuta dai miei sentimenti.
Gesù, la tua Parola è sempre vitale, è sempre bella, è sempre credibile, è sempre incisiva come una spada che penetra l'anima.
La tua Parola è una difesa, una protezione.
Metti, Gesù, una custodia davanti alla mia bocca perché non si perda in parole maliziose e cattive.
Te lo chiedo con forza Gesù. Donami un linguaggio mite, donami un linguaggio che non conosca i turbamenti dell'orgoglio e dell'ira.
Metti sulle mie labbra le Tue Parole Gesù, perché le sappia annunciare, perché annunciandole le sappia vivere, e vivendole le sappia far risplendere attorno a me.
Gesù, avvicinati al mio cuore come hai fatto col ragazzo indemoniato e muto e restituiscimi la lode, il ringraziamento, lo stupore, la richiesta di perdono.
Le mie parole diventino sempre preghiera: semplice, appena sussurrata, frutto di un cuore che ama.
Un giorno mi hai chiesto: Che cosa dice la gente di me? La mia Parola si è trasformata in professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo!”.
Gesù, mi permetto di condividere con te un desiderio che è un sogno: che ogni mia parola parli di te, riveli te, porti ad amare te.
Gesù, mi permetto di esprimerti un desiderio che è un sogno: che le nostre comunità riscoprano la medesima lode, la medesima gioia espressa nel tumulto delle Parole sante, il medesimo cammino ritmato dalla melodia ineffabile della tua Parola.

E un giorno dammi la grazia di sentire la tua Parola che mi chiama: “Maria!”, mentre io ti rispondo, incantato e incredulo: “Gesù, Rabbunì mio, Maestro mio, Amore del mio cuore”.

 

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