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TESTO Una parola per chiunque!

don Maurizio Prandi

VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/02/2019)

Vangelo: Lc 6,17.20-26 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, 17disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,

20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

21Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

24Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

25Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.

Possiamo leggere il vangelo di oggi in continuità con quanto abbiamo ascoltato domenica scorsa. Sento infatti che c'è un bel collegamento tra le beatitudini di oggi e la vicenda di Pietro e dei suoi compagni, questo collegamento lo chiamo così: dal fallimento alla speranza.
Ricordate come Gesù abbia chiesto a Pietro la sua barca per poter parlare alle molte persone che si erano riunite? Leggevo in questo particolare un segnale importante della misericordia di Dio. La barca di Pietro, ovvero il luogo del fallimento, della sconfitta, del non-senso (umanamente parlando), diventa il luogo dell'annuncio della Parola di Dio, il luogo della speranza. Grazie alla tua barca (immagino che possa dire Gesù), posso parlare a questa gente, aiutare le persone a trovare un senso nuovo alla loro vita. Dio sceglie il luogo delle nostre sconfitte per dirci che là dove noi vediamo un deserto può nascere un'oasi, là dove noi vediamo l'oscurità può brillare la luce.
E' in questa direzione che leggo le Beatitudini che abbiamo appena ascoltato: la povertà da una parte, ovvero (per il termine che Luca nel suo testo greco), la totale mancanza di cose e la promessa di divenire custodi del Regno; la fame, ovvero il vuoto e la sazietà, ovvero la promessa di una parola che riempie di amore la vita; il pianto, ovvero il dolore (per le proprie vicende personali e per quelle dei fratelli e sorelle che soffrono), e la gioia, cioè la promessa di una consolazione; il rifiuto da parte degli uomini, ovvero la solitudine e la non comprensione e la ricompensa un giorno, nei cieli, ovvero la promessa di godere per sempre della presenza di Dio.

Gesù parla, dice il vangelo, da un luogo pianeggiante; era sul monte, dove tra i discepoli ne ha scelti dodici dopo una notte intera passata in preghiera; scende Gesù, e fa scendere i discepoli dove abita l'umanità e incontra questa umanità! Proviamo ad immaginare la scena: quando sei in pianura e guardi avanti lo sguardo si perde perché non ci sono barriere è una parola detta a perdita d'occhio! E lo capiamo dai presenti: gran folla di discepoli, moltitudini che vengono dalla giudea ma anche dai litorali di Tiro e Sidone, quindi non solamente appartenenti al popolo d'Israele, venivano anche dai territori pagani. Quella di Gesù è una parola per chiunque!!! Tutto nasce sul monte, dalla preghiera di Gesù, ma è la pianura il luogo per costruire il vangelo, il teatro della sfida cristiana è il mondo, una valle di impotenza, di bisogno, di dolore, di malattia (R. Virgili). Gesù incontra questa umanità, anche se la pericope che oggi ascoltiamo non ci aiuta a comprenderlo tagliando due versetti importantissimi e decisivi per la comprensione della novità che Cristo manifesta. (C'era gran folla) che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una energia che guariva tutti. Da questi poveri, (scrive don Daniele Simonazzi), Gesù distoglie lo sguardo. Perché? Perché identificare i poveri come facciamo noi vuol dire avere bisogno di loro per fare opere buone. Gesù distoglie lo sguardo da loro e alzatolo verso i discepoli, dice loro: "beati voi poveri". La presenza delle moltitudini, di quelli chinati per la propria povertà, riguarda essenzialmente loro, riguarda essenzialmente la chiesa. Questo alzare lo sguardo indica il vero modo di intendere le folle: la povertà di quelli che voi chiamate poveri va risolta. Quello che Dio vuole è che "voi", discepoli diventiate poveri, che "io", prete, diventi povero, che la Chiesa diventi povera. Gesù non fa la scelta dei poveri come noi la intendiamo: è la prospettiva per cui la chiesa non sarà più la chiesa che si occupa dei poveri, ma che condivide con i poveri, che si identificherà con la povera gente, con coloro a cui appartiene il regno di Dio (don Daniele Simonazzi). Risolvere, per Gesù è condividere!

Sento che personalmente c'è ancora un cammino lungo da compiere, ma almeno la chiarezza sulla direzione da imboccare mi pare ci sia: quella di desiderare di cogliere nelle mie fatiche, nei miei fallimenti il luogo di una promessa che Dio mi fa. Credo che Dio non ci chieda di trovare delle soluzioni a delle situazioni: Dio però ci chiede di condividere, quello si! E là dove cogliamo ci siano segnali, tracce di fallimento o di insuccesso, provare non a risolvere, ma a condividere! Due esempi banali: chi promuove le botteghe del commercio equo e solidale, non pretende di dare una risposta definitiva al problema della fame nel mondo però prova a condividere. E così chi si spende nell'accoglienza dei richiedenti asilo o fa della cooperazione nei paesi poveri una scelta di vita, non lo fa per risolvere un problema lo fa per condividere una condizione! Non si vuole cambiare il mondo, perché aiutare anche solo una persona è vero che non cambia il mondo, però cambia il mondo attorno a quella persona lì (e forse anche il mio quando provo, gratuitamente, a voler bene).

Le parole di Gesù si posano su dei volti ben precisi su uomini e donne in carne ed ossa (A. Casati). Si posano le beatitudini, si posano i guai!!! Le parole di Gesù non offendono i poveri, gli affamati, i piangenti perché per Gesù ogni volto è una vita, è una storia, ogni volto è le sue relazioni. Beati voi allora, per quello che siete dentro, per la vita e la storia che vi portate dentro. Tutti dovrebbero guardarvi. Per contro anche il “guai”. Guai a voi per come siete dentro, tutti dovrebbero stare in guardia da voi, stare distanti da voi! Che bella una chiesa che sposta i suoi riflettori sulle storie più semplici, più comuni, più umili; la parola povero, dal greco indica colui che è rannicchiato di fronte a Dio, la parola ricco invece indica colui che è pieno, che è pieno di sé e se uno è pieno per Dio non c'è più posto!

 

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